Comuni della zona Tiburtina-Sublacense
 
Comuni della zona Tiburtina-Sublacense
AFFILE
AGOSTA
ANTICOLI CORRADO
ARCINAZZO ROMANO
ARSOLI
BELLEGRA
CAMERATA NUOVA
CANTERANO
CAPRANICA PRENESTINA
CASAPE
CASTEL MADAMA
CERRETO LAZIALE
CERVARA DI ROMA
CICILIANO
CINETO ROMANO
GERANO
GUIDONIA MONTECELIO
JENNE
LICENZA
MANDELA
MARANO EQUO
MARCELLINA
MONTEFLAVIO
MONTORIO ROMANO
MORICONE
NEROLA
OLEVANO ROMANO
PALOMBARA SABINA
PERCILE
PISONIANO
POLI
RIOFREDDO
ROCCA CANTERANO
ROCCAGIOVINE
ROCCA S. STEFANO
ROIATE
ROVIANO
SAMBUCI
SAN GREGORIO DA SASSOLA
SAN POLO DEI CAVALIERI
SAN VITO ROMANO
SANT'ANGELO ROMANO
SARACINESCO
SUBIACO
TIVOLI
VALLEPIETRA
VALLINFREDA
VICOVARO
VIVARO ROMANO
 
 
 
Comune di AFFILE
Affile  Superficie : Kmq. 15,03
 Altitudine :  684 m.
 Abitanti  :  1.700 circa
 Prefisso Telefonico : 0774
 CAP : 00021
 Sito Web del Comune
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Stemma di AffileAffile  è  un  paesino  del  Pre-Appennino  laziale,  in  prossimità  del parco  dei  monti  Simbruini.  Il centro si trovava al confine del territorio degli Ernici con quello degli Equi e la sua esistenza come centro preromano sembra comprovato da un breve tratto di muro in opera poligonale.  Oltre  al  muro  ci  sono  anche  altre  vestigia  latine  ed  italiche ed una cisterna romana.  Nel II secolo d.C., l'oppidum Afile viene citato dallo scrittore latino Sesto Giulio Frontino, riportandolo come un territorio diviso in centurie  affidate  a privati.  Nei  pressi  del  paese passava la via Sublacense. Nel X secolo sorse un villaggio in corrispondenza  dell'oppidum  romano,  dove  si trovava già la chiesa di San Pietro.  La prima menzione del castello o castrum di Affile, risale al 1084 quando era in possesso di Ildemondo di Affile.  Nel  1109  papa  Pasquale II  cedette il castello al monastero di Santa Scolastica  a  Subiaco.  In seguito Ildemondo riottenne in feudo il possesso di Affile.  Il castello fu in seguito possedimento degli Altieri e dei Braschi.

Comune di AGOSTA
Agosta  Superficie : Kmq. 9,48
 Altitudine :  382 m.
 Abitanti  :  1.700 circa
 Prefisso Telefonico : 0774
 CAP : 00020
 Sito Web del Comune
Agenzia Finanziaria NEOS più vicina - Tivoli - 32 Km.

Stemma di AgostaIl comune  di  Agosta  fa  parte  della  Comunità  Montana  dell'Aniene  ed  è  situato  nell'alta  Val d'Aniene, sui  Monti Simbruini.  Il  paese sorge su una collina di roccia calcarea e si estende fino alla pianura sottostante, dove scorre  il fiume Aniene.  Intorno al  II  o  III secolo d.C. nel luogo  era  solo  un  villaggio  usato  dalle  maestranze  addette  alla costruzione degli acquedotti che portavano acqua a Roma. Prima dell'occupazione romana nella zona vi erano  stati stanziamenti di popolazioni italiche ed anche di  Latini.  Nel 304  a.C.,  dopo  la  sottomissione  degli Equi,  i Romani inviarono nella valle la Tribus Aniensis, affinché colonizzasse la zona.

Nel V secolo d.C., con la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, gli acquedotti caddero in rovina e la zona fu facile preda delle popolazioni barbare. Per molti anni il territorio rimase nell'abbandono totale, fino a quando i monaci Benedettini ne assunsero la guida sia civile che religiosa. Le gente abbandonò le campagne e nel VII secolo iniziò ad arroccarsi sui cucuzzoli dei monti per resistere meglio agli attacchi dei nemici,  dando  così vita  a  centri  abitati.  Nel  1051  fu  costruito il castello di Agosta, che prendeva il nome  dall'Acqua Augusta  e  dal  Monte  Augusta.  Nella  zona  vi  furono  a  lungo  lotte  tra  l'Abate  di Subiaco ed il signorotto del luogo, tale Filippo, che chiese addirittura l'aiuto di Federico Barbarossa.

Nel XV secolo il Papa tolse il potere temporale all'Abate di Subiaco e l'Abbazia di Subiaco con i suoi possedimenti, tra cui anche il Castello di Agosta,  furono  presi  in carica  da  un  Abate  Commendatario.  Nel  1492  la  Commenda di Subiaco fu affidata al cardinale Giovanni Colonna.  Poi nel corso degli anni la  Commenda passò  di cardinale in cardinale fino a quando il 21 marzo 1915 il pontefice Benedetto XV soppresse definitivamente la Commenda.

Comune di ANTICOLI CORRADO
Anticoli Corrado  Superficie : Kmq. 16,29
 Altitudine :  508 m.
 Abitanti  :  900 circa
 Prefisso Telefonico : 0774
 CAP : 00022
 Sito Web
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Stemma di Anticoli CorradoIl paese di Anticoli è posto su uno sperone roccioso, sulle pendici settentrionali dei monti Ruffi che dominano la Valle dell'Aniene. Nasce come 'castellum' cioè come un villaggio fortificato, quando le popolazioni, dopo la fine dell'Impero Romano,  si  spostarono  sui  monti  e  sui  colli  che  offrivano  maggiori  possibilità  di  difesa.  Varie  sono le ipotesi sull'origine del nome Anticoli. La prima è che derivi da anti-quos, ossia 'che sta davanti' oppure da ante colles ( avanti ai colli), poi diventato anticulo.  Altra  ipotesi  è  che  il  nome   risalga al termine Antikuis trovato su un'iscrizione greca databile intorno al VII-VIII sec. Ulteriore ipotesi e che sia ricollegabile alla famiglia degli  Antiochia,  che  ne fu proprietaria fino al 1430.

Fu proprio la famiglia Antiochia ad aggiungere al nome del paese l'appellativo di Corrado,  in onore a Corrado di Antiochia,  che fu uno dei nipoti dell'imperatore Federico II di Svevia. Alla morte di suo padre Federico di Antiochia (figlio di Federico II) nel 1256, Corrado ne ereditò anche il feudo di Anticoli.  Tra le famiglie che si sono avvicendate come  proprietarie  del  feudo  ricordiamo i Colonna, gli Sciarra, i Massimo ed i Barberini.

Comune di di ARCINAZZO ROMANO
Arcinazzo Romano  Superficie : Kmq. 28,27
 Altitudine :  831 m.
 Abitanti  :  1.400 circa
 Prefisso Telefonico : 0774
 CAP : 00022
 Sito Web del Comune
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Stemma di ArcinazzoArcinazzo ha un clima salubre e mite, come ben sapevano i romani che ne fecero un luogo di villeggiatura.  Da poco più di un secolo il paese ha assunto il nome di Arcinazzo Romano.  Prima del 1892 si chiamava Ponza e tutt'oggi gli stessi abitanti e le popolazioni vicine continuano a chiamarlo Ponza. Ci sono due teorie sull'origine del nome Ponza; alcuni lo fanno risalire al nome della famiglia 'Ponzia' che in età romana era proprietaria di vasti possedimenti nella zona; altri lo legano agli esuli dell'isola di Ponza, occupata dai Saraceni nel IX secolo, che trovarono rifugio in queste terre.  Nel  1872  quando Ponza  passò a far parte del Regno d'Italia sorse il problema dell'omonimia con l'isola di Ponza ed al paese fu assegnato il nome di Arcinazzo.  Il nome  deriverebbe  da  Narzio, patrizio di Subiaco vissuto nel IV secolo, che lasciò alla Chiesa i propri poderi e la Rocca (Arce).  Una  diversa  ipotesi  fa  risalire  il  nome ad una concubina di Claudio, chiamata Arcinia, che qui possedeva una villa.

Le prime notizie storiche di Ponza risalgono all'anno  720  d.C.  e  riportano  la  vendita  della  massa  ponzana alla diaconia di Subiaco. Nel 1087 un certo Ildemondo occupò con  la  forza  Ponza  e  Affile e per molti anni guerreggiò con sorti alterne contro l'Abate di Subiaco,  che  voleva  riportare  quei  territori sotto  il dominio dell'Abbazia.  Nel  1176  sia  Ponza  ed  Affile  tornarono definitivamente in possesso dell'abbazia sublacense. Nei secoli seguenti si avvicendarono numerose ribellioni contro i papi e gli abati commendatari fino al 1735,  quando  il  territorio  passò  direttamente sotto il controllo dell'amministrazione dello stato Pontificio.

Comune di ARSOLI
Arsoli  Superficie : Kmq. 12,13
 Altitudine :  470 m.
 Abitanti  :  1.500 circa
 Prefisso Telefonico : 0774
 CAP : 00023
 Sito Web del Comune
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Stemma di ArsoliIl centro storico situato nella  valle  dell'Aniene  appartenne  prima  agli   Equi  e  successivamente  ai  Romani,  che  vi realizzarono l'acquedotto Marcio e più di qualche villa rustica (vari sono i ritrovamenti d'epoca romana del II sec. a.C. ). San Benedetto vi costruì uno dei suoi dodici monasteri,  quello  di Sant'Andrea,  e insieme  ai suoi monaci  propose la bonifica della valle.  Il paese nacque intorno all'anno mille (997) e conserva tutt'ora pressoché intatto il centro   storico medioevale e le antiche viuzze. Dal X al XIII secolo fu possedimento dei Passamonti per passare poi ai Zambeccari. Il castello di Arsoli fu edificato nel X secolo come convento fortificato dei Benedettini di Subiaco e  nel 1574 diventò proprietà  della famiglia dei Principi Massimo, che comprò il feudo dalla famiglia Zambeccari.  La  famiglia Massimo,  che vanta la  discendenza da Quinto Fabio Massimo ( il 'Temporeggiatore' delle Guerre Puniche ),  ed in particolare Fabrizio Massimo fece vivere  al paese un periodo di splendore restaurando le strutture esistenti e costruendone di nuove. Il castello appartiene tuttora alla famiglia dei principi Massimo.

Comune di BELLEGRA
Bellegra  Superficie : Kmq. 18,77
 Altitudine :  815 m.
 Abitanti  :  3.000 circa
 Prefisso Telefonico : 06
 CAP : 00030
 Sito Web del Comune
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Stemma di BellegraBellegra si erge nel Lazio centrale tra la valle del fiume Aniene,  affluente del Tevere e quella  del  fiume Sacco.  Nella zona esistono  testimonianze  storiche  di  diverse epoche; esistono infatti reperti preistorici e neolitici,  testimonianze delle origini del primo nucleo abitato,  che  allora  prendeva  il  nome di Vitellia, risalente al VI secolo a.C. e resti di un tempio dedicato alla dea Bona,  caratterizzato  da poderose mura quadrate che costeggiano in più punti il paese.  Del periodo  romano  rimangono  ambienti  e  costruzioni in  opus  cementicium.  Prima  dell'arrivo  dei  Romani  vi  erano insediamenti di Equi e di Ernici.  Nel  Medio  Evo  la  troviamo menzionata nel  Regestum Sublacense  come  Mons Civitella, poi Civitella San Sisto dal nome del Santo protettore.  Il nome  Civitella era originato dal latino  Civitas Vitellia,  con  riferiemento alla vecchia città preromana. Nel 1880 il consiglio comunale decise di cambiarne il nome in Bellegra nella convinzione che il paese fosse stato costruito su un  antico borgo  medioevale chiamato Belecre.  Tale  nome  potrebbe  derivare  dal  latino  bella aegra, guerra cruente o bella agere, ossia far guerre.

Comune di CAMERATA NUOVA
Camerata Nuova  Superficie : Kmq. 40,19
 Altitudine :  810 m.
 Abitanti  :  500 circa
 Prefisso Telefonico : 0774
 CAP : 00020
 Sito Web della Pro Loco
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Stemma di Camerata NuovaCamerata Nuova è un grazioso paesino del Parco regionale dei  Monti Simbruini  ai confini con l'Abruzzo.  La maggior parte del territorio è montuoso con cime che si innalzano dai  1.200 metri  di  Camerata Vecchia  fino  a  raggiungere i 1885 metri di Monte Autore. Il paese sorse nel 1859 a pochi chilometri da Camerata Vecchia,  arroccata  su  una  rupe calcarea a 400 metri più in alto. L'antico paese, che sorgeva sulla sommità di un promontorio roccioso, fu distrutto da un incendio nel  1.850  ed  i  superstiti  ricostruirono  il  nuovo  paese  più  a  valle.  L'origine di Camerata Vecchia è da collocarsi probabilmente nel  X° secolo in seguito al fenomeno  dell'arroccamento  della  popolazione  delle zone circostanti nei centri fortificati e meno accessibili. Il nome Camerata appare per la prima volta nel Regestro Sublacense nell'anno 1060,  in un documento riguardante la donazione della Rocca di Camerata da parte  del  Conte dei Marsi Rainaldo  di  Carsoli all'Abbazia di Subiaco.  Tra  il  XVII°  e  il  XIX° secolo il paese, che si trovava proprio nel punto di frontiera tra lo Stato Pontificio e il Regno delle due Sicilie,  fu  rifugio  di  bande  di  briganti  e  di  personaggi  di  famiglie  nobili  di Roma che vi trovavano. Il nome di Camerata sembra avere origine dalla natura del vecchio paese, costituito da abitazioni parzialmente scavate nella roccia (camerae).

