|
|
||
| nord-est di Roma |
| Comuni della zona Prenestina - Monti Lepini |
|
![]() |
Superficie : Kmq. 15,06 | |
| Altitudine : 752 m. | ||
| Abitanti : 800 circa | ||
| Prefisso Telefonico : 06 | ||
| CAP : 00030 | ||
| Sito Web | ||
| Agenzia Finanziaria NEOS più vicina - Tivoli - 30 Km. | ||
Castel San Pietro Romano sorge sul Monte Ginestro, da cui si può ammirare un vasto panorama sulla campagna romana, spaziando con lo sguardo fino a Roma ed al mare di Anzio. Il paese dista solo tre chilometri da Palestrina, l'antica Praeneste. Le sue origini sono remotissime e risalgono al Paleolitico superiore, quando una tribù viveva su questo monte e successivamente si spostò più a valle fondando la città di Praeneste. Il paese occupa per intero l'area dell'acropoli dell'antica Praeneste di cui è ancora visibile il circuito delle mura poligonali del IV secolo a.C. Deve il suo nome all'Apostolo Pietro che, secondo la leggenda, salì su questo monte per predicare il cristianesimo in contrapposizione al culto della Dea Fortuna Primigenia, venerata nel santuario di Praeneste. Secondo la tradizione locale fu lo stesso imperatore romano Costantino a denominarlo Castrum Sancti Petri.
Alla fine del 1200 entrò a far parte dei possedimenti dei Colonna, che furono anche signori di Palestrina e protagonisti della storia locale fino al XVII secolo, tranne alcuni periodi in cui subentrarono altri proprietari. Nel 1438 fu distrutto quasi completamente dal Vitelleschi, per essere poi ricostruito dagli stessi Colonna. Nel Medio Evo, la rocca dei Colonna ospitò personaggi illustri come: San Bernardo, Corradino di Svevia e Jacopone da Todi, che vi fu imprigionato. Nel 1630, il feudo divenne possedimento dei Barberini.
![]() |
Superficie : Kmq. 17,75 | |
| Altitudine : 399 m. | ||
| Abitanti : 9.900 circa | ||
| Prefisso Telefonico : 06 | ||
| CAP : 00033 | ||
| Sito Web del Comune | ||
| Agenzia Finanziaria NEOS più vicina - Tivoli - 32 Km. | ||
Cave è situato su uno sperone roccioso all'estremità meridionale dei Monti Prenestini da cui domina la valle di Collerano. Nella zona sono stati rinvenuti reperti archeologici, che testimoniano la presenza di qualche villa romana. Il territorio fu probabilmente teatro di scontri tra i Romani e le popolazioni italiche degli Ernici e dei Volsci. Lo storico romano Tito Livio parla di uno scontro avvenuto nel 267 a.C. che si sarebbe svolto nei pressi della cittadina. Il toponimo Cave potrebbe derivare dal latino cavus, cava, cavum, ovvero buca, fossa, intesa come luogo di estrazione di materiali. Ciò fa presupporre che anticamente vi fosse una attività di estrazione di cave di tufo, breccia e pozzolana.
La prima citazione del paese la troviamo in una bolla del 988 iscritta nel 'Regesto Sublacense' del monastero di Santa Scolastica, dove si parla della chiesa di San Lorenzo edificata nel castrum Cavae. Il castello, uno dei più antichi, era già presente e faceva parte di un primo nucleo urbano denominato nei documenti sublacensi come Castrum Trebana. Le proprietà di questi primi nuclei abitati furono inizialmente dei Monasteri della zona, a cui si sostituì il dominio diretto del papato e successivamente quello delle famiglie nobili. Intorno al XII secolo Cave e Rocca di Cave passarono sotto il dominio degli Annibaldi, che li mantennero fino al XIV secolo.
