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| nord-est di Roma |
| Comuni della zona Tiburtina-Sublacense |
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Superficie : Kmq. 15,03 | |
| Altitudine : 684 m. | ||
| Abitanti : 1.700 circa | ||
| Prefisso Telefonico : 0774 | ||
| CAP : 00021 | ||
| Sito Web del Comune | ||
| Agenzia Finanziaria NEOS più vicina - Tivoli - 43 Km. | ||
Affile è un paesino del Pre-Appennino laziale, in prossimità del parco dei monti Simbruini. Il centro si trovava al confine del territorio degli Ernici con quello degli Equi e la sua esistenza come centro preromano sembra comprovato da un breve tratto di muro in opera poligonale. Oltre al muro ci sono anche altre vestigia latine ed italiche ed una cisterna romana. Nel II secolo d.C., l'oppidum Afile viene citato dallo scrittore latino Sesto Giulio Frontino, riportandolo come un territorio diviso in centurie affidate a privati. Nei pressi del paese passava la via Sublacense. Nel X secolo sorse un villaggio in corrispondenza dell'oppidum romano, dove si trovava già la chiesa di San Pietro. La prima menzione del castello o castrum di Affile, risale al 1084 quando era in possesso di Ildemondo di Affile. Nel 1109 papa Pasquale II cedette il castello al monastero di Santa Scolastica a Subiaco. In seguito Ildemondo riottenne in feudo il possesso di Affile. Il castello fu in seguito possedimento degli Altieri e dei Braschi.
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Superficie : Kmq. 9,48 | |
| Altitudine : 382 m. | ||
| Abitanti : 1.700 circa | ||
| Prefisso Telefonico : 0774 | ||
| CAP : 00020 | ||
| Sito Web del Comune | ||
| Agenzia Finanziaria NEOS più vicina - Tivoli - 32 Km. | ||
Il comune di Agosta fa parte della Comunità Montana dell'Aniene ed è situato nell'alta Val d'Aniene, sui Monti Simbruini. Il paese sorge su una collina di roccia calcarea e si estende fino alla pianura sottostante, dove scorre il fiume Aniene. Intorno al II o III secolo d.C. nel luogo era solo un villaggio usato dalle maestranze addette alla costruzione degli acquedotti che portavano acqua a Roma. Prima dell'occupazione romana nella zona vi erano stati stanziamenti di popolazioni italiche ed anche di Latini. Nel 304 a.C., dopo la sottomissione degli Equi, i Romani inviarono nella valle la Tribus Aniensis, affinché colonizzasse la zona.
Nel V secolo d.C., con la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, gli acquedotti caddero in rovina e la zona fu facile preda delle popolazioni barbare. Per molti anni il territorio rimase nell'abbandono totale, fino a quando i monaci Benedettini ne assunsero la guida sia civile che religiosa. Le gente abbandonò le campagne e nel VII secolo iniziò ad arroccarsi sui cucuzzoli dei monti per resistere meglio agli attacchi dei nemici, dando così vita a centri abitati. Nel 1051 fu costruito il castello di Agosta, che prendeva il nome dall'Acqua Augusta e dal Monte Augusta. Nella zona vi furono a lungo lotte tra l'Abate di Subiaco ed il signorotto del luogo, tale Filippo, che chiese addirittura l'aiuto di Federico Barbarossa.
Nel XV secolo il Papa tolse il potere temporale all'Abate di Subiaco e l'Abbazia di Subiaco con i suoi possedimenti, tra cui anche il Castello di Agosta, furono presi in carica da un Abate Commendatario. Nel 1492 la Commenda di Subiaco fu affidata al cardinale Giovanni Colonna. Poi nel corso degli anni la Commenda passò di cardinale in cardinale fino a quando il 21 marzo 1915 il pontefice Benedetto XV soppresse definitivamente la Commenda.
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Superficie : Kmq. 16,29 | |
| Altitudine : 508 m. | ||
| Abitanti : 900 circa | ||
| Prefisso Telefonico : 0774 | ||
| CAP : 00022 | ||
| Sito Web | ||
| Agenzia Finanziaria NEOS più vicina - Tivoli - 28 Km. | ||
Il paese di Anticoli è posto su uno sperone roccioso, sulle pendici settentrionali dei monti Ruffi che dominano la Valle dell'Aniene. Nasce come 'castellum' cioè come un villaggio fortificato, quando le popolazioni, dopo la fine dell'Impero Romano, si spostarono sui monti e sui colli che offrivano maggiori possibilità di difesa. Varie sono le ipotesi sull'origine del nome Anticoli. La prima è che derivi da anti-quos, ossia 'che sta davanti' oppure da ante colles ( avanti ai colli), poi diventato anticulo. Altra ipotesi è che il nome risalga al termine Antikuis trovato su un'iscrizione greca databile intorno al VII-VIII sec. Ulteriore ipotesi e che sia ricollegabile alla famiglia degli Antiochia, che ne fu proprietaria fino al 1430.