Comune di CANTERANO
Canterano  Superficie : Kmq. 7,32
 Altitudine :  602 m.
 Abitanti  :  400 circa
 Prefisso Telefonico : 0774
 CAP : 00020
 Sito Web della Pro Loco
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Stemma di CanteranoIl paese sorge su una collina a ridosso del Monte Rufo,  per  gli  abitanti  conosciuto  più familiarmente con il nome di Morritana. S'affaccia da un lato sulla conca percorsa dall'Aniene,  dove  la  vista  spazia  dalla  gola  su  cui si ergono i monasteri di San Benedetto e di Santa Scolastica,  via  via  al  monte  Livata,  al  paese  sottostante di Subiaco e poi a quello in alto di Cervara fin verso la piana di Arsoli. La presenza umana nel luogo è antichissima. Ne fanno fede sette asce di bronzo trovate nelle vicinanze del paese.  I  primi  abitanti  eressero,  probabilmente  a  scopo  difensivo, delle mura poligonali i cui resti si trovano nei pressi dell'attuale cimitero.  La  zona  fu  abitata dagli Equi, popolazione che combatté a lungo contro Roma prima di essere sottomessa alla fine del  IV secolo a.C. Le uniche testimonianze del dominio romano sono due epigrafi, oggi inserite nella facciata dell'edificio comunale.

Il nome Canterano ha origini incerte.  Alcuni  ritengono  che il nome derivi dal suo fondatore,  Giovanni  Di  Camorrano,  ma  una ipotesi forse più probabile è che derivi dalla gente cantoria, cantori di chiesa a cui era stato affidato il dominio della cittadina.

Il nome di  Cantorano o  Cantorunu o anche Cantoranum appare in alcuni documenti del Monastero sublacense da cui risultava proprietà dell'Abbazia di Subiaco a volte citato come monte a volte come fondum ed infine come castellum.  Tra l'XI e il XII secolo l' Abbazia  aveva raggiunto il suo massimo  splendore  possedendo  un  vasto  territorio  comprendente  tutti  i  centri  della  valle dell'Aniene.  Quando gli Abati eletti,  che guidavano l'Abbazia,  cominciarono  ad  esagerare  con atti di guerra, soprusi e tirannia, Papa Callisto III, nel 1455, tolse loro il potere nominando un Abate Commendatario,  cioè  un abate esterno al monastero, che il più delle volte era un cardinale.  Tra questi vi fu anche il cardinale Rodrigo Borgia,  il futuro Alessandro IV,  che  usò   la Rocca di Canterano per le sue dissolutezze.  Gli  abati  sublacensi  governarono  il paese fino al 1753 quando passò alla Congregazione del Buon Governo. Dopo il 1870, Canterano divenne poi uno dei tanti comuni italiani.

Comune di CAPRANICA PRENESTINA
Capranica Prenestina  Superficie : Kmq. 20,20
 Altitudine :  915 m.
 Abitanti  :  350 circa
 Prefisso Telefonico : 06
 CAP : 00030
 Sito Web del Comune
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Stemma di CapranicaPaese montano arroccato sul punto più alto dei Monti Prenestini. Il primo agglomerato da cui ebbe origine Capranica Prenestina sorse presumibilmente sul finire del  X  secolo e si consolidò in forma organizzata quando papa Giovanni XIII concesse in enfiteusi alla sorella Stefania le regioni di Preneste,  a  patto che vi si introducessero miglioramenti e vi si erigessero fortificazioni contro gli Ungheri e i Saraceni.  Cominciarono così a sorgere le prime torri e fortificazioni. Sotto  il  pontificato  di  Onorio II ( 1124 - 1130 ) divenne  feudo  della  famiglia  Colonna,  subendo per lungo tempo le ripercussioni delle storiche contese fra la nobile casata e la Santa Sede.

La prima citazione storica del paese si riscontra in un documento del 1252,  in  un  atto  riguardante  la  divisione  dei  feudi tra i Colonna, secondo il quale Capranica veniva assegnata ad Oddone Colonna. Nel 1298 Papa Bonifacio VIII sconfisse i Colonna, privandoli dei loro beni ed ordinò la distruzione del paese e dei feudi limitrofi. Dopo la morte di Bonifacio VIII i Colonna risorsero ed addirittura un esponente della famiglia diventò Papa Martino V,  che  cominciò  ad  arricchire,  abbellire  ed  ingrandire  i feudi colonnesi, tra cui anche quello di Capranica.  Nel 1492 Capranica passò sotto il dominio dei Borgia per poi ritornare ai Colonna durante il pontificato di Giulio II.  Nel  secolo  successivo  il  feudo  venne  venduto  ai  Massimo  che  lo  cedettero  a loro volta ai Capranica, finchè nel 1654 ne divenne proprietario Carlo Barberini, fratello di papa Urbano VIII.  Nel 1870  la  famiglia Barberini rinunciò ai diritti feudali concedendoli in enfiteusi perpetua al Comune di Capranica Prenestina.

Comune di CASAPE
Casape  Superficie : Kmq. 5,33
 Altitudine :  475 m.
 Abitanti  :  800 circa
 Prefisso Telefonico : 0774
 CAP : 00010
 Non dispone di Sito Web
Agenzia Finanziaria NEOS più vicina - Tivoli - 18 Km.

Stemma di CasapeLa zona in cui sorge il comune di Casape era abitata fin dal tempo dei Romani. Sul suo territorio si ergeva un tempo la villa di  Gneo Domizio Corbuolone,  generale  romano  vissuto  nel  I  secolo  d.C. e cugino dell'imperatore Nerone. Successivamente,  presso  i  ruderi  della  villa  sorse un piccolo centro agricolo che prese il nome di Casa Corbuli. I primi documenti su Casa Corbuli  risalgono   al 992  in  un  atto di donazione. Il piccolo centro agricolo diventò poi un borgo fortificato con la costruzione di un castello.  Fu  a  lungo  feudo  dei  frati  del  Monastero  di San Gregorio fino a quando il papato cedette il feudo alla famiglia Colonna, che in concorrenza con gli Orsini dominava in quel periodo il Lazio.

Parecchie famiglie nobili  si  avvicendarono  nella  proprietà  di  Casa Corbuli tra cui ricordiamo gli Orsini,  i Borgia,  i Leonini,  i Santacroce, i Barberini, i principi Brancaccio ed altri.  Fu venduta di nuovo nella seconda metà del XVII secolo ai Barberini,  che dopo poco tempo la cedettero ai Pio di Savoia. Da allora Casa Corbuli fu chiamata Casa dei Pio da cui  Casapio e poi Casape. Altri attribuiscono il nome di Casape  allo  stemma  della famiglia Barberini raffigurante tre api, da cui Casa Api e Casape.  Nel 1818 cessarono i diritti feudali e furono stabiliti gli Statuti del comune.

Comune di CASTEL MADAMA
Castel Madama  Superficie : Kmq. 28,46
 Altitudine :  428 m.
 Abitanti  :  6.700 circa
 Prefisso Telefonico : 0774
 CAP : 00024
 Sito Web del Comune
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Stemma di CastelmadamaIl paese sorge sulla riva sinistra dell'Aniene in posizione panoramica.  Le  origini  dell'abitato  sono  molto antiche è la sua fondazione si deve a popolo degli Equi.  In origine il centro si chiamava  Emputum  o  Empolum.  Con  la  sconfitta degli  Equi  e  l'arrivo  dei  Romani,   l'insediamento  divenne  proprietà  delle  famiglie  romane  degli  Anici  e   poi  dei Crescenzi. Successivamente fu donato ai Monaci benedettini che ne mantennero il possesso fino a quando i Tiburtini non lo distrussero nel corso della guerra tra Tivoli e l'Abate di Subiaco. I superstiti,  si spostarono sul vicino colle,  e vi fondarono una nuova comunità che chiamarono castrum Sancti Angeli.

Notizie certe sul luogo si cominciano ad avere verso la metà del Mille,  data in cui risulta appartenere ai monaci sublacensi.  Nel XIII secolo il territorio fu concesso da  Papa Celestino II  agli Orsini,  che  ne  mantennero  la  proprietà  fino  al  1.520  quando  fu ereditato dalla famiglia dei Medici.  Nel  1.538  Margherita  d'Austria,  figlia  dell'Imperatore  Carlo  V  e  vedova  di Alessandro de' Medici, ereditò dal defunto marito il possesso del paese,  che  mutò  il  suo  nome  in  Castrum  Sancti  Angeli  et Madamae. Alla morte  di  Margherita  d'Austria  i  suoi beni,  incluso  Castel  Madama,  passarono  ai  Farnese,  poi  nel  1.636  furono  ceduti  al Marchese  Alessandro  Pallavicino   e  successivamente  al  marchese  Tiberi,  parente  dei  Pallavicino.   Nel 1.850  i  castellani, supportati  da  Papa  Gregorio  XVI  si ribellarono ai Tiberi,  che furono  costretti  a  rinunciare  al  feudo  ed  il  comune  di  Castel Madama acquistò così la sua indipendenza.

Comune di CERRETO LAZIALE
Cerreto Laziale  Superficie : Kmq. 11,77
 Altitudine :  520 m.
 Abitanti  :  1.100 circa
 Prefisso Telefonico : 0774
 CAP : 00020
 Sito Web del Comune
Agenzia Finanziaria NEOS più vicina - Tivoli - 21 Km.

Stemma di Cerreto LazialeCerreto Laziale è un paesino della valle del Giovenzano. Si erge su una collina alle pendici dei Monti Ruffi,  tra campi, boschi, castagni e querce.  Il  territorio  fu  abitato fin dall'antichità come ci testimoniano le mura poligonali in contrada Fonte Farolfa e Arnale.  Nel V secolo a.C. era territorio degli Equi e dopo la loro sconfitta divenne dominio romano fino alle invasioni barbariche.  Nei  secoli  che  seguirono  i  territori  della  valle  di  Giovenzano  vennero  accorpati  in una Colonia   chiamata  Massa  Giovenzana,   amministrata   prima   da  un  Governatore  e  poi   dal  Monastero  di  Santa Scolastica. Intorno all'anno Mille,  i  monaci  Benedettini  eressero  sulla  collina  di  Cerreto un piccolo luogo fortificato attorno al quale si è poi sviluppato il paese.  Nel  1.300  i  Cerretani  vi  costruirono  una  vera  e  propria  fortezza  di cui restano numerose testimonianze. Fu proprio in questo castello che gli abitanti si rifugiarono nel 1592 per resistere all'assedio dei briganti di Marco Sciarra.

Secondo alcuni il nome del paese si riferisce al Monte Cerretum nei pressi del quale è situato il paese. Secondo altri deriva dal latino cerrus, ossia cerro (albero simile alla quercia) con l'aggiunta del suffisso collettivo -etum che indica abbondanza.

Comune di CERVARA DI ROMA
Cervara di Roma  Superficie : Kmq. 31,63
 Altitudine :  1.053 m.
 Abitanti  :  500 circa
 Prefisso Telefonico : 0774
 CAP : 00020
 Sito Web del Comune
Agenzia Finanziaria NEOS più vicina - Tivoli - 41 Km.

Stemma di CervaraCervara  è  un  piccolo  borgo  medioevale  immerso  nelle pendici dei monti Simbruini da cui si può ammirare la valle dell'Aniene. Non molto sappiamo del periodo preistorico di cui ci sono pervenuti solo pochi reperti databili all'età della pietra ed all'inizio dell'età del bronzo.  Il  territorio  del  comune di Cervara va storicamente inquadrato come tutti gli altri territori della Valle dell'Aniene.  La  zona  fu  inizialmente abitata dai Latini, soppiantati da Ernici, Volsci ed Equi. Questi ultimi  erano  i  più  bellicosi  e  si  imposero  più  degli  altri.   Queste  popolazioni,  pur  se  coalizzate   dovettero   però soccombere  alla  potenza  di   Roma, che  nel  296  a.C.  inviò la  Tribus Aniensis  per  popolare e colonizzare la zona. Di questo periodo è la realizzazione della  via  Tiburtina Valeria  e  di  ben  quattro  acquedotti  che  portavano acqua a Roma. Nella  valle si diffuse poi il monachesimo dei benedettini che governarono a lungo nella zona.

La località faceva parte delle terre che nel IX secolo il duca e console Cesario donò al monastero di Santa Scolastica a Subiaco, tra   cui   era   compreso   anche  un  monte  menzionato  come Mons  Cervaria,   nome  dovuto  probabilmente  ai  cervi  che  vi pascolavano. Fra il 1115 e il 1121 i benedettini vi costruirono una rocca per difendersi dalle scorribande dei Saraceni. In questa rocca si rifugiò il monaco scismatico Pelagio da Jenne che,  dopo  la  fuga  del  legittimo  abate  Enrico, si appropriò della rocca nominandosi abate e tiranneggiando la valle.  Pelagio  assalì  perfino  il  monastero  di Santa Scolastica facendo prigionieri vari monaci. Nella rocca riuscì a resistere quattro anni, poi nel 1276, dopo due mesi di assedio, fu sopraffatto dall'esercito pontificio. La rocca fu riedificata nel 1508 per opera di Pompeo Colonna, abate di Subiaco e vescovo di Rieti, che vi si era ritirato a vivere. 