Nel 1362 il feudo passò per motivi di eredità ai Caetani e quindi ai Conti. Nel 1401, Papa Bonifacio IX conferì un terzo di Cave ad Adinolfo Colonna e il restante a Fabrizio, Oddone, e Giordano Colonna. Con la nomina di Papa Martino V (Oddone Colonna), i Colonna diventano i padroni incontrastati del territorio e Cave ne ebbe numerosi vantaggi. Ma con l'elezione di Papa Eugenio IV si riaccese il conflitto tra il papato e la famiglia Colonna, che continuò per decenni. Infine i Colonna ebbero la meglio e nel 1557 fu firmato il trattato di pace che riconobbe i loro diritti sul feudo. Iniziò quindi un lungo periodo pacifico caratterizzato dal dominio della famiglia Colonna, che contribuì a dare maggiore prosperità al paese.
![]() |
Superficie : Kmq. 3,50 | |
| Altitudine : 343 m. | ||
| Abitanti : 3.500 circa | ||
| Prefisso Telefonico : 06 | ||
| CAP : 00030 | ||
| Sito Web del Comune | ||
| Agenzia Finanziaria NEOS più vicina - Tivoli - 25 Km. | ||
Colonna è situata sulla sommità di un'altura di origine vulcanica, collocata sulla Via Casilina a circa 25 Km da Roma . Le origini di Colonna si perdono nella notte dei tempi; moltissimi sono nel suo territorio i resti archeologici risalenti all'età del Bronzo ma le prime reali testimonianze dell'esistenza di una vera e propria città si hanno in epoca romana. La popolazione dell'antica Labicum, che sorgeva dove oggi si trova il comune di Montecompatri, nemica dei Romani, si alleò con gli Equi. Dopo la loro sconfitta, subita ad opera del dittatore Quinto Servilio Prisco nel 414 a.C., i Labicani furono costretti a rifugiarsi presso la stazione posta al XV miglio della via Labicana, chiamata 'Ad Quintanas, dove oggi (su territorio colonnese) sorge la torre della Pasolina. Il centro fu chiamato Labicum Quintanense, per distinguerlo dalla vecchia Labicum.
Labicum Quintanense fu sede episcopale dal IV secolo fino al 1.111 e quindi centro di una certa importanza. Poi decadde per guerre civili, per le scorrerie dei Normanni e dei Saraceni, ma soprattutto perché fu messo in subordine dalla presenza della vicina Tuscolo, che assorbì la diocesi di Labico. Come in molti altri centri, anche qui si verificò il fenomeno dell'incastellamento e la popolazione si insediò sul colle dove sorge Colonna che offriva maggiore protezione. Dopo la distruzione di Labicum Quintanense, nell'XI secolo fu costruito il castello, che prese il nome da qualche antica colonna rimasta nel luogo. Questa è una delle ipotesi che spiega l'etimologia del nome 'Colonna' che dette il nome al castello ed al paese. Si potrebbe anche pensare che il nome sia originato dalla famiglia Colonna, ma va precisato che il nome del paese di Colonna già compare in un documento del 1047, mentre la famiglia Colonna sembrerebbe avere origini successive. Nel 1101 Pietro (figlio di Gregorio II di Tuscolo) ebbe in eredità Monte Porzio e le sue dipendenze, tra cui anche il castello di Colonna, dal quale si ispirò per dare il nome ai suoi discendenti.
La famiglia Colonna lottò a lungo contro il papato e nel 1298, l'allora Papa Bonifacio VIII decretò la distruzione del paese, per punire la famiglia Colonna, che non voleva riconoscere la legittimità del suo pontificato e requisì i loro possedimenti. Fu solo con l'elezione di Papa Clemente V (1305 - 1314), che aprì un processo alla memoria di Bonifacio VIII, che i Colonna poterono tornare in possesso dei loro beni. Nel 1662 il 'Castrum Columnae' fu acquistato dal Cardinale Ludovisi, successivamente, nel 1710, il feudo di Colonna fu comprato dal Principe Pallavicini. I Pallavicini ne mantennero il possesso fino a quando, nel 1816, Papa Pio VII decretò la cessazione dei diritti feudali. Questo provvedimento non venne applicato al castello di Colonna ed il Principe Luigi Pallavicini conservò i diritti baronali fino al 1848; l'anno successivo Colonna fu elevato a comune.