Fu proprio la famiglia Antiochia ad aggiungere al nome del paese l'appellativo di Corrado, in onore a Corrado di Antiochia, che fu uno dei nipoti dell'imperatore Federico II di Svevia. Alla morte di suo padre Federico di Antiochia (figlio di Federico II) nel 1256, Corrado ne ereditò anche il feudo di Anticoli. Tra le famiglie che si sono avvicendate come proprietarie del feudo ricordiamo i Colonna, gli Sciarra, i Massimo ed i Barberini.
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Superficie : Kmq. 28,27 | |
| Altitudine : 831 m. | ||
| Abitanti : 1.400 circa | ||
| Prefisso Telefonico : 0774 | ||
| CAP : 00022 | ||
| Sito Web del Comune | ||
| Agenzia Finanziaria NEOS più vicina - Tivoli - 44 Km. | ||
Arcinazzo ha un clima salubre e mite, come ben sapevano i romani che ne fecero un luogo di villeggiatura. Da poco più di un secolo il paese ha assunto il nome di Arcinazzo Romano. Prima del 1892 si chiamava Ponza e tutt'oggi gli stessi abitanti e le popolazioni vicine continuano a chiamarlo Ponza. Ci sono due teorie sull'origine del nome Ponza; alcuni lo fanno risalire al nome della famiglia 'Ponzia' che in età romana era proprietaria di vasti possedimenti nella zona; altri lo legano agli esuli dell'isola di Ponza, occupata dai Saraceni nel IX secolo, che trovarono rifugio in queste terre. Nel 1872 quando Ponza passò a far parte del Regno d'Italia sorse il problema dell'omonimia con l'isola di Ponza ed al paese fu assegnato il nome di Arcinazzo. Il nome deriverebbe da Narzio, patrizio di Subiaco vissuto nel IV secolo, che lasciò alla Chiesa i propri poderi e la Rocca (Arce). Una diversa ipotesi fa risalire il nome ad una concubina di Claudio, chiamata Arcinia, che qui possedeva una villa.
Le prime notizie storiche di Ponza risalgono all'anno 720 d.C. e riportano la vendita della massa ponzana alla diaconia di Subiaco. Nel 1087 un certo Ildemondo occupò con la forza Ponza e Affile e per molti anni guerreggiò con sorti alterne contro l'Abate di Subiaco, che voleva riportare quei territori sotto il dominio dell'Abbazia. Nel 1176 sia Ponza ed Affile tornarono definitivamente in possesso dell'abbazia sublacense. Nei secoli seguenti si avvicendarono numerose ribellioni contro i papi e gli abati commendatari fino al 1735, quando il territorio passò direttamente sotto il controllo dell'amministrazione dello stato Pontificio.
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Superficie : Kmq. 12,13 | |
| Altitudine : 470 m. | ||
| Abitanti : 1.500 circa | ||
| Prefisso Telefonico : 0774 | ||
| CAP : 00023 | ||
| Sito Web del Comune | ||
| Agenzia Finanziaria NEOS più vicina - Tivoli - 29 Km. | ||
Il centro storico situato nella valle dell'Aniene appartenne prima agli Equi e successivamente ai Romani, che vi realizzarono l'acquedotto Marcio e più di qualche villa rustica (vari sono i ritrovamenti d'epoca romana del II sec. a.C. ). San Benedetto vi costruì uno dei suoi dodici monasteri, quello di Sant'Andrea, e insieme ai suoi monaci propose la bonifica della valle. Il paese nacque intorno all'anno mille (997) e conserva tutt'ora pressoché intatto il centro storico medioevale e le antiche viuzze. Dal X al XIII secolo fu possedimento dei Passamonti per passare poi ai Zambeccari. Il castello di Arsoli fu edificato nel X secolo come convento fortificato dei Benedettini di Subiaco e nel 1574 diventò proprietà della famiglia dei Principi Massimo, che comprò il feudo dalla famiglia Zambeccari. La famiglia Massimo, che vanta la discendenza da Quinto Fabio Massimo ( il 'Temporeggiatore' delle Guerre Puniche ), ed in particolare Fabrizio Massimo fece vivere al paese un periodo di splendore restaurando le strutture esistenti e costruendone di nuove. Il castello appartiene tuttora alla famiglia dei principi Massimo.
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Superficie : Kmq. 18,77 | |
| Altitudine : 815 m. | ||
| Abitanti : 3.000 circa | ||
| Prefisso Telefonico : 06 | ||
| CAP : 00030 | ||
| Sito Web del Comune | ||
| Agenzia Finanziaria NEOS più vicina - Tivoli - 34 Km. | ||
Bellegra si erge nel Lazio centrale tra la valle del fiume Aniene, affluente del Tevere e quella del fiume Sacco. Nella zona esistono testimonianze storiche di diverse epoche; esistono infatti reperti preistorici e neolitici, testimonianze delle origini del primo nucleo abitato, che allora prendeva il nome di Vitellia, risalente al VI secolo a.C. e resti di un tempio dedicato alla dea Bona, caratterizzato da poderose mura quadrate che costeggiano in più punti il paese. Del periodo romano rimangono ambienti e costruzioni in opus cementicium. Prima dell'arrivo dei Romani vi erano insediamenti di Equi e di Ernici. Nel Medio Evo la troviamo menzionata nel Regestum Sublacense come Mons Civitella, poi Civitella San Sisto dal nome del Santo protettore. Il nome Civitella era originato dal latino Civitas Vitellia, con riferiemento alla vecchia città preromana. Nel 1880 il consiglio comunale decise di cambiarne il nome in Bellegra nella convinzione che il paese fosse stato costruito su un antico borgo medioevale chiamato Belecre. Tale nome potrebbe derivare dal latino bella aegra, guerra cruente o bella agere, ossia far guerre.