I  secoli  successivi  non  registrano avvenimenti particolari,  se  non  la  progressiva  decadenza  e  perdita  di  importanza  della fortezza. Tra i vari proprietari,  passò nelle mani Guglielmo di Borgogna, dei Tìburtini, dell'abate francese Ademaro, di Tommaso da Celano.  Va anche menzionato che nel 1.592 Cervara fu assalita dal brigante  Marco Sciarra.  Nel 1.753,  per  volontà  di Papa Benedetto XIV, passò alla Congregazione del Buon Governo  e con l'Unità d'Italia divenne comune autonomo.

Comune di CICILIANO
Ciciliano  Superficie : Kmq. 19,03
 Altitudine :  619 m.
 Abitanti  :  1.200 circa
 Prefisso Telefonico : 0774
 CAP : 00020
 Sito Web del Comune
Agenzia Finanziaria NEOS più vicina - Tivoli - 16 Km.

Stemma di CicilianoCiciliano è situato su un colle tra il Guadagnolo e il Serrone di Saracinesco, dal quale domina ben tre valli ai piedi dei monti Tiburtini e Prenestini.  La  zona  era  popolata  fin  dai  tempi  preistorici  per  la  presenza  di  corsi  d'acqua  e di selvaggina, in particolare di cervi. Le genti Appenniniche nei loro percorsi di transumanza ne fecero un luogo di sosta e vi sorse il piccolo centro di Trebula ( chiamato poi  Trebula Suffenas per distinguerla da altre Trebule ),  che  diventò un crocevia per le rotte della transumanza e per i collegamenti con i centri vicini ( Tibur e Praeneste in primo luogo ).  I Suffenates, una popolazione degli Equi, occuparono tutto il territorio ad est di Tivoli. Durante la guerra tra Equi e Romani Trebula divenne un caposaldo romano e con la vittoria dei Romani  fu  eletta  a 'municipio romano' ed aveva sotto di se un vasto territorio ( ager Trebulanus ).  Trebula  si arricchì notevolmente e divenne  un  centro  importante;  nel  suo  foro  furono  erette  statue  per magistrati benemeriti e imperatori.

Quando nel V sec. iniziarono le invasioni barbariche,  i  Trebulani  furono  costretti  a  fortificarsi  e  salirono  sul  vicino colle detto Caecilianum perché possesso dei Caecilii. Sull'origine del toponimo Ciciliano gli studiosi sono discordi in quanto esiste anche l'ipotesi che il nome derivi da un oppidum che si trovava sul  colle c hiamato  Sicilon  o  Siciletum,  ostruito  dall'antica  gente  dei siculi.

Nel  IX  secolo la zona subì numerosi   e  continui saccheggi  da  parte  dei  Saraceni  fino  alla  distruzione  del  centro  di  cui  si salvarono solo le mura poligonali. A causa della sua posizione strategica Ciciliano fu conteso fra l'abbazia di Subiaco e di Tivoli ed  alla   fine  prevalsero  i  monaci  benedettini  del  monastero  sublacense   che   prontamente  la  ricostruirono  nel  X s ecolo posizionando il nuovo paese più in basso.  Dopo  il  predominio  dell'Abbazia di Subiaco, il feudo di Ciciliano passò alla potente famiglia dei Colonna, che la governò per 190 anni, fino al 1563, quando fu acquistato dai Massimo. Va citato che nel 1541 papa Paolo III  fece  abbattere  le  mura  di  Ciciliano  perché gli abitanti non avevano pagato la gabella su sale e focatico.  Nel 1.572 i Massimo  rivendettero  il  feudo  a  Mons. Girolamo  Theodoli  per  30.000  scudi  romani.  La  famiglia  Theodoli,  che  ancora  è proprietaria del castello,  mantenne  i  diritti  feudali fino al 1.816. Ai Theodoli si deve la trasformazione del fortilizio originario nel castello attuale. 

Comune di CINETO ROMANO
Cineto Romano  Superficie : Kmq. 10,54
 Altitudine :  519 m.
 Abitanti  :  650 circa
 Prefisso Telefonico : 0774
 CAP : 00020
 Sito Web del Comune
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Stemma di CinetoCineto è un piccolo paese situato tra le vallate dell'Aniene e del suo affluente Ferrata. L'abitato si compone della parte antica del paese, tutta arroccata intorno al Castello degli Orsini e da una parte nuova e residenziale.  I primi abitanti di questi territori furono gli Equi,  che  resistettero  per  circa  due  secoli alle mire espansionistiche dei Romani.  La  sua primitiva denominazione fu Lamne o Ferrata, ciò è comprovato dalle antiche mappe e dalla Tabula Peutingeriana, che al   XXXIII° miglio della Via Tiburtina Valeria riportava una stazione chiamata appunto Statio ad Lamnas o Ferrata,  così detta per una fonte ferruginosa.  Lo  stesso  nome  degli  Equi  deriverebbe  da  aquae  per  l'abbondanza  delle  acque  nel  loro territorio.

Con l'occupazione romana della zona, Ferrata diventò centro  di  passaggio  e  di  commercio  sulla  Via Valeria, grazie anche ai traffici dovuti alla costruzione degli acquedotti. Nel 332 a.C., Roma istituì sul colle Peschiero la tribù di Scaptia,  città secondaria ed antica di cui si hanno poche memorie.

Con la caduta dell'impero e le invasioni barbariche,  la  zona   passò con  il  ducato  romano s otto  i Longobardi e nel secolo VIII divenne  patrimonio  di  San  Pietro.   Nel  X  sec. per  difendersi  dagli a ttacchi  di  Ungari  e  Saraceni  si  iniziarono  a  costruire fortificazioni e nel secolo successivo la nobiltà stessa per difendere meglio i propri possedimenti edificò  tre  castelli.  Di  due  di loro sono rimaste solo rovine, il terzo, chiamato  Scarpa Feudale,  fu  voluto  dal  conte  Giovanni  de  Marso  della  gens  romana Marcia. Il nome Scarpa, che diventò anche il nome di una famiglia potrebbe derivare dall'antica tribù Scaptia.  Il  castello  Scarpa fu ceduto nel XIII secolo agli Orsini e nel XVII secolo passò ai Borghese.   In  epoca  tardo  medievale intorno al castello si formò un  borgo  che  assunse  lo  stesso nome del castello.  Solo  in  epoca  recente  il  nome  è  stato  cambiato  in  Cineto  Romano ispirandosi alla figura dei due cani che comparivano sullo stemma del territorio durante il periodo fascista.

Comune di GERANO
Gerano  Superficie : Kmq. 10,09
 Altitudine :  502 m.
 Abitanti  :  1.200 circa
 Prefisso Telefonico : 0774
 CAP : 00025
 Sito Web del Comune
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Stemma di GearanoIl paese si estende su un colle tufaceo prospiciente alla pianura percorsa dal fiume Giovenzano, affluente dell'Aniene. L'origine storica di Gerano s'intreccia con quella più antica della valle del  Giovenzano,  terra  abitata  dai  Latini,  dagli Equi ed in parte dai Sabini. Come già descritto nella storia di Ciciliano,  che si trova vicino al comune di Gerano, nella zona sorse, intorno al  III  secolo a.C.,  il centro di Trebuba Suffenas ( i Suffenates erano una popolazione degli Equi ), che  diventò un importante  crocevia  per  le  rotte  della  transumanza  e  per i collegamenti con i centri vicini di Tibur e Praeneste. Dopo la vittoria dei Romani  sugli  Equi,  Trebula  diventò  'municipio romano'  con giurisdizione su un vasto territorio (ager Trebulanus)  e prosperò fino al IV secolo d.C.

Nel  V  secolo,  con  l'inizio  delle  scorribande  barbariche  e  la  decadenza  dell'impero  romano,  il   paese di  Trebula  entrò  in decadenza e fu abbandonato. Parte della popolazione si trasferì nel Vico Trellanum e tra il  IX  e  il X sempre alla scelta di luoghi più  protetti  e   meno   accessibili   si  insediò   sul   vicino   monte  Geranum.   Nel  posto  fu  costruito  un  castello,  che  fu  ben  presto conteso tra il Vescovo di Tivoli,  l'Abate  di  Subiaco   e  i monaci di San Cosimato. I geranesi seppero abilmente sfruttare queste rivalità, ottenendo la loro emancipazione e libera conduzione dei terreni già nel 978. Gerano continuerà anche nei secoli successivi  ad  essere  contesa  dai feudatari  tiburtini  e  dagli  abati  sublacensi,  fino  a  quando  affermerà  finalmente  la  sua autonomia come comune indipendente.

Comune di GUIDONIA MONTECELIO
Guidonia Montecelio  Superficie : Kmq. 79,06
 Altitudine :  105 m.
 Abitanti  :  71.500 circa
 Prefisso Telefonico : 0774
 CAP : 00012
 Sito Web del Comune
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Stemma di Guidonia MontecelioGuidonia-Montecelio è un comune nato nel 1937 dalla fusione delle due cittadine di Guidonia e Montecelio, situate a 5 km di distanza.  Guidonia  nacque  nel  1935  per  dare alloggio al personale del vicino aeroporto militare e prese il nome da Alessandro Guidoni, generale dell'Aeronautica,  perito  tragicamente  il 27 aprile 1928 precipitando durante una prova di lancio con il paracadute.  Montecelio  in  origine  si  chiamava  Monticelli  ed  il  suo nome derivava molto probabilmente da Mons Celii,  in onore della gens Caelia che,  secondo storici locali,  possedeva una villa nella zona. Dopo l'unità d'Italia,  a causa dell'omonimia con altre località,  fu scelto il nuovo nome di Montecelio.  Il territorio  di Montecelio è tradizionalmente indicato in quello dove sorgeva l'antica città latina di Corniculum.

La sua storia è legata ai miti dell'antica storia di Roma. La città di Corniculum venne conquistata e distrutta da Tarquinio Prisco, uno dei sette re di Roma.  Un  certa Ocrisia fu catturata e fatta schiava in questa occasione e condotta a Roma.  Ocrisia  visse  a corte e secondo la leggenda fu messa incinta da un dio e generò Servio Tullio, che diventò il successivo re di Roma.

Durante l'età romana sulle pendici dei colli sorsero varie  ville  rustiche e sulla vetta più elevata venne edificato un tempietto. Nel 973 Monticelli fece parte dei possedimenti  dell'Abbazia  di  Tivoli  ed è intorno a quella data che si fa risalire la costruzione della Rocca da parte dei Crescenzi. Le invasioni dei Normanni costrinsero la popolazione a rifugiarsi presso la rocca,  intorno alle cui mura di cinta furono costruite le prime abitazioni.  Nacque  così  Castrum Monticellorum,  che  per  la  sua posizione strategica, a difesa di Roma verso l'Abruzzo,  fu  conteso  da  varie  famiglie nobili.  Nei  secoli  successivi  il  feudo passò sotto il dominio dei Capocci, degli  Orsini,  degli Anguillara,  per divenire nel  1445  presidio  della  Chiesa  sotto  i  Cardinali  Governatori.  Nel  1550 Monticelli fu acquistato dai Cesi e nel secolo seguente dai Borghese.

Comune di JENNE
Jenne  Superficie : Kmq. 31,52
 Altitudine :  834 m.
 Abitanti  :  500 circa
 Prefisso Telefonico : 0774
 CAP : 00020
 Sito Web del Comune
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Stemma di JenneIl piccolo centro è situato sulle pendici del Monte Pratiglio, sede nel Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini.  Il nome Jenne ( detto  anche  Gheanna  e  Ghenne ) deriva,  secondo alcuni,  da 'inferno'  tanto  che  ancora oggi si può ricondurre al nome delle belle grotte dell'Inferniglio.  Data  la  mancanza  di reperti archeologici, per Jenne non si può parlare di insediamento pre-romano,  ma  solo  di  un  centro  d'interesse per attività di caccia e la pesca. Le origini di Jenne si pensa possano  risalire  al  periodo  dell'incastellamento  della  Valle  dell'Aniene.  Le  prime  notizie certe si hanno nel 1052 quando Jenne o meglio il castrum Jennarorum è menzionato tra le proprietà dell'Abbazia di Subiaco.

Il castello di Jenne, posto a dominio di tutta la valle dell'Alto Aniene,  fu  oggetto  di  contesa fra esponenti della famiglia Conti di Tuscolo ed il monastero di Santa Scolastica.  Jenne  fu  conquistata  nel  1079  circa  da  Ildemondo  della  famiglia dei Conti di Tuscolo insieme ad Arcinazzo e Affile.  L'Abate Giovanni riconquistò Jenne per  concederla in feudo nel 1113 al Vescovo di Alatri che a sua volta la  diede  agli  "Nomines di Trevi",  per  passare  di  nuovo  di  proprietà  dell'Abbazia. Nel 1176 Filippo di Marano diventò il primo signore di Jenne; dalla sua famiglia emerse Rinaldo II, che diventò Papa Alessandro IV.

Alla morte di Papa Alessandro IV, le proprietà di Jenne  passarono  in  eredità  a  Rinaldo III,  i  cui  figli le cedettero al Cardinale Francesco Caetani,  finché  nel  1639  Papa Umberto VIII Barberini concesse  "in perpetuo" la proprietà del paese all' Abbazia di Santa Scolastica.  Sotto il pontificato di Benedetto  XIV  il  governo del luogo fu assunto direttamente dalla Sacra Congregazione del Buon Governo con sede a Roma.