![]() |
Superficie : Kmq. 26,03 | |
| Altitudine : 241 m. | ||
| Abitanti : 5.000 circa | ||
| Prefisso Telefonico : 06 | ||
| CAP : 00010 | ||
| Sito Web del Comune | ||
| Agenzia Finanziaria NEOS più vicina - Tivoli - 19 Km. | ||
Il paese è posto in una posizione molto pittoresca sulle estreme propaggini dei Monti Prenestini, tra le gole di due torrenti attraversate dagli archi dell'acquedotto Claudio. La zona era anticamente abitata, come testimoniano i resti di un'antica strada romana ed i numerosi reperti storico-archeologici che ancora oggi si possono trovare sui colli che lo circondano. L'antico insediamento di Gallicano doveva sorgere all'interno del perimetro che comprendeva l'area della Villa di Cesare, che si estendeva fra le vie Prenestina e Casilina, e delle altre ville patrizie adiacenti. Probabilmente il suo territorio sorge sulla vecchia città di Padium, che dopo alterne vicende, fu definitivamente sottomessa dai Romani nel 417 a. C. Sappiamo anche che Gallicano fu municipium romano. San Gallicano, console al tempo di Costantino e martire ad Alessandria era proprietario di un fondo della zona, ed il paese deve forse a lui il suo nome. Ma esistono anche altre ipotesi sull'origine del toponimo. Lo stemma del Comune raffigura un gallo rivolto verso una stella, per cui si è pensato che il nome potesse derivare da 'gallus canit' (il gallo cantò). Un'altra credenza popolare parla di una sconfitta dei Galli nel IV sec. a.C. avvenuta in questo territorio; sembra che le sentinelle addormentate furono svegliate da un cane e da un gallo, così la popolazione poté sventare l'attacco nemico e ciò è confortato da uno stemma del settecento che rappresenta le figure di un cane e di un gallo sovrapposte e la dicitura è 'Galli cani'.
Il borgo medievale risale al X secolo, quando già vi sorgeva un castello attribuito al Convento di S. Andrea al Celio, che lo mantenne fino al XII secolo, tranne una breve appartenenza al Monastero di S. Paolo. All'inizio del XII secolo Papa Pasquale II ne fece dono ai Colonna, per i servigi ottenuti per la sua investitura. La famiglia Colonna diventerà poi acerrima nemica del papato ed in varie occasioni non mancò di fargli guerra. Nel 1436 Giovanni Vitelleschi fu inviato da Papa Eugenio IV a sedare una nuova rivolta dei Colonna e dei Savelli. Le due famiglie vennero sconfitte e Vitelleschi espugnò vari centri, tra cui anche Gallicano. Il feudo tornò di nuovo ai Colonna che nel frattemposi erano riappacificati con Papa Eugenio IV.
Nel 1622 Pierfrancesco Colonna vendette Gallicano al Cardinal Ludovisi, che nel 1670 lo rivendette a G.B. Rospigliosi. La proprietà fu poi ereditata dal ramo Pallavicini-Rospigliosi, che la mantenne fino al 1849, quando divenne libero Comune a seguito della rinuncia ai diritti baronali da parte dei Rospigliosi-Pallavicini.
![]() |
Superficie : Kmq. 32,04 | |
| Altitudine : 375 m. | ||
| Abitanti : 5.500 circa | ||
| Prefisso Telefonico : 06 | ||
| CAP : 00030 | ||
| Sito Web del Comune | ||
| Agenzia Finanziaria NEOS più vicina - Tivoli - 34 Km. | ||
Genazzano è un centro suggestivo posto a confine tra la provincia di Roma e quella di Frosinone. Il Comune fa parte del settore orientale dell'area dei monti Prenestini e si trova all'interno del bacino idrografico dell'alta valle del fiume Sacco. La zona era già frequentata ai tempi dell'antica Roma quando era meta di villeggiatura della Gens Genucia, Antonina e Giulia e forse era una delle otto oppida poste a difesa della città di Preneste. Si ritiene che il paese sorga sulle rovine della villa imperiale di Augusto o di Tiberio. L'origine del toponimo è incerta ed esistono varie ipotesi. Secondo alcuni studiosi, tra cui anche lo storico Nibby, il nome del paese deriverebbe da fundus Genucianus, per un fondo che apparteneva alla Gens Genucia, famiglia romana di origini plebee. Secondo altri il nome deriverebbe invece dai giochi ginnici (gimnasium), che si sarebbero tenuti in una villa imperiale del luogo. Altri ancora pensano possa derivare da Jani-Fanum, per un tempio dedicato al dio Giano, suffragando questa ipotesi dall'antico stemma del paese raffigurante Giano bifronte.