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Superficie : Kmq. 40,19 | |
| Altitudine : 810 m. | ||
| Abitanti : 500 circa | ||
| Prefisso Telefonico : 0774 | ||
| CAP : 00020 | ||
| Sito Web della Pro Loco | ||
| Agenzia Finanziaria NEOS più vicina - Tivoli - 43 Km. | ||
Camerata Nuova è un grazioso paesino del Parco regionale dei Monti Simbruini ai confini con l'Abruzzo. La maggior parte del territorio è montuoso con cime che si innalzano dai 1.200 metri di Camerata Vecchia fino a raggiungere i 1885 metri di Monte Autore. Il paese sorse nel 1859 a pochi chilometri da Camerata Vecchia, arroccata su una rupe calcarea a 400 metri più in alto. L'antico paese, che sorgeva sulla sommità di un promontorio roccioso, fu distrutto da un incendio nel 1.850 ed i superstiti ricostruirono il nuovo paese più a valle. L'origine di Camerata Vecchia è da collocarsi probabilmente nel X° secolo in seguito al fenomeno dell'arroccamento della popolazione delle zone circostanti nei centri fortificati e meno accessibili. Il nome Camerata appare per la prima volta nel Regestro Sublacense nell'anno 1060, in un documento riguardante la donazione della Rocca di Camerata da parte del Conte dei Marsi Rainaldo di Carsoli all'Abbazia di Subiaco. Tra il XVII° e il XIX° secolo il paese, che si trovava proprio nel punto di frontiera tra lo Stato Pontificio e il Regno delle due Sicilie, fu rifugio di bande di briganti e di personaggi di famiglie nobili di Roma che vi trovavano. Il nome di Camerata sembra avere origine dalla natura del vecchio paese, costituito da abitazioni parzialmente scavate nella roccia (camerae).
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Superficie : Kmq. 7,32 | |
| Altitudine : 602 m. | ||
| Abitanti : 400 circa | ||
| Prefisso Telefonico : 0774 | ||
| CAP : 00020 | ||
| Sito Web della Pro Loco | ||
| Agenzia Finanziaria NEOS più vicina - Tivoli - 29 Km. | ||
Il paese sorge su una collina a ridosso del Monte Rufo, per gli abitanti conosciuto più familiarmente con il nome di Morritana. S'affaccia da un lato sulla conca percorsa dall'Aniene, dove la vista spazia dalla gola su cui si ergono i monasteri di San Benedetto e di Santa Scolastica, via via al monte Livata, al paese sottostante di Subiaco e poi a quello in alto di Cervara fin verso la piana di Arsoli. La presenza umana nel luogo è antichissima. Ne fanno fede sette asce di bronzo trovate nelle vicinanze del paese. I primi abitanti eressero, probabilmente a scopo difensivo, delle mura poligonali i cui resti si trovano nei pressi dell'attuale cimitero. La zona fu abitata dagli Equi, popolazione che combatté a lungo contro Roma prima di essere sottomessa alla fine del IV secolo a.C. Le uniche testimonianze del dominio romano sono due epigrafi, oggi inserite nella facciata dell'edificio comunale.
Il nome Canterano ha origini incerte. Alcuni ritengono che il nome derivi dal suo fondatore, Giovanni Di Camorrano, ma una ipotesi forse più probabile è che derivi dalla gente cantoria, cantori di chiesa a cui era stato affidato il dominio della cittadina.
Il nome di Cantorano o Cantorunu o anche Cantoranum appare in alcuni documenti del Monastero sublacense da cui risultava proprietà dell'Abbazia di Subiaco a volte citato come monte a volte come fondum ed infine come castellum. Tra l'XI e il XII secolo l' Abbazia aveva raggiunto il suo massimo splendore possedendo un vasto territorio comprendente tutti i centri della valle dell'Aniene. Quando gli Abati eletti, che guidavano l'Abbazia, cominciarono ad esagerare con atti di guerra, soprusi e tirannia, Papa Callisto III, nel 1455, tolse loro il potere nominando un Abate Commendatario, cioè un abate esterno al monastero, che il più delle volte era un cardinale. Tra questi vi fu anche il cardinale Rodrigo Borgia, il futuro Alessandro IV, che usò la Rocca di Canterano per le sue dissolutezze. Gli abati sublacensi governarono il paese fino al 1753 quando passò alla Congregazione del Buon Governo. Dopo il 1870, Canterano divenne poi uno dei tanti comuni italiani.
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Superficie : Kmq. 20,20 | |
| Altitudine : 915 m. | ||
| Abitanti : 350