Comune di LICENZA
Licenza  Superficie : Kmq. 17,66
 Altitudine :  475 m.
 Abitanti  :  950 circa
 Prefisso Telefonico : 0774
 CAP : 00026
 Sito Web del Comune
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Stemma di LicenzaLicenza è situata nel Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili.  In  età  romana si chiamava Digentia dal nome del fiume che le scorreva ai piedi; e per corruzione di linguaggio fu chiamata successivamente Licenza.  Mecenate vi fece costruire una villa per il poeta Quinto Orazio Flacco,  di  cui  rimangono ancora  le rovine.  Nel 1191 fu donata da Papa Celestino III agli Orsini  e  subì  nel  Pontificato  di  Alessandro  VI  le vicende dei feudi degli Orsini.  Nel 1632,  Carlo e Ettore Orsini vendettero due terzi di Licenza al principe M. Antonio Borghese.  Nel  1687  Giulio  Orsini, possessore del terzo rimanente fu autorizzato a riprenderne un terzo dai Borghese dando loro un terzo di Roccagiovine. Nel 1761 Roberto Orsini possessore di due terzi di Licenza li vendette  al  principe  Camillo  Borghese  possessore  dell'altro  terzo,  che  ne  rimase così unico proprietario.

Comune di MANDELA
Mandela  Superficie : Kmq. 13,26
 Altitudine :  487 m.
 Abitanti  :  800 circa
 Prefisso Telefonico : 0774
 CAP : 00020
 Non dispone di Sito Web
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Stemma di MandelaSituata su un poggio tra il torrente Licenza  e  il  fiume  Arrone,  in  epoca  romana  venne citata da Orazio come Pagus Mandela. Nell'area circostante Mandela sono state rinvenute testimonianze di insediamenti umani dell'Età del Bronzo. In una lapide risalente al  I secolo,  dedicata a Valeria Massima,  Mandela  compare  col  nome  di  Massa  Mendelana. Nelle epoche successive il toponimo cambiò diverse volte, prima in Bordella, poi in Bardella: nel 1601, dopo un lungo periodo riguardo al quale non ci sono pervenuti documenti,  il feudo  è  chiamato  Podium  del  Burdella  e figura come proprietà  della  famiglia  Orsini.  In  seguito  alla  decadenza  economica  di  questa  casata,  il  feudo  fu  acquistato  da  Cesare Palazzolo,  poi passò al neo-marchese Francesco Nunez.  Nel  XIX  secolo  ne  furono  proprietari  i  Prosperi  e poi i Del Gallo di Roccagiovine. Nel frattempo il paese aveva ancora mutato nome in Cantalupo Bardella,  poi,  nel  1870 assunse definitivamente l'appellativo di Mandela.

Comune di MARANO EQUO
Marano Equo  Superficie : Kmq. 7,65
 Altitudine :  450 m.
 Abitanti  :  800 circa
 Prefisso Telefonico : 0774
 CAP : 00020
 Sito Web
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Stemma di Marano EquoL'origine del nome è controversa.  Tra  le  differenti  teorie  è  da preferirsi quella che fa derivare il nome Marano dalla collina su cui sorge,  anticamente  indicata  come  'Mons Marana',  per  la  presenza  di  abbondanti  acque.  Secondo un'altra  ipotesi  il  nome  deriverebbe  da  Marius  a  cui si aggiunge il suffisso -anus con il successivo passaggio da Marianus distorto poi in Maranus. In origine si chiamava Marano di Subiaco poi Marano di Comarca, dal 1870 Marano degli Equi ed infine Marano Equo.  Il paese è situato su un colle della verdeggiante Valle dell'Aniene,  in tempi  remoti abitato dalla popolazione guerriera degli Equi poi divenuto colonia romana intorno al 400 a.C. I Romani valorizzarono il territorio conquistato con importanti opere pubbliche,  tra  cui  l'acquedotto  dell'Acqua Marcia  ed  anche  altri  acquedotti,  che  portavano l'acqua alla capitale. Dopo la caduta dell'Impero Romano,  tali acquedotti,  già vetusti,  non  resistettero  alla furia dei Barbari ed all'abbandono.

Verso la fine del X sec. Marano divenne "castrum", cioè castello fortificato,  ad  opera  degli  abitanti di  Subiaco e gradualmente intorno al castello crebbe il centro abitato. Nell'XI secolo Marano divenne feudo della famiglia Crescenzi.  Tra i vari proprietari di Marano vanno ricordati i Borgia, i Colonna, i Caffarelli, i Borghesi ed i Barberini.

Comune di MARCELLINA
Marcellina  Superficie : Kmq. 15,27
 Altitudine :  285 m.
 Abitanti  :  5.700 circa
 Prefisso Telefonico : 0774
 CAP : 00010
 Sito Web del Comune
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Stemma di MarcellinaMarcellina è situata sulle pendici del Monte Morra e del Monte Gennaro,  sul versante  sud-orientale dei Monti Lucretili, zone dove le tracce di frequentazione più antiche risalgono al Paleolitico medio (dai 100.000-80.000 ai 35.000 anni fa). Nella fase precedente alla dominazione romana il territorio era abitato dai Sabini,  popolo  che  concorse  insieme ai Latini ed agli Etruschi alla fondazione di Roma.  Numerosi  sono  i  resti  d'insediamenti  pre-romani  che  si  ritrovano presso le pendici del Monte Gennaro.  I  Romani  popolarono  la  zona  grazie  anche alla vicinanza di strade consolari quali la Salaria, la Tiburtina e la Nomentana. Tra i resti di epoca romana va menzionato un grande complesso di ville a terrazze.

Con la  caduta  dell'impero romano,  la  Sabina, come  tutto  il  territorio  dell'impero,  fu  percorso  dalle  invasioni  barbariche.  I Saraceni si insediarono  stabilmente nella zona a sud-est dell'odierna  Marcellina dove  fondarono  il   Castrum  Saracinischi  (o Castellaccio).  Verso il 1.000 si verificò il cosiddetto fenomeno  dell'incastellamento  e  sulle alture  sorsero  vari "castra" dove le gente trovava protezione. Tra i castra della zona ricordiamo il Castrum Marcellini ("Castelluccio"), da cui Marcellina originò il suo nome, oggi quasi completamente distrutto, il Castrum di Torrita (ruderi 2 km. S-O),  il Castrum Monti Viridis ed il già menzionato Castrum Saracinischi.

Il Castrum Marcellini era possedimento di un tal Gregorio de Marcellinnis e la zona fu feudo  dei Marcellini per almeno tre secoli. Nel  1218  Papa  Gregorio  VII  ne  trasferì  il possesso all'abbazia di San Paolo fuori le mura.  Alla  fine  del  XIV  secolo  divenne possesso degli Orsini che nel 1558 lo cedettero ai Cesi.  Nel  1678  ai  Cesi  subentrò  il Principe Giovan Battista Borghese. Nel 1827  Marcellina diventò una frazione di S.Polo dei Cavalieri  e  solo  nel  1909  il  paese  trovò  la  sua  piena  indipendenza  con l'elezione a Comune autonomo.

Comune di MONTEFLAVIO
Monteflavio  Superficie : Kmq. 17,20
 Altitudine :  800 m.
 Abitanti  :  1.400 circa
 Prefisso Telefonico : 0774
 CAP : 00010
 Sito Web del Comune
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Stemma di MonteflavioIl comune montano di Monteflavio si colloca nel cuore del Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili,  e  costituisce una porta di accesso al Monte Pellecchia. Il vecchio nucleo abitato, il Castrum Montis Falconis (castello di Montefalco) risale all'incirca al  IX - X  secolo  d.C.  e  con  molta probabilità doveva trattarsi di una struttura difensiva.  L'imponente complesso,  di cui è ben visibile la cinta difensiva,  fu per qualche motivo abbandonato e nel 1422 risultava nella lista delle terre disabitate.

La zona cominciò a ripopolarsi nel 1570 quando il Cardinale Flavio Orsini accettò di ospitarvi i residenti di Marcetelli, tra la valle del Turano e la valle del Salto,  oppressi per le tasse troppo alte dovute alla famiglia Mareri,   proprietaria del feudo.  Il cardinale stipulò con gli abitanti  di Mercetelli un vero e proprio contratto,  di cui rimane ancora traccia,  che  descriveva  quanto  avrebbero dovuto  pagare  i  nuovi  abitanti,  che  si  impegnavano tra l'altro anche a costruire una chiesa.  Inizialmente  sorse un  borgo  di capanne che in seguito vennero trasformate in case.  Il nuovo centro, in onore del cardinale Orsini fu chiamato Monteflavio.

Nel 1644,  il  feudo  fu ceduto dagli Orsini alla famiglia Barberini.  In  questo  periodo  si  verificò  una  seconda  emigrazione  da Marcetelli e le terre del nuovo feudo si arricchirono di nuova forza-lavoro  che  incrementò  la  pastorizia  e  l'artigianato del legno. Successivamente il feudo passò alla famiglia Colonna. Dal 1650 al 1850,  il  commercio  della  neve diventò una delle principali attività del paese di Monteflavio. La neve veniva conservata nelle fresche grotte del circondario e trasportata a Roma, dove veniva impiegata per conservare le cibarie e per la produzione di sorbetti.  Forse  è   per questo motivo che la strada che tuttora collega Palombara Sabina con la via Salaria e che probabilmente faceva parte del vecchio percorso, viene chiamata 'Strada della Neve'.

Comune di MONTORIO ROMANO
Montorio Romano  Superficie : Kmq. 23,03
 Altitudine :  575 m.
 Abitanti  :  1.900 circa
 Prefisso Telefonico : 0774
 CAP : 00010
 Non dispone di Sito Web
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Stemma di MontorioMontorio Romano è situato su un verdeggiante colle dei monti Sabini posto fra il Tevere e il  Turano  da cui domina a sud la valle Tiberina e a nord la vallata che giunge fino al monte Terminillo.  Il  suo  nome  deriva da Montem Aureum, antico nome della località,  dovuto  probabilmente alla tonalità  giallo  oro  della  terra  dove  venne  edificato  il  nucleo originario del borgo.  La  citazione  'Fundum  Montem  Aureum'  è  riportato  in  un  documento  dell'anno  857  quando risultava possesso dell'Abbazia di Farfa. Con la denominazione di fundum si indica solitamente una piccola porzione di territorio dove si sono stabiliti gruppi di coloni. Nel corso dell'XI secolo, come accadde in molti altri piccoli centri della Sabina, per difendersi dalle incursioni nemiche, la popolazione fu costretta  a  rifugiarsi  sui  monti  creando  un  piccolo borgo fortificato. Montorio Romano  rimase sotto la giurisdizione dell'Abbazia di Farfa,  assumendo  lentamente  l'attuale  fisionomia  fino  al  XIV secolo, quando venne acquistato dalla famiglia Savelli. Nel XV secolo il papato sequestrò il fondo ai Savelli e successivamente fu ceduto ai Cesarini, quindi agli Orsini (1569) ed infine ai Berberni (1664).

Comune di MORICONE
Moricone  Superficie : Kmq. 20,14
 Altitudine :  296 m.
 Abitanti  :  2.450 circa
 Prefisso Telefonico : 0774
 CAP : 00010
 Sito Web del Comune
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Stemma di MoriconeMoricone è situato nel Parco Regionale Naturale dei Monti Lucretili,  alle  pendici  di  Monte Gennaro. L'insediamento umano del territorio è documentato fin dall'età  preistorica  da  resti di antiche mura e di tombe.  Le  sue  origini  sono controverse, ma la teoria più accreditata identifica Moricone con l'antica Regillum, patria della Gens Claudia,  che con Cures ed Eretum era una delle tre città sabine più importanti del periodo pre-romano.  La leggenda vuole che proprio in  queste  zone,  Romolo,  il  mitico  fondatore  di  Roma,  organizzò  il  famoso  ratto  delle  Sabine.   Dopo  la  caduta dell'impero romano, l'invasione dei barbari non risparmiò  la  Sabina  segnando  nel  595 la definitiva scomparsa di Regillum e della vicina Cures.

Un Mons Moresco viene citato come possesso dell' Abbazia di Farfa già nel XII sec., mentre sembra verosimile che il Castello di Moricone sia stato fondato successivamente. Da un documento del  1272  risulta  che  i  Conti  di  Palombara  possedevano  un fortilizio sul monte Morecone,  sulla  cui  cima  venne  edificato  il  primo  nucleo  del  castello  e  da cui derivò il nome del paese. Successivamente Moricone passò  ai  Savelli  che  furono  per  lungo  tempo  signori  incontrastati  del  territorio,  con  una breve interruzione nel 1501 in cui subentrò Giulio Orsini. Nel 1619 i Savelli cedettero il feudo ai Borghese, a cui succedettero i Torlonia dopo il matrimonio tra Giulio Borghese e Anna Maria Torlonia.  I Torlonia amministrarono i beni di Moricone fino a pochi decenni fa, quando per eredità, i possedimenti, passarono agli Sforza Cesarini.

Comune di NEROLA
Nerola  Superficie : Kmq. 18,64
 Altitudine :  452 m.
 Abitanti  :  1.450 circa
 Prefisso Telefonico : 0774
 CAP : 00017
 Sito Web del Comune
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Stemma di NerolaNerola è un piccolo borgo  medievale  situato  sui  monti Lucretili,  nel  Lazio  settentrionale,  quasi  al  confine  fra  la provincia di Roma e quella di Rieti.  Alcuni ritengono che l'origine etimologica del nome Nerola  si  debba far  risalire all'Imperatore Nerone per una iscrizione posta sulla fontana  in Piazza del Municipio.  Altra  tesi  prevalente  sostiene invece che il nome Nerola deriva dalla  voce  sabina  'nero'  che  significava  forte,  valoroso.  L'importanza  che  ebbe Nerola, per la sua posizione di controllo del fondovalle nel corso dei secoli, è  attestata  da  una  benefica  istituzione detta Ospedale dei Pellegrini, che assisteva tutti coloro che transitavano per la via Salaria diretti a Roma.