Il nome di Genazzano compare per la prima volta su un atto di donazione del 1022, inserito nel Registro Sublacense, dove si fa riferimento a persone abitanti 'in castello qui appellatur Genezano'. Devastato più volte dai longobardi, fu inizialmente nella sfera d'influenza dell'Abbazia di Subiaco, che forse ne era anche proprietaria. Nella seconda metà del secolo XI fu feudo dei Colonna, che furono gli artefici dello sviluppo del paese con la costruzione di un castello. Durante il pontificato di Papa Alessandro VI (della famiglia Borgia), a causa dei contrasti tra il papa e la famiglia Colonna, il feudo diventò proprietà dei Borgia per una decina di anni. Con l'elezione di Papa Giulio II la proprietà ritornò ai Colonna che la detennero fino ai nostri giorni.
Genazzano dette i natali, nel 1365, a Oddone Colonna, che nel 1417 fu nominato Papa con il nome di Martino V e proprio grazie alla famiglia Colonna il paese conquistò una grande notorietà nel Centro Italia.
![]() |
Superficie : Kmq. 11,79 | |
| Altitudine : 320 m. | ||
| Abitanti : 4.300 circa | ||
| Prefisso Telefonico : 06 | ||
| CAP : 00030 | ||
| Sito Web del Comune | ||
| Agenzia Finanziaria NEOS più vicina - Tivoli - 31 Km. | ||
Nel periodo arcaico, Labico fu probabilmente sede della antica città latina di Bola . Il luogo continuò ad essere frequentato anche successivamente, come testimoniato dai resti del Ponte della Forma, di epoca repubblicana. Nello stesso periodo venne costruita la Via Labicana e nella zona fu istituita la Statio Pictas, stazione di posta per il cambio dei cavalli. La prime attestazioni storiche riguardanti Labico risalgono all'VIII secolo con la denominazione di Fundum Longoienianum, o di Fundus Longianus, toponimo probabilmente derivato dal cognome di tale Longus. Nel 720 questo fondo viene dato in enfiteusi ad un certo tribuno Anualdo. Il Fundus Longianus, dopo varie trasposizioni venne chiamato Lugnano.
Nel XIII secolo, su questo fondo fu edificato un Castello da parte degli Annibaldi, allora signori di Montecompatri. Tale proprietà appartenne inizialmente alla Chiesa romana e poi nei secoli ai Conti Tuscolani, ai Conti di Segni, agli Sforza Santafiora, ai Barberini ed infine ai Pamphili. Nel 1880 il paese prese definitivamente il nome di Labico dalla Via consolare Labicana di epoca romana che lo attraversa.
![]() |
Superficie : Kmq. 46,85 | |
| Altitudine : 450 m. | ||
| Abitanti : 17.800 circa | ||
| Prefisso Telefonico : 06 | ||
| CAP : 00036 | ||
| Sito Web del Comune | ||
| Agenzia Finanziaria NEOS più vicina - Tivoli - 27 Km. | ||
Palestrina, l'antica Praeneste, situata all'imbocco della valle del Sacco e del Liri, fu fondata secondo le leggende da Prainestos, figlio di re Latino e nipote di Ulisse, oppure da Telegono, figlio dello stesso Ulisse e di Circe, od ancora da Caeculus, figlio del dio Vulcano. In realtà, quando nacque Roma, era già una fiorente città come provano gli importanti reperti archeologici. Tra questi il più noto è il Tempio della Dea Fortuna Primigenia (al centro della foto) al quale il paese ha legato la sua fama nell'antichità. Fu infatti uno dei santuari pagani più grandi e famosi, che, protetto dagli imperatori e dal Senato romano, attirava folle di fedeli che arrivavano per udire i responsi dell'Oracolo.