Nel 972 la  zona di  Nerola  fu concessa in feudo  al  conte  Benedetto  Crescenzi  con  l'obbligo  che  vi  costruisse  un  castello fortificato per difesa contro saraceni. Il "Castrum Nerulae" sorse su un antico insediamento  sabino  ed  intorno  ad esso sorse anche un primitivo agglomerato di case di legno sostituito, più tardi,  da  costruzioni  in  sassi  e  malta.  Il  castello  di  Nerola è ricordato sin dalla prima metà del 1000 nel regesto farfense.

Dopo numerosi scontri tra la famiglia Crescenzi e la Santa Sede, passò sotto il dominio della Santa Sede. Nel 1235 entrò a far parte del patrimonio della Camera apostolica ed i suoi abitanti furono autorizzati a  reggersi  in  libero  comune,  ma  per  breve durata poiché il castello venne dato in feudo ai Montenigro, antica casata di origine genovese, legata da vincoli  di  parentela  ai Savelli. All'inizio del XIV secolo papa Bonifacio VIII  concesse Nerola a Francesco Orsini come premio  per  la  fedeltà  mostrata alla Chiesa Romana.  Gli Orsini rafforzarono la struttura del castello innalzando quattro torri a pianta quadrangolare e cingendo di mura il borgo sottostante.  Gli  Orsini ne mantennero la proprietà fino al 1644,  quando  il  feudo  venne  venduto  ai  Barberini insieme ai possedimenti di Montelibretti. Estinta la discendenza diretta dei Barberini,  nel  1728 subentrò  la  famiglia  Colonna Sciarra in seguito al matrimonio celebrato fra Cornelia Barberini  e  Giulio Cesare Colonna.   Seguirono  poi  come  proprietari i Lante della Rovere, i Sacchetti e nel 1939 i Marchesi Ferrari Frey. Recentemente il castello è stato rilevato da una società che ha provveduto al suo restauro.

Per la sua posizione a ridosso della via Salaria, si presume che il castello di Nerola facesse parte del sistema di vedette,  dette semaforiche, che, dalla torri di avvistamento situate lungo il litorale tirrenico,  trasmettevano  nell'entroterra  eventuali  segnali di pericolo. Di notte la trasmissione veniva effettuata mediante la disposizione di fiaccole  accese,  di  giorno  con  fumate  di  varie colore e sbandieramenti.

Comune di OLEVANO ROMANO
Olevano Romano  Superficie : Kmq. 26,12
 Altitudine :  571 m.
 Abitanti  :  6.500 circa
 Prefisso Telefonico : 06
 CAP : 00035
 Sito Web del Comune
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Stemma di OlevanoOlevano Romano è ubicato sul Monte Celeste da cui domina un paesaggio  molto  suggestivo che  ha  ispirato  molti artisti del periodo del romanticismo. Il territorio era sicuramente abitato al  tempo  dell'espansione  romana  nell'Italia centrale come  testimoniano le 'Mura Poligonali' attribuite agli Equi.  Fu  probabilmente  uno  di  quei  trentuno  oppida (centri fortificati) che sferrarono numerosi attacchi ai Romani per esserne poi sconfitti e conquistati.  Dopo la sconfitta degli Equi, i Romani consolidarono le  loro  conquiste  con  la  fondazione  di  colonie  e  la  costituzione  della  Tribus Aniensis. Integrato nello stato romano,  raggiunse nella tarda età imperiale un ruolo di una certa  importanza  di  cui  rimangono ancora tracce visibili di ville patrizie. Vi sono varie teorie sul nome Olevano, la più credibile ricollega il nome all'olivo, data anche la vocazione del territorio. Altra teoria ricollega il nome del paese al greco 'olibanos' che vuol dire incenso:  dal latino  medievale dare ad incensum oppure dare in censum che si riferisce al denaro pagato quale censo.

Il primo documento medioevale che parla di Olevano è una bolla di Papa Giovanni XII nel 958,  con  la  quale  si  riconfermavano tutti i beni al Monastero Benedettino di Subiaco. Tra alterne vicende il paese fu dapprima sotto il dominio dei Frangipane, poi dei Colonna, degli Orsini, ancora dei Colonna e alla fine dei Borghese.  L'ultimo signore di Olevano fu il principe  Camillo Borghese marito di Paolina Bonaparte, sorella di Napoleone.

Comune di PALOMBARA SABINA
Palombara Sabina  Superficie : Kmq. 75,19
 Altitudine :  372 m.
 Abitanti  :  11.000 circa
 Prefisso Telefonico : 0774
 CAP : 00018
 Sito Web del Comune
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Stemma di Palombara SabinaPalombara Sabina è posta su un colle ai piedi di Monte Gennaro, dominato dal Castello dei Savelli-Torlonia. Il paese fin  dall'VIII  sec. era chiamato già Palumba o anche Palumbus ( vocabolo  etimologicamente  derivato  dai  numerosi colombai presenti nel territorio). Questo centro della Sabina ha origini remote, sembra infatti si possa identificare con l'antica Cameria, città Latina,  occupata da Tarquinio Prisco.  La  crescita  urbanistica  iniziò intorno all'anno  mille  nel momento  in  cui  le  pressioni  delle  popolazioni  barbariche  spinsero  gli  abitanti  verso  punti  più  protetti  e  sicuri. L'esistenza di un Castrum Palombarum,  sorto  molto  probabilmente  verso  la  fine  del  X  sec.,  è  documentata  dal  Registro Sublacense del 1064.   In  quel  periodo  il  castrum  era  di  proprietà  dell'Abbazia  di  Farfa,  amica  della  città  di  Tivoli e rivale dell'abbazia sublacense.

Nel secolo XI, un ramo della famiglia Crescenzi si fregiò del titolo di Conti di Palombara. Fu poi proprietà  degli  Ottaviani,  a  cui succedettero i Savelli,  che si insediarono nella  roccaforte  rendendola  inattaccabile  ed  abbellendola.  I  Savelli  riuscirono  ad accrescere i loro possedimenti nella regione e ne divennero nel secolo successivo feudatari esclusivi e con brevi interruzioni vi governarono per lungo tempo.

I Savelli, aiutati dai Colonna,  combatterono  a  lungo contro gli Orsini per mantenere il possesso del territorio ed  addirittura  nel 1498  preferirono  dar  fuoco  all'abitato  piuttosto  che  farlo  cadere  in  mani  nemiche.  Papa  Alessandro  VI,  infine,  confiscò  i possedimenti dei  Savelli  per assegnarli  a  Giulio  Orsini.  Ma  già  nel   1504,  con  il  crollo  della  potenza  dei  Borgia,  i Savelli tornarono in  possesso  dei  loro  beni.   I  Savelli  persero  di  nuovo  i  loro  possedimenti  nel  1593,  quando  furono  confiscati  dal papato perché il signore del feudo Troilio Savelli si era distinto per una serie di assassini e violenze. Ma la confisca dei beni dei Savelli fu revocata dopo soli cinque anni, nel 1598. I Savelli entrarono in una  progressiva  crisi  economica  finché  nel  1637 vendettero il castello di Palombara al principe Marcantonio Borghese, ma non il titolo di duca che conservarono fino al 1728. Nel 1870 Palombara si costituì poi in libero comune.

Comune di PERCILE
Percile  Superficie : Kmq. 17,62
 Altitudine :  575 m.
 Abitanti  :  250 circa
 Prefisso Telefonico : 0774
 CAP : 00020
 Sito Web del Comune
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Stemma di PercilePercile è un grazioso borgo dell'alta valle dell'Aniene situato sopra una collinetta calcarea e completamente immerso nel Parco regionale naturale dei Monti Lucretili. Alcuni storici ne fanno derivare il nome dalla famiglia romana Porcia e dell'epoca romana è rimasta traccia di alcuni ceppi sepolcrali rinvenuti nella zona ed anche di altri reperti archeologici che sono stati in parte trafugati. Le prime notizie del borgo risalgono all'epoca di San Silvestro I,  pontefice  dal  314  al 335. Anastasio il bibliotecario (antipapa nell'anno 855) nomina il Fundum Percilianum in territorio Sabinensi. A partire dal secolo X i nobili locali favorirono la costruzione di centri fortificati sulle alture  tra  cui  anche  Percile.  Nel  1110  il  castello  di Percile venne donato dal nobilis vir Beraldo figlio del conte Crescenzio all'Abbazia di Farfa che nel 1262 la cedette agli Orsini. Gli Orsini a loro volta cedettero i loro possedimenti di Percile alla famiglia Degli Atti, che nel 1608  cede  il  feudo  ai  Borghese.  Nel 1870, con l'annessione al Regno d'Italia di tutto lo Stato pontificio,  terminarono  i  moti  risorgimentali  che  si  erano  manifestati anche   a  Porcile  e  la  popolazione   iniziò  ad  abbandonare  il  paese  in  cerca  di l avoro  e  di  una  vita  più  facile.  Le  guerre contribuirono poi ad una ulteriore decimazione della popolazione, ridotta oggi a poche centinaia di anime.

Comune di PISONIANO
Pisoniano  Superficie : Kmq. 13,20
 Altitudine :  532 m.
 Abitanti  :  750 circa
 Prefisso Telefonico : 06
 CAP : 00020
 Sito Web del Comune
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Stemma di PisonianoPisoniano è un piccolo comune della  Valle dell'Aniene,  posto  sul  versante orientale dei monti Prenestini,  alle falde del monte Guadagnolo. Il nome del paese deriva dalla famiglia romana Pisonia, che vi possedeva una villa, i cui resti sono ancora visibili nei dintorni della Valle del Giovenzano. Da quella famiglia proveniva quel Caio  Calpurnio  Pisone che fu tra coloro che congiurarono contro Nerone. Attorno ai resti della villa  sorse  il  primo  nucleo  del  paese  che si chiamò  'Vicus Pisonis',  che nel tempo si trasformò in Castrum Pisciani,  poi  in  Piscanum,  quindi  in  Pisciano,  e nel 1871 assunse definitivamente l'attuale nome di Pisoniano.

La sua storia si riallaccia ad un fondo donato ancora prima  dell'anno  mille  dal  Papa  ai  monaci  sublacensi.  Fu  dunque  per alcuni secoli dei Benedettini finchè nel XIV secolo il  suo  possesso,  inizialmente  dei  Colonna  fu  conteso  con  gli  Orsini  ed i Borgia, che lo ebbero per brevi periodi per volere del Papa.  Dopo  varie  e  molteplici  vicissitudini,  Pisoniano,  insieme  ad  altri feudi, fu ceduto dal contestabile Marcantonio Colonna alla famiglia dei Massimo, che si  gloriavano  di  discendere  nientemeno che  dal  console  Fabio  Massimo  il  Temporeggiatore.    Dopo  soli  dieci  anni,   nel   1575  i  principi  Massimo  rivendettero  il possedimento al nobile prelato di Camera Apostolica Girolamo Theodoli.

Comune di POLI
Poli  Superficie : Kmq. 21,39
 Altitudine :  435 m.
 Abitanti  :  2.200 circa
 Prefisso Telefonico : 06
 CAP : 00010
 Sito Web
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Stemma di PoliLa città di Poli è situata su un'altura dei monti Prenestini.  L'antico  borgo è attraversato da una sola via centrale dalla quale si dipartono numerosi vicoli a spina di pesce, pittoreschi e caratteristici.  Poli sorse sui vastissimi domini della gens  Anicia ( famiglia patrizia romana ).  Il  paese  si  formò  davanti  alla  primitiva  Rocca  del  IX  o  forse  X  secolo, appartenente al Monastero benedettino del Clivio di Scauro di Roma. Conosciuto come Castrum Sancti Pauli,  prese successivamente il nome di Poli.  Fu poi di Stefano Stefaneschi e nel 992 di nuovo del Monastero,  che  lo  concesse per tre generazioni a tal  Conte  Giovanni,  forse  appartenente  alla  famiglia  dei  Conti  di  Tuscolo.  Successivamente  entrò in possesso del Monastero San Paolo di Roma da cui deriverebbe la denominazione di Castrum Sancti Pauli.

Alla fine del secolo XI un certo Oddone,  figlio  di  Gregorio,  forse  dei  Conti  di  Tuscolo,  occupò  Poli,  assumendo  il  nome  di Oddone da Poli. Gli succedette un altro Oddone, suo nipote, che dopo aver avuto problemi con i propri possedimenti per essere stato scomunicato, ne tornò nuovamente in possesso fortificando l'antica rocca, come ci ricorda una lapide posta nel castello. Il suo successore Oddone III  perse  i  suoi  averi  per  saldare  un  debito  nei  confronti  di  Riccardo  Conti,  fratello  del  pontefice Innocenzo III. I Conti rimasero proprietari dei  feudi  di  Poli  e  Guadagnolo  fino  al  1808.  Con  l'estinzione  della  famiglia  Conti diventò proprietà degli Sforza Cesarini, quindi venduto ai Torlonia, che tuttora mantengono il titolo di Duca di Poli e Guadagnolo.

Comune di RIOFREDDO
Riofreddo  Superficie : Kmq. 12,46
 Altitudine :  705 m.
 Abitanti  :  800 circa
 Prefisso Telefonico : 0774
 CAP : 00020
 Sito Web del Comune
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Stemma di RiofreddoIl paese di Riofreddo, attraversato da un antico tracciato della Via Valeria, sorge, tra il Lazio e l'Abruzzo ed  ha  segnato per lungo tempo la frontiera tra lo Stato Pontificio e il Regno di Napoli. Dai resti archeologici, i primi abitanti della zona risultano essere gli antichi Equi, che avevano nella vicina Carseoli uno dei loro centri principali. Il  nome  di  Riofreddo (Rivus Frigidus), deriva da un gelido ruscello, il torrente Bagnatore, che scorre nei pressi del paese. Il primitivo abitato si  andò   formando   intorno  al  castello,  sorto   probabilmente   nell'XI   secolo,   con   l'apporto  di  gruppi  di   diversa provenienza.  La prima  citazione  scritta  risale  al 1157  e  riporta  il  nome  del  paese  e  quello  del  suo  signore  Berardus  de Rigofrigido, probabilmente un soldato che si era autonominato barone.

Nel 1301 fu feudo degli Orsini, poi nel secolo successivo passò ai Colonna e a metà del XVI secolo ai Del Drago, che divennero marchesi nel 1622 e principi nel 1832. Riofreddo  godette di un  periodo  di  una  certa  importanza  nel  1799,  durante  la  prima Repubblica Romana, quando fu nominato capoluogo del 6° Cantone del Dipartimento del  Tevere,  che  comprendeva  un  certo numero di comuni. Il periodo di notorietà si rinnovò con la venuta nel 1893  di  Ricciotti  Garibaldi,  secondogenito di  Giuseppe e Anita, il quale vi eresse un secondo castello, oggi chiamato Villa Garibaldi.

Comune di ROCCA CANTERANO
Rocca Canterano  Superficie : Kmq. 15,79
 Altitudine :  745 m.
 Abitanti  :  250 circa
 Prefisso Telefonico : 0774
 CAP : 00020
 Sito Web del Comune
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Stemma di Rocca CanteranoRocca Canterano è un paesino posto su una altura dei monti Ruffi. Il toponimo sembrerebbe derivare dalla rocca che fu costruita nel X secolo come baluardo per la difesa di Canterano,  il paese sottostante che da tempo era  oggetto  di ripetuti assalti da  parte di Landone,  signorotto di Bellegra e Cerreto.  Secondo  un'altra  ipotesi,  sembrerebbe  che il nome originario fosse  Montepietra  e  che il  successivo   Rocca  di  Canterano  fosse  derivato  dalla  necessità di indicare il paese più vicino al Castello.

Nonostante ritrovamenti archeologici dell'epoca romana, gli storici fanno risalire le origini di Rocca Canterano al 1084, ad opera dell'Abate di Subiaco Giovanni V, che costruì sul  monte  Pietra  una  inespugnabile  fortezza  per  difendersi  da Landone,  antico avversario del monastero di Santa Scolastica. Intorno alla fortezza sorsero poi le prime abitazioni che ospitavano le famiglie  dei soldati. Nel 1320 fu conquistata dai principi di Antiochia e verso il 1500 divenne insediamento di bande di briganti,  sconfitti,  alla fine dello stesso secolo, da Papa Sisto V. Nel 1700 Rocca Canterano apparteneva come feudo ducale alla  famiglia  Colonna di Roma mentre Rocca di Mezzo, sua frazione, ai Colonna di Paliano. Nel censimento del  1890  aveva 1.800  abitanti,  ridotti  ora a nemmeno trecento.

Comune di ROCCAGIOVINE
Roccagiovine  Superficie : Kmq. 8.82
 Altitudine :  520 m.
 Abitanti  :  300 circa
 Prefisso Telefonico : 0774
 CAP : 00020
 Non dispone di Sito Web
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Stemma di RoccagiovineIl territorio in cui sorge il paese,  situato su uno sperone roccioso,  fa parte  del  Parco  Regionale  dei  Monti  Lucretili. L'origine del nome deriva, secondo alcuni storici, dalla denominazione medioevale di Arx Junonis, rocca di Giunione. Delle sue origini sappiamo solo che il Monastero di San Cosimato di Vicovaro era  proprietario del  fundus sul  quale sarebbe stato costituito un castellum. Appartenuto dapprima a comunità religiose,nel 1191 fu acquistata da Giovanni Orsini, nipote  del  Papa  e  verso  la  metà del  XIV  secolo  la  famiglia  Orsini  acquistò gradualmente  tutti  i  fondi di quest'area, rimanendone, alla fine, unica proprietaria.

Nel 1315 il primo signore, Giovanni Orsini, dettò gli statuti e il feudo restò sotto gli Orsini fino al 1632 quando un terzo di esso fu venduto a Marcantonio Borghese.  Nel 1655 la peste sterminò l'intera popolazione del paese,  fatta eccezione  per  le  due  sole famiglie Cocchieri e Troiani che trovarono rifugio dal contagio nella chiesa di  S. Maria delle Case.  Il paese  venne  ricolonizzato ed il castello acquistato dai Nunez Sanchez che lo cedettero nel 1824 al marchese Luigi Del Gallo,i cui discendenti sono tuttora gli attuali proprietari del Castello.

Comune di ROCCA S. STEFANO
Rocca S. Stefano  Superficie : Kmq. 9,71
 Altitudine :  664 m.
 Abitanti  :  1.000 circa
 Prefisso Telefonico : 06
 CAP : 00030
Sito Web del Comune
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Stemma di Rocca S.Stefano Rocca Santo Stefano è un piccolo paese arroccato su uno sperone di roccia calcarea in mezzo a boschi di castagni. Intorno all'VIII secolo si ha notizia in questi luoghi di un  piccolo  insediamento  chiamato  Rocca  d'Equi  sviluppatosi intorno ad una chiesa dedicata a Santo Stefano. Dopo la caduta dell'impero romano, le ripetute invasioni barbariche costrinsero gli abitanti a cercare rifugio sulla vicina altura di Colle Lungo,  dove  è  oggi  il  paese.  A partire  dal  1096 Rocca s. Stefano venne acquisita, permutandola con  Pisoniano,  dal  monastero  sublacense  che  la  tenne  fino  al secolo successivo.

Il dominio dei monaci non durò a lungo in quanto nel 1167, l'abate Simone fu costretto a cedere il paese  ad  alcuni  romani, in cambio della propria liberazione. Sulle travagliate vicende politiche del paese, non si sa molto: dopo vari passaggi di proprietà, nel 1630, Rocca S. Stefano divenne possedimento della famiglia Colonna. Fu poi associato al  comune  di  Bellegra,  da  cui si distaccò nel 1946 divenendo comune autonomo.

Comune di ROIATE
Roiate  Superficie : Kmq. 10,38
 Altitudine :  697 m.
 Abitanti  :  800 circa
 Prefisso Telefonico : 06
 CAP : 00030
 Non dispone di Sito Web
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Stemma di RoiateRoiate è un paesino montano situato a cavallo tra la valle del Sacco e la valle dell'Aniene.  Le  sue  origini  si  perdono nel tempo e le mura ciclopiche sparse sul suo territorio ne  sono  una  testimonianza.  Il  nome  deriva  dalla  'Fontana Roja', che forniva l'acqua alle antiche popolazioni del luogo. Secondo altri Roiate deriverebbe dal latino rubia, (robbia), nome di una pianta dalle  cui radici  si  estrae  un  colorante  rosso. Le  origini  di  Roiate  risalgono  al  IV  secolo  a.C. quando gli Equi sottomessi dai Romani furono  costretti  ad  insediarsi  sull'alto  colle  tufaceo.  Poi,  sull'antichissimo Castrum, scese il buio più fitto, che si diradò molto più tardi, quando, a cristianesimo ormai diffuso, Roiate entrò a far parte della diocesi di Palestrina, dalla quale dipendeva per gli affari ecclesiastici, mentre per i diritti feudali dipendeva all'Abbazia di Subiaco.

Nel 962 fu eletto libero comune, in seguito ai servizi resi all'imperatore Ottone I°. In un documento  del  gennaio  967  gran  parte delle terre di Roiate furono confermate come beni dei monaci di Subiaco e Roiate vi appare come "domus culta" e  casale  sotto il nome di Luroiate, poiché tutta la contrada era denominata "Roia". Nel 1174 Landolfo Raone, di un ramo  dei  Conti Longobardi di Ceccano, occupò Roiate  e  Roccasecca  e  l'Abate  sublacense  Simone,  dovette  rivolgersi  al  papa  Alessandro  III,  il quale scomunicò Raone, costringendolo con le armi a restituire i castelli, che furono donati in feudo ai Monaci sublacensi.

Furono i Monaci benedettini, nel 1270,  a dare al borgo uno statuto che gli riconosceva libertà civili.  Il  monastero  di  Subiaco ne mantenne l'amministrazione per molti anni, seppure con alterne vicende e scontri  con  le  famiglie  nobili  dell'epoca.  Nel  1302 papa Bonifacio VIII concesse agli Angleri il feudo, che nel 1350 rientrò fra le proprietà della Chiesa. Per un certo periodo entrò in possesso dei Barberini, che lo cedettero poi al conte Ovidio Bovi, la cui famiglia lo tenne fino alla sua estinzione a metà  del  XIX secolo, quando passò sotto la diretta giurisdizione dello Stato Pontificio.

Comune di ROVIANO
Roviano  Superficie : Kmq. 8,38
 Altitudine :  523 m.
 Abitanti  :  1.400 circa
 Prefisso Telefonico : 0774
 CAP : 00027
 Sito Web del Comune
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Stemma di RovianoRoviano è' posto a sentinella dell'Alta Valle  dell'Aniene,  sopra un  piccolo  colle  calcareo.  Sull'origine  del  nome  del paese ci sono due teorie: secondo  alcuni  deriverebbe  dagli  alti  rovi  che  vi  crescevano;  secondo  lo  storico  Nibby risalirebbe invece alla famiglia romana dei Rubrii, insediatisi nella zona dopo  la  sottomissione  degli  Equi  avvenuta nel 304 a.C.. A questo popolo italico sembrerebbero risalire le bellissime mura poligonali da qualche anno  messe in luce,  insieme  ad  altre  strutture  d'epoca  romana.  La  zona,  sicuramente  abitata   già  nel   periodo  neolitico,  dopo l'occupazione romana fu abitata anche dai numerosi schiavi e  operai  utilizzati  per la  costruzione  degli  acquedotti  romani, dei quali rimangono i resti in tutta la valle.

Le prime notizie del borgo dell'antica Rubianum e di un castello le ritroviamo in alcuni documenti risalenti al IX secolo.  Nel 967, l'imperatore Ottone I assegnò il Castello e il Monte all'Abbazia di Subiaco, provocando però conflitti e controversie con l'abate del Monastero di San Cosimato a Vicovaro,  che  ne  rivendicava  il  possesso.  Nel 983 papa  Benedetto III  cercò  di  mediare  nella controversia, favorendo l'Abbazia sublacense, suscitando però il risentimento dei feudatari del luogo.  Sappiamo  comunque, da un'iscrizione nella Chiesa di Santa Scolastica a Subiaco, che nel 1051  Ruvianum  apparteneva  ai  benedettini.  Per ancora due secoli Roviano fu aspramente conteso da signori locali, tra i quali Riccardo d'Arsoli che nel 1183 se ne  impadronì  con  la forza, provocando la reazione del pontefice. 

Nel  1227  il  feudo  passò ai  Colonna di  Riofreddo e  successivamente  fu  diviso  tra i  vari  rami  della  famiglia,  a cui  rimase  per centinaia di anni, tranne  brevi periodi in cui  fu  possesso  degli  Orsini ( affittuari nel 1458 ) ed  i  Barberini ( 1625-1630 ).  Il castello e i numerosi possedimenti baronali vennero acquistati dai Massimo (1872), poi  dai  Brancaccio ( 1902 ) ed,  infine, dal Comune nel 1979) sono entrati a far parte delle proprietà del comune di Roviano.

Comune di SAMBUCI
Sambuci  Superficie : Kmq. 8,23
 Altitudine :  434 m.
 Abitanti  :  900 circa
 Prefisso Telefonico : 0774
 CAP : 00020
 Sito Web del Comune
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Stemma di SambuciIIl paese è situato tra i Monti Tiburtini e i Ruffi,  al fondo della valle attraversata dal  torrente  Fiumicino.  Il  nome  deriva dalla presenza nel territorio di piante di sambuco, che un tempo cresceva in abbondanza e veniva e viene sfruttato sia per le sue qualità curative che per aromatizzare i  liquori.  L'affermarsi  dell'ordine  benedettino  nella  zona  di  Subiaco diede impulso all'insediamento abitativo di Sambuci. La prima notizia documentata di un  insediamento  nella  zona è un atto con cui Papa Nicolò I (858-867) confermava all'abate Leone di Subiaco tutti i beni del  monastero  e  tra  questi anche Sambuci. Tra il XII e il XIII secolo  la  Valle  dell'Aniene  diventò  un'area  turbolenta,  segnata  da  numerose  incursioni dei Tiburtini, dei Campani, delle truppe di Federico Barbarossa e di Corrado  d'Antiochia,  tutti  impegnati  in  guerre  contro  lo  Stato Pontificio. Per scopi difensivi gli antichi edifici di Sambuci furono fortificati ed  il  feudo  passò  sotto  la  dominazione  della  casa d'Antiochia, che ne mantenne la proprietà fino al XVI secolo. .

Con il benestare pontificio, dal XVI secolo in poi Sambuci fu sotto il governo di varie famiglie nobili laziali a cominciare dai Conti Mereri, eredi di Maria di Antiochia. Al termine del XVI sec.  la  Sacra  Rota  decise  di  far  passare  il  feudo  ed il  castello  sotto il controllo degli Zambeccari, signori di Arsoli. Successivamente lo Stato Pontificio affidò le proprietà,  all'inizio  del  XVII  sec.,  agli Astalli.   Con  l'estinzione  della  linea  diretta  degli  Astalli,  Sambuci  e  castello  passarono  prima  a   Giuseppe  Compagnoni Marefoschi e poi ai Picccolomini. Verso la fine del XIX secolo le proprietà passarono alla famiglia Theodoli, che già possedeva San Vito Romano e Ciciliano. Nel 1960 una società ha comprato dai Theodoli le proprietà  di  Sambuci,  che  sono  state  infine rilevate nel 1991 dallo stesso comune di Sambuci.