Praeneste intraprese frequenti lotte con Roma, che la portarono prima ad allearsi con i Galli nel 358 a.C. e poi a partecipare alla guerra della Lega Latina, che si concluse nel 338 a.C. con la sconfitta della Lega e la definitiva sottomissione a Roma. Preneste perse parte del suo territorio, che diventò ager publicus di Roma. All'inizio del I secolo a.C., dopo la guerra sociale, la città ottenne la cittadinanza romana, trasformandosi in municipio. Nella successiva età imperiale Preneste rifiorì, attirando qualche famiglia imperiale che vi costruì la villa, come fecero ad esempio gli imperatori Tiberio ed Adriano.
L'affermarsi del cristianesimo decretò la sorte del santuario: nel 392 Teodosio ne ordinò infatti la chiusura. Sul sito abbandonato sorse il paese medievale. Il nome di Palestrina compare per la prima volta in un codice dell'Abbazia di Farfa risalente all'anno 873. Dopo circa un secolo, Papa Giovanni XIII donò la città a Stefania, moglie di Alberico II di Tuscolo e, da questi, passò ereditariamente ai Colonna nel 1043. La città fu di conseguenza coinvolta nelle dispute tra la famiglia Colonna ed il papato e fu più volte distrutta e ricostruita. I Colonna mantennero il possesso del feudo fino al XVII secolo, tranne qualche anno di interruzione in cui si avvicendarono altri proprietari, come il cardinale Vitelleschi, i Borgia ed il duca d'Alba.
Nel 1525, nasceva nella città Pierluigi da Palestrina, padre della musica polifonica. Nel 1630 il feudo fu venduto a Carlo Barberini, fratello di Papa Urbano VIII. I Barberini ricostruirono il palazzo baronale dei Colonna e dettero un nuovo assetto urbanistico alla città, che acquistò la sua fisionomia attuale.
![]() |
Superficie : Kmq. 11,11 | |
| Altitudine : 933 m. | ||
| Abitanti : 400 circa | ||
| Prefisso Telefonico : 06 | ||
| CAP : 00030 | ||
| Sito Web del Comune | ||
| Agenzia Finanziaria NEOS più vicina - Tivoli - 33 Km. | ||
Il paese è nato a ridosso delle mura della Torre di avvistamento, che i monaci benedettini edificarono nell'anno 850 per difendersi dalle continue incursioni dei Saraceni. Numerosi reperti archeologici testimoniano che in età romana l'area era già abitata. Sono state rinvenute sculture, resti di ville, fontane e piscine tipiche dell'età imperiale. La torre fu costruita con molta probabilità su un preesistente rudere romano e dominava la valle del Sacco. Tra il IX e il XII secolo veniva chiamato 'Castello dei Santi Tre' (per le tre chiese presenti in zona: Santa Maria, San Pietro, San Michele Arcangelo). Il nome di Rocca di Cave comparve per la prima volta in un documento del 1125.
Nel 970 papa Giovanni XIII concesse il feudo per tre generazioni alla sorella, la senatrice Stefania. Un suo discendente, Pietro Colonna, pretese di mantenerne il possesso, fortificandolo e dando così inizio alle lotte tra la Chiesa ed i Colonna. Nel XII secolo la Santa Sede espropriò il feudo, che nel secolo successivo divenne proprietà degli Annibaldi, che la dotarono di uno Statuto. Fino alla fine del XIV secolo il borgo subì alterne vicende e fu testimone di più passaggi di proprietà fra gli Annibaldi ed i Colonna, cui si aggiunsero per un breve periodo anche gli Orsini. Nel 1501 Rocca di Cave fu confiscata ai Colonna da papa Alessandro VI (un Borgia) e assegnata, insieme a Cave, a Giovanni Borgia. Nel 1536 Papa Paolo IV si impossessò nuovamente del feudo per donarlo ai Carafa, suoi familiari. Infine Papa Pio IV (1559-1565) accettò di riconoscere i diretti dei Colonna che tornarono in possesso della loro proprietà.
Da allora iniziò un lungo periodo caratterizzato dal dominio dei Colonna e da uno sviluppo pacifico del feudo. I Colonna ne mantennero la proprietà fino al 1816 ed il castello è ancora legato al nome della nobile famiglia. Fino al 1909 Rocca di Cave fu frazione di Cave, poi diventò comune indipendente.