Comune di SAN GREGORIO DA SASSOLA
San Gregorio da Sassola  Superficie : Kmq. 35,25
 Altitudine :  420 m.
 Abitanti  :  1.500 circa
 Prefisso Telefonico : 0774
 CAP : 00010
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Stemma di San Gregorio da SassolaIl paese sorge su uno sperone tufaceo tra i Monti Tiburtini e il versante occidentale di quelli Prenestini. Il nome deriva da san  Gregorio  Magno,  discendente  dalla  gens Anicia,  che  possedeva  tutto  il  territorio.  Prima  dell'unificazione dell'Italia si chiamava solo S.Gregorio a cui fu aggiunto Sassola  probabilmente p erché  nella  zona  sorgeva  Saxula, città degli antichi Equi,  anche  se  uno s tudioso  ha  recentemente  escluso t ale  ipotesi.  E'  certo  invece  che  qui si sviluppò l'antica città di Aefula,  colonia  di  Albalonga.  Efula,  da cui prende il nome il Monte Eflano, fu poi conquistata dagli Equi e successivamente, con la sottomissione degli Equi da parte dei Romani  (304 a.C.)  entrò  nell'orbita  romana  e nel 247 a.C. fu dichiarata colonia romana. 

La fine di Efula fu dovuta alla guerra civile tra Mario  e  Silla.  Silla punì  severamente  molte  città  che  avevano  sostenuto  Mario distruggendole. Nel suo territorio sorsero numerose ville romane. Dalla organizzazione romana si passò poi  all'unità  fondiaria tipica del periodo medioevale. In un documento del 587 si fa riferimento al nome di Gregorio degli Anici che era proprietario del fondo. Tale gens Anicia, originaria di Palestrina, era diventata molto  potente  grazie  a  matrimoni  con altre  famiglie  importanti. Gregorio degli Anici, divenuto poi pontefice con il nome di S.Gregorio Magno, donò il fondo al monastero romano di  S.Andrea al Celio, fondato da lui stesso quindici anni prima. Il territorio, che prima della donazione si chiamava Ancesano  prese il  nome  di S.Gregorio e fu concesso in enfiteusi dai monaci proprietari. Nel 594  S.Gregorio  Magno  regalò  al  Monastero  di  Subiaco  una vasta parte dei suoi possedimenti, tra cui anche le terre di S. Gregorio. Nel 1249 il  Monastero  di  Subiaco  risultava  proprietario del castrum Sancti Gregorii. Nel 1392 il paese divenne feudo dei Colonna e, successivamente papa Alessandro VI, che lo aveva conquistato sconfiggendo i Colonna, lo donò agli Orsini. Nel 1567 fu ceduto al cardinale Prospero Publicola Santacroce. Passò poi al Duca di Poli Lotario II Conti e nel 1631 a Taddeo Barberini. Fu quindi  acquistato  dal  Cardinale  Pio  di  Savoia  nel  1655. Dopo una serie di eredità nella famiglia Savoia, il feudo  abbandonato  a  se  stesso,  nel  1850  diventò  proprietà  dei  duchi  di Ulceda;  nel 1889 il  castello  di  San Gregorio  fu  venduto  ai  principi  Salvatore  ed  Elisabetta  Brancaccio.  Nel 1981 i  principi Brancaccio hanno venduto al Comune la villa Brancaccio (divenuta oggi un parco pubblico) e nel 1989 il castello.

Comune di SAN POLO DEI CAVALIERI
San Polo dei Cavalieri  Superficie : Kmq. 42,73
 Altitudine :  651 m.
 Abitanti  :  2.450 circa
 Prefisso Telefonico : 0774
 CAP : 00010
 Sito Web del Comune
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Stemma di San Polo dei CavalieriIl paese è situato sulle pendici dei Monti Lucretili, di fronte a  Castel Madama, sopra la  Valle  dell'Aniene.  I documenti riguardanti le origini di San Polo sono molto  scarsi ma si sa che già anteriormente al 200 a.C. esisteva nella zona un agglomerato etnico e la zona era popolata fin dall'eta del bronzo.

Il nome deriva dal fatto che il paese fu fondato dai monaci di San Polo ed il luogo appartenne all'Abbazia di San Paolo fino al XV secolo, quando Papa Bonifacio IX lo cedette alla famiglia Orsini come ricompensa per i servigi resi alla chiesa. Nell' XI secolo è accertato che si chiamasse Castrum Sancti Pauli in Jana, nome che rinvia,  con  ogni probabilità, anche  al  culto  della dea Diana. Solo dopo il 1532 fu aggiunto 'dei Cavalieri' che, secondo alcuni evocherebbe l'appartenenza del posto  ai  Templari, ma secondo altri andrebbe semplicemente ricondotto a  Giovanna,  madre di  Mario  Orsini,  che  apparteneva  alla  famiglia  dei Cavalieri.

Fu feudo degli Orsini, che nel 1558 lo cedettero  al cardinale Piero Donato Cesi.  Alcuni  anni  dopo  Federico  Cesi  lo  elesse a sede dell'Accademia dei Lincei, da lui fondata nel 1603, e alla quale aderì anche  Galileo  Galilei.  Il  castello  fu  completamente restaurato e ospitò molti membri della Curia che amavano trascorrere a  San  Polo  la  loro  villeggiatura.  La  terribile  peste  del 1656 decimò la popolazione ed i Cesi, per ripopolare il paese, chiamarono a stabilirsi a San Polo famiglie dei paesi  vicini.  Nel 1678 il Castello fu ceduto alla famiglia Borghese. Il feudo passò poi ad essere amministrato dallo Stato pontificio e soltanto nel 1870 divenne comune autonomo.

Comune di SAN VITO ROMANO
San Vito Romano  Superficie : Kmq. 12,72
 Altitudine :  655 m.
 Abitanti  :  3.300 circa
 Prefisso Telefonico : 06
 CAP : 00030
 Sito Web del Comune
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Stemma di San Vito RomanoSan Vito Romano si estende sulle propaggini orientali della catena dei Monti Prenestini, in posizione dominante sulla valle del Sacco. La zona fin dal X secolo a.C. fu abitata dagli Equi, un popolo guerriero che fronteggiò  i  Romani  nelle loro mire espansionistiche fino al 456 a.C., anno in cui fu sottomesso e le sue  terre  furono  attribuite  dai  Romani ai propri veterani e ai reduci. In epoca romana San Vito fu forse la  città  di  Vitellia,  dal  nome  della  gens  Vitellia  che la difese contro gli Equi. Riguardo all'origine del nome odierno,  è citato  un Castrum Sancti Viti  in  un  documento  della Curia Prenestina. La denominazione fu senz'altro scelta dai monaci benedettini, che vollero dedicare il paese a San Vito e, nello stesso tempo, conservare forse la radice del nome dell'antica Vitellia. I Romani  abitarono  questi  luoghi   per   molti   secoli e vi costruirono sontuose ville. Subì poi le invasioni barbariche e, alla fine del VI secolo, la dominazione longobarda.

Nel IX secolo subì le terribili scorrerie dei Saraceni e gli  abitanti  si  rifugiarono  sulla  rupe,  dove  gli  scampati  ricostruirono un nuovo centro. I primi abitanti molto probabilmente furono gli Schiavoni, arrivati dall'Adriatico sul finire  del  963.  Secondo  un'altra ipotesi, l'abitato trarrebbe origine dai normanni, in particolare da Boemondo d'Altavilla. Sulla  sommità della  rupe  fu  eretta  una fortezza intorno alla quale si  formò  l'abitato  di  San  Vito,  che  fu  feudo  dei  monaci  fino  all'anno  1180  quando  subentrarono i Colonna, chiamati dalla popolazione per farsi proteggere. Questi  fortificarono  il  castello  e  ne  rimasero  signori,  con  alterne vicende, fino al 1565, quando un suo celebre discendente, Marcantonio Colonna, cedette parte della proprietà ai  Massimo,  che dopo soli dieci anni la rivendettero ai Theodoli.  Sotto il dominio di  questi  ultimi  la  struttura  del  castello  cambiò  radicalmente come anche il paese, che fu abbellito architettonicamente e dove nel 1649 venne realizzato il cosiddetto Borgo Mario Theodoli. Il castello, in cui sarebbe nato nel 1365 Oddone Colonna, il futuro papa Martino V, è ancora di proprietà della famiglia Theodoli.

Comune di SANT'ANGELO ROMANO
Sant'Angelo Romano  Superficie : Kmq. 21,45
 Altitudine :  400 m.
 Abitanti  :  3.350 circa
 Prefisso Telefonico : 0774
 CAP : 00010
 Sito Web del Comune
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Stemma di Sant'Angelo RomanoIl Il paese sorge sulla cima di uno dei tre colli che costituiscono i Monti Cornicolani,  il Monte Patulo,  in una posizione da cui domina tutta la pianura sottostante. Il centro abitato sorge, secondo le ipotesi più accreditate,  sul  sito  dove  si trovava l'antica città sabina di Medullia, conquistata dai Latini  e  sottomessa  poi  dai  Romani.  La città  fu  fondata da Latino Silvio, terzo re di Albalonga e pronipote (secondo la leggenda) di Enea. Sul  Monte  Patulo  era  originariamente presente una fortezza romana e sui suoi resti venne eretta un'Abbazia, che i monaci di San Paolo fortificarono con una rocca, dove trovavano rifugio le popolazioni del luogo. Il borgo venne a concretizzarsi intorno al  900  d.C.  prendendo  il  nome di castrum Sancti Angeli Montis Patule. Nel corso del X secolo, venne consacrato a San Michele Arcangelo e prese così il  nome di Sant'Angelo.

Nel 1200 apparteneva alla famiglia Capocci, che vi fece costruire un castrum e da  allora  il  borgo  seguì  le  sorti del  castello e prese il nome di Sant'Angelo in Capoccia. Nel 1370 i possedimenti di Sant'Angelo entrarono a far parte  dei  beni  della  famiglia Orsini, ma dopo un secolo circa, furono confiscati dalla Santa Sede e rientrarono  in  possesso  degli  Orsini solo nel  1522.  Da questi, nel 1594, furono ceduti al cardinale Federico Cesi la  cui  famiglia  ne  mantenne  la  proprietà  fino  al  1678,  anno in  cui furono venduti al Principe Borghese. Da questo momento iniziò il periodo di decadenza che portò ad  un  inesorabile  declino ed abbandono della struttura; il castello fu addirittura usato come deposito di grano.  Sant'Angelo  si  costituì  in  comune  nel  1874 e nel 1886  assunse  l'attuale  denominazione  di  Sant'Angelo  Romano  e  nel  recente  1989  l'Amministrazione  Comunale  ha acquistato il castello, che ospita un museo preistorico e protostorico.

Comune di SARACINESCO
Saracinesco  Superficie : Kmq. 11,01
 Altitudine :  908 m.
 Abitanti  :  200 circa
 Prefisso Telefonico : 0774
 CAP : 00020
 Non dispone di Sito Web
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Stemma di SaracinescoSaracinesco sorge su un colle della catena dei Monti Ruffi  a  908  m. sul  livello  del  mare  ed  è  circondato  da uno splendido paesaggio naturale intatto ed incontaminato. Il nome stesso del paese sta a rammentare le scorrerie dei Saraceni che nell'876 devastarono gran parte di quel territorio.  Un manipolo di  invasori,  forse stanco  di  guerre,  si rifugiò sull'altura, sotto la quale confluiscono i fiumi Licenza e Aniene, e diede vita al paese.  I  Saraceni,  la cui  base principale era sulla foce del Garigliano, rimasero nella zona per un trentennio, fino a quando, nel 926 furono sconfitti dalle truppe alleate del pontefice Giovanni X, del Duca di Gaeta, del duca di Napoli e del Duca  di  Spoleto.  Tuttavia,  alcuni dei Saraceni si erano ormai radicati nel territorio di Saracinesco e vi continuarono a vivere, lasciando una loro  impronta  somatica negli abitanti del luogo.

Nell'XI sec. Saracinesco era diventata proprietà dll'Abbazia di Subiaco, ma già nel XII secolo  la  ritroviamo  come  proprietà dei signori di Poli. Il castello di Saracinesco, di cui rimangono pochi resti, fu fatto costruire intorno al  1250 dal  Cardinale  Giovanni Boccamazza; secondo altre fonti fu costruito dagli stessi saraceni. Nel 1381 passò al comune di Tivoli, che estese i suoi poteri sul territorio. Quando nel 1391 il castello fu venduto a Giacomo e Antonio Coccanari era già abbandonato  e  nel  1416 figurava nella lista delle terre disabitate. Nel 1536 la famiglia Orsini comprò il feudo ed il castello di Saracinesco.

Comune di SUBIACO
Subiaco  Superficie : Kmq. 63,44
 Altitudine :  408 m.
 Abitanti  :  9.200 circa
 Prefisso Telefonico : 0774
 CAP : 00028
 Sito Web del Comune
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Stemma di SubiacoSubiaco,  immersa  nel  Parco  Naturale  dei  Monti  Simbruini,  è il  centro  più  conosciuto  ed  importante  della  Valle dell'Aniene. E' anche la culla della stampa italiana perché qui sorse nel 1465 la prima tipografia italiana.  La zona era anticamente abitata dal popolo degli Equi, che vennero sconfitti dai Romani nel IV secolo a.C..  A partire dal 272 a.C. i Romani vi costruirono ben quattro acquedotti, tra cui quello dell'Acqua Marcia e dell'Acqua Clodia.  Subiaco  trae il suo nome da Sublacueum o Sublaquem che vuol dire sotto i laghi, definizione attribuita  alla  Villa  di  Nerone  ( oggi quasi completamente  scomparsa ),  che  era  abbellita  da  tre  laghetti  artificiali  ottenuti  sbarrando l'Aniene.  Fu  proprio  Nerone che determinò lo sviluppo della Regione Sublacense con la costruzione nel  I  d.C.  di  una  sontuosa  villa  e  della  via  Sublacense, costruita appositamente per raggiungere la sua villa.