![]() |
Superficie : Kmq. 22,72 | |
| Altitudine : 315 m. | ||
| Abitanti : 10.600 circa | ||
| Prefisso Telefonico : 06 | ||
| CAP : 00030 | ||
| Sito Web del Comune | ||
| Agenzia Finanziaria NEOS più vicina - Tivoli - 24 Km. | ||
San Cesareo è situata alle pendici nord-orientali dei Colli Albani, lungo il percorso della via Casilina. Sorge in un territorio ricco di storia e di presenze archeologiche. Infatti siamo nell'antico agro Labicano, tra le città di Tusculum e Praeneste. Durante i lavori per la bretella Fiano-San Cesareo è stata localizzata la statio ad Statuas, citata nella Tavola Peutingeriana, che negli antichi itinerari era un luogo noto per l'abbondanza di statue. Anche durante il medioevo San Cesareo era nota con il nome di Statuario. Dalla metà del II secolo a.C., sorsero nella zona le ville di otium di famosi personaggi dell'antica Roma, e tra questi Giulio Cesare, la cui villa fu poi successivamente frequentata da Massenzio. Nell'anno 1050, i monaci della Badia di Grottaferrata costruirono nella zona un deposito fortificato di granaglie ed una chiesa, che dedicarono a San Cesareo, in ricordo degli antichi imperatori che qui avevano soggiornato.
Nel 1191, quando questo territorio apparteneva alla famiglia Colonna, del ramo cadetto dei Conti di Tuscolo, vi trovarono rifugio gli abitanti di Tuscolo, fuggiti dopo la distruzione della città da parte di Roma. Nel 1333, Stefanuccio di Sciarra Colonna uscì dal castello di San Cesareo con le sue truppe cogliendo di sorpresa un nutrito gruppo di cavalieri guidato dal duca di Bracciano Bertoldo Orsini, che si apprestava ad attaccare Stefano Colonna rifugiatosi nel castello di Zagarolo. Questo agguato segnò l'inizio delle guerre tra la famiglia Colonna e gli Orsini che per secoli interessarono la campagna romana.
Il Castello di San Cesareo venne preso di mira dai nemici dei Colonna e venne in seguito più volte assediato, incendiato e distrutto, tanto che nel corso del XV secolo, i suoi abitanti furono indotti ad abbandonarlo. Nel 1622 i Colonna cedettero San Cesareo ai Ludovisi, che ebbero il merito di salvare e collezionare le opre d'arte antiche, specialmente le sculture. Nel 1670 San Cesareo passò ai Rospigliosi Pallavicini, che ne fecero una ricca tenuta agricola. Nel 1919 l'Opera Nazionale per i Combattenti espropriò la Tenuta di San Cesareo che divenne un'azienda agricola modello. San Cesareo è comune solo dal 1990, prima era una frazione di Zagarolo.
![]() |
Superficie : Kmq. 40,87 | |
| Altitudine : 303 m. | ||
| Abitanti : 12.900 circa | ||
| Prefisso Telefonico : 06 | ||
| CAP : 00038 | ||
| Sito Web del Comune | ||
| Agenzia Finanziaria NEOS più vicina - Tivoli - 34 Km. | ||
Le origini di Valmontone sono antiche, come dimostrano i ritrovamenti di iscrizioni del III secolo a. C. Il paese ha senz'altro avuto un'importanza storica per la sua posizione strategica e le sue fortificazioni nonché per essere stato centro nevralgico di vie di comunicazione e sede della stazione ad Bivium per il cambio dei cavalli. Il nome Valmontone appare per la prima volta in un documento del 1139, e significava 'valle soprastata da un monte', proprio perché il centro storico sorgeva su un monte che sovrastava una valle. Già nell'VIII secolo era entrato a far parte delle proprietà della Chiesa.
Durante il Medioevo appartenne ai canonici lateranensi, poi papa Adriano IV (1154-1159) lo affidò a Gregorio di Valmontone. Valmontone fu scelta da diversi pontefici e imperatori come sede delle loro vacanze. La proprietà passò poi alla nobile famiglia Conti, così importante nella storia della Chiesa da annoverare ben tre Pontefici, che curò molto l'abbellimento del paese. Nel 1527 va ricordato un saccheggio ad opera dei Lanzichenecchi. Dal 1575, con la morte di Giovanni Battista Conti, il feudo passò a Federico Sforza. Gli Sforza lo cedettero poi nel 1634 a Taddeo Barberini ed un suo erede, Francesco Barberini, nel 1651 rivendette il feudo a Camillo Pamphili (nipote di papa Innocenzo X), che lavorò a lungo al rifacimento del castello e del complesso urbano. I Pamphili si imparentarono poi con i Doria formando il ramo Doria Pamphili, che rimasero signori di Valmontone fino al XVIII secolo, quando rinunciarono ai diritti feudali e la cittadina divenne un libero municipio. Nel 1843 fu elevata a rango di città da Papa Gregorio XVI.
![]() |
Superficie : Kmq. 28,82 | |
| Altitudine : 303 m. | ||
| Abitanti : 13.900 circa | ||
| Prefisso Telefonico : 06 | ||
| CAP : 00039 | ||
| Sito Web del Comune | ||
| Agenzia Finanziaria NEOS più vicina - Tivoli - 22 Km. | ||
Zagarolo si trova alle estreme pendici meridionali dei Monti Prenestini a sud di Roma, in una zona verdeggiante, arroccata su un banco tufaceo. Secondo un'antica tradizione, l'antico insediamento della città sarebbe nato ad opera di un gruppo di esuli della città di Gabii, distrutta da Tarquinio il Superbo, all'epoca della monarchia. I rinvenimenti archeologici sparsi nel suo territorio testimoniano la presenza di insediamenti dell'età romana. L'area avrebbe potuto far parte dei vasti possedimenti di Giulio Cesare che si estendevano fino a Praeneste. Secondo un'ipotesi prevalente, il nome Zagarolo risalirebbe all'epoca romana, quando nella zona vi era probabilmente un centro per la confezione del sagum, ossia del saio o mantello dei soldati. Gli artigiani si chiamavano Sagarii e, da cui deriverebbe Sagariorum vicus, il nome della località.
Questi territori entrarono a far parte del patrimonio della chiesa e nel 970 Papa Giovanni XIII li donò a sua sorella Stefania dei Conti di Tuscolo. All'inizio dell'XI secolo, ai Conti di Tuscolo subentrarono i Colonna, che nel 1157 preferirono cedere i diritti sulla contea di Tuscolo a Papa Eugenio III e mantenere i diritti sui territori di Zagarolo, Colonna e Gallicano. Nel 1297, a causa delle guerre fra le famiglie nobili per la supremazia su Roma, Papa Bonifacio VIII fece distruggere Zagarolo e Palestrina, confiscando i beni dei Colonna. Le dispute tra il papato e la famiglia Colonna continuarono con alterne vicende per centinaia di anni, che videro periodi di riappacificazione e di nuove guerre e che costò a Zagarolo nuove distruzioni nel 1439 ad opera del Cardinal Vitelleschi, comandante delle truppe pontificie di Papa Eugenio IV. Gli stessi Colonna ricostruirono la città dopo 12 anni.
Nel 1538 finalmente Zagarolo venne riconosciuto feudo di Vittoria Colonna, il cui marito, Camillo, dotò il territorio di uno statuto, dando inizio ad un periodo di pace e di prosperità. Nel 1569 Pio V trasformò Zagarolo in ducato, a favore di Pompeo Colonna, che aveva militato nella flotta pontificia. Marzio Colonna, figlio di Pompeo, fu l'artefice della ristrutturazione della cittadina, ma oberato dai debiti fu costretto, nel 1622, a vendere il ducato al Cardinale Ludovisi. Rivenduto nel 1670 ai Rospigliosi, il ducato registrò un ulteriore miglioramento dell'assetto urbanistico con la costruzione del Borgo Nuovo. Ai Rospigliosi subentrò poi la Principessa Pallavicini che fece del Palazzo Ducale un centro di arte e di cultura. Nel 1816 la Santa Sede ne abolì i privilegi feudali, ma Gallicano restò ancora ai Pallavicini- Rospigliosi fino al 1848 quando fu ceduto al Pontefice, che nel 1858 elevò Zagarolo al rango di città.