Verso la fine del V secolo vi si ritirò Benedetto da Norcia, che, dopo tre anni di vita eremitica condotta in un antro  presso  l'antica villa di Nerone, fondò nella  zone  ben  tredici  monasteri  per  dare  ospitalità  ai  suoi  discepoli.  Da  quel  momento  la  storia di Subiaco è legata a quella dell'Abbazia, che si espanse sempre di più, con un  feudo  che  annoverava  castelli,  borghi e  rocche. Dei tredici monasteri fondati da San Benedetto è rimasto solo l'attuale monastero di Santa  Scolastica,  sorella  gemella  di San Benedetto,  inizialmente dedicato a San Silvestro e quello costruito successivamente, chiamato Sacro Speco. Gli altri monasteri furono distrutti dai Saraceni o furono abbandonati. Per un lungo periodo della storia di Subiaco non sono rimaste  tracce,  poi la città ebbe di nuovo splendore  nel X-XI secolo quando per la sua  potenza  economica  divenne  un  feudo  molto  ambito,  che si estendeva per un vasto raggio nel Lazio.

Con la Bolla del 2 agosto 937 il papa Leone VII cedeva i possedimenti di  Subiaco con  le  terre vicine  ai  monasteri  all'Abate di Subiaco ed i monaci esercitarono da allora sia il potere spirituale  che  il  potere temporale.  La  Rocca  dell'Abbazia  fu  costruita nell'XI secolo dall'Abate Giovanni V,  che la rese un munitissimo castello feudale che controllava la valle e l'abitato di Subiaco. Il governo rigido, severo e dispotico di alcuni abati costrinse i Papato a dare in Commenda l'Abbazia ed il primo commendatario fu il cardinale Torquemada, zio del famoso  inquisitore,  che  il 2 5  luglio  del  1456  promulgò  il  nuovo  Statuto.  A Torquemada successe il cardinale Rodrigo Borgia, che dopo la sua elezione a Papa con il nome di Alessandro VI, trasmise la Commenda al cardinale Giovanni Colonna. La Commenda  passò  poi ai  Borghese  e  successivamente  ai  Barberini.  Le continue  lotte delle famiglie feudali Colonna, Borghese e Barberini, portarono però ad un periodo di decadenza, dal quale Subiaco risorse solo nel 1753 quando papa  Benedetto  XIV  separò  il  potere  temporale  della  Commenda ( trasferito  alla  Sacra  Consulta )  da quello spirituale. L'Abbazia entrò così a far parte, come entità politica e come proprietà dello Stato Pontificio. Nel  1915  infine  la  carica della Commenda venne soppressa per volere di Benedetto XV e d allora l'Abbazia è rimasta agli Abati di Santa Scolastica.

Comune di VALLEPIETRA
Vallepietra  Superficie : Kmq. 51,73
 Altitudine :  825 m.
 Abitanti  :  400 circa
 Prefisso Telefonico : 0774
 CAP : 00020
 Sito Web del Comune
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Stemma di VallepietraIl paese, che sorge su uno sperone di roccia nel cuore del  Parco  Naturale  Regionale  dei  Monti  Simbruini,  ospita il santuario della Santissima  Trinità,  probabile  insediamento  rupestre  neolitico,  luogo  di  antico  culto  collegato agli insediamenti benedettini di Subiaco, ancor oggi mèta di pellegrinaggi. Sulle sue origini  non si  hanno  notizie  certe. Il luogo potrebbe aver ospitato gli schiavi che avevano partecipato alla costruzione della villa di Nerone a Subiaco che vi avevano trovato rifugio e vi si erano  insediati.  Un'altra  ipotesi è  invece  che  il  centro  sia  sorto  intorno al  VI  secolo, dando rifugio a chi cercava di trovare scampo al conflitto tra Goti e Bizantini. Già nel IX  secolo  il  Regesto  Sublacense  indicava come 'Vallis Petrae' un ramo del lago artificiale, fatto costruire dall'Imperatore  Nerone  per  abbellire  la  sua  Villa  nei  pressi di Subiaco. Originariamente possesso dei monaci sublacensi, il nome di Vallepietra compare per la prima  volta  in  un  atto  con il quale il Papa Nicolò II (1059-1061) soppresse la diocesi di Trevi ed associò vari paesi, tra cui Vallepietra alla diocesi di Anagni.

Dal 1061 la storia di Vallepietra è strettamente collegata a quella di  Anagni e a quella delle  famiglie  nobili  che  governarono a lungo nel paese. La prima famiglia fu quella dei Conti di  Anagni  che  ebbe  tra  i  suoi  rappresentanti  papa  Alessandro IV.  Fu proprio questo papa che  nel 1257 donò Vallepietra a suo nipote Rinaldo di Jenne.  Quaranta  anni  dopo,  nel  1297,  il feudo di Vallepietra passò alla famiglia Caetani, insieme ai feudi di Filettino e Trevi. I Caetani governarono Vallepietra dal  1297 al  1670, con una breve interruzione dal 1481 al 1503, quando tornò all'Abbazia di  Subiaco.  Furono  i  Caetani  a  far  costruire  il  palazzo baronale, di cui rimangono ancora alcune vestigia. Nel 1670, con la morte di Orazio Caetani i  possedimenti  furono  ereditati da suo nipote Tiberio Astalli, signore di Sambuci.

Nel 1758, per onorare dei debiti, gli Astalli cedettero Vallepietra a Pietro Testa Piccolomini. Si avvicendarono  poi vari  proprietari: nel 1767 fu acquistato dal Conte Campagnoli Marefoschi, nel 1808 da Settimio Bischi Bulgarini, nel 1820 sa Camillo Torriglioni, nel 1842 da Girolamo Riccini, nel 1865 da Niccolò Quattrofrate ed infine nel 1869 da Antonio Troili. Poi,  dopo  la  proclamazione della Repubblica Romana a poco a poco vennero a cessare i diritti feudali degli ultimi nobili proprietari.

Comune di VALLINFREDA
Vallinfreda  Superficie : Kmq. 16,82
 Altitudine :  874 m.
 Abitanti  :  300 circa
 Prefisso Telefonico : 0774
 CAP : 00020
 Sito Web del Comune
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Stemma di VallinfredaIl piccolo paese si estende sulle pendici del  Monte Croce  con  una  suggestiva  veduta  sulla  Piana  del  Cavaliere, il Monte Velino e il Terminillo. Adagiato su una pianura circondata da monti, il paese si chiamava Valle Frigidae o Vallis Frigida, forse per i rigori invernali della zona. Nonostante la  scarsità  di  documenti  che  la  riguardano,  si pensa  che Vallinfreda abbia avuto le sue origini prima come posto di  osservazione  militare,  poi,  nel  IV  sec. d.C.,  come  centro agricolo, preesistendo all'epoca di S. Benedetto (vissuto tra il 480 e il 547) al quale alcuni nobili marsicani l'affidarono in signoria. Da allora e per oltre 800 anni il feudo rimase costantemente iscritto tra i beni dell'Abbazia di Subiaco, come riportato ne Regesto Sublacense.

Nel 1328 ritroviamo Vallinfreda  inserita  nell'elenco  delle  proprietà  degli  Orsini,  ma  data  in  pegno  a  Odone di  Palombara. Passerà poi in mano a diversi proprietari e nel 1401 la ritroviamo come proprietà dei Colonna di Riofreddo, che  ne  rimasero in possesso fino al 1473 quando Giovanna Colonna la vendette a Giacomo Piccolomini. Nel 1500,  Papa  Alessandro  VI  la donò insieme ad altri possedimenti all'abbazia di Subiaco, ma solo dopo dieci anni tornò ad essere proprietà di un ramo  collaterale dei Colonna di Riofreddo. Nel 1551 diventò proprietà di Pompeo Zambeccari,  vescovo di  Sulmona,  passò  poi  ai  Brancaleoni, quindi ai Cendi, poi fu venduta alla famiglia Muti e nel 1592 diventò proprietà dei Theodoli.

Nel 1630 Urbano VIII autorizzò monsignor Theodoli a vendere Vallinfreda al principe Marco Antonio Borghese. La famiglia Borghese ne mantenne la proprietà fino al 1927 quando passò al comune di Vallinfreda, con tutte le relative servitù.

Comune di VICOVARO
Vicovaro  Superficie : Kmq. 36,12
 Altitudine :  300 m.
 Abitanti  :  3.950 circa
 Prefisso Telefonico : 0774
 CAP : 00029
 Sito Web del Comune
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Stemma di VicovaroVicovaro sorge sulla  Tiburtina Valeria, a  destra  del  fiume  Aniene,  accanto al  Parco  Naturale  dei  Monti  Lucretili. L'odierno centro abitato è l'erede dell'antichissima Varia, città romana avamposto  difensivo  contro  la  popolazione italica  degli  Equi,  da  cui  avrebbe  origine  anche il  nome  Vicus Varius.  L'esistenza  del  municipium   di   Varia è confermata dalla iscrizione ritrovata nel secolo XVIII presso la fontana pubblica di fronte al Palazzo Cenci-Bolognetti ove è conservata. Nella zona c'era la villa rurale  del  poeta  Orazio,  donatagli  da  Mecenate  e  molte  rimangono le testimonianze   archeologiche   del   passato   romano.  Nel  periodo  tardo-romano,  Varia   decadde,   con    il    conseguente spopolamento del centro abitato, che si ridusse ad un semplice vicus, mentre le  popolazioni  si  raccolsero  intorno  alle ville residenziali e rurali.

La zona fu colpita dalle devastazioni barbariche, prima degli Ostrogoti e dei Longobardi, nel VI secolo, e poi quelle più temibili dei Saraceni nel IX-X secolo, che contribuirono all'ulteriore spopolamento dalla zona fino  a  quando nel  X  secolo  i  Saraceni furono sconfitti definitivamente. L'incastellamento di Vicovaro dovrebbe risalire al secolo  XI  ad opera  dei  Crescenzi-Ottaviani, che   avevano   occupato   lo  spazio   politico   appartenuto   alla  decaduta  abbazia   vicovarese  dei  SS.  Cosma e  Damiano. L'agglomerato urbano della città medievale si sviluppò intorno all'ex chiesa di S. Silvestro. Ed è nel 1140 che per la prima volta troviamo riportato in un documento il toponimo odierno di Vicovaro.

Alla fine del XII secolo Papa Celestino III (Giacinto Pietro di Bobone) concesse in feudo le terre della città, insieme ad altri feudi, ai pronipoti, figli di Orso Bobone che, abbandonato il cognome di Bobone, divennero  dapprima Ursini, ed in  seguito  Orsini. A metà del XVI secolo ebbe iniziò il decadimento dell'abitato sia per motivi militari, che per  pestilenza  e  carestie.  Nel  1690  per porre rimedio ai debiti degli Orsini, perseguitati dai creditori, la  Reverenda Camera Apostolica pose  all'asta  alcuni  beni  degli Orsini, tra  cui  anche  Vicovaro.  Nel 1692  Vicovaro  divenne  quindi  proprietà  del  conte  Paolo  Bolognetti.  Oggi,  il  Castello è proprietà di un ramo dei Cenci-Bolognetti, famiglia succeduta ai Bolognetti nel 1775 nel possesso del feudo. Parte dei beni del feudo sono passati al comune di Vicovaro.

Comune di VIVARO ROMANO
Vivaro Romano  Superficie : Kmq. 12,50
 Altitudine :  756 m.
 Abitanti  :  250 circa
 Prefisso Telefonico : 0774
 CAP : 00020
 Non dispone di Sito Web
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Stemma di Vivaro RomanoIl paese sorge su una propaggine rocciosa al centro della Sabina, nella valle del Turano. La zona faceva inizialmente parte del territorio degli Equi, antichi  nemici  dei  Romani,  che  sfruttavano  le  sorgenti  locali  per  rifornire  di  acqua Carsoli. Dopo la sottomissione degli Equi, i Romani, nel 229 a.C., vi fondarono una colonia  dedita  all'allevamento di animali destinati all'alimentazione e al sacrificio, chiamata per questo motivo Vivarum ( vivaio ).  Durante  le  invasioni barbariche, tra il VI e l'VIII secolo, il territorio fece parte del ducato longobardo di Spoleto.  Successivamente  tra il  IX e l'XI secolo subì il processo di incastellamento e nel 1084 il conte longobardo Trasmondo lo donò all'Abbazia di Farfa.

Verso la fine del XIII secolo il paese fu coinvolto nelle lotte tra  la  famiglia  Colonna  e  Papa  Bonifacio  VIII e nel 1298,  dopo  la sconfitta dei Colonna, oltre a subire pesanti ritorsioni, fu dato in  feudo alla  famiglia  Orsini,  come  premio  per  aver  sostenuto  il Papa.

Dopo vari passaggi di proprietà, il Castello fu  acquistato, nel 1609,  da  Giovanni  Battista  Borghese,  fratello  di  papa  Paolo V (Camillo Borghese), che istituì il Principato di Vivaro  assegnandolo ad un  suo  nipote.  Nel  corso  degli  avvenimenti legati alla prima Repubblica Romana (1798), Vivaro fu attaccato dalle truppe francesi, avversarie del Papa, che dopo due mesi  riuscirono ad entrare in paese e a distruggere l'antico castello. Nel XIX secolo  Vivaro  passò  stabilmente  al  Regno  della  Chiesa,  fino al 1870, quando con l'annessione di Roma al Regno d'Italia il papato perse i suoi possedimenti.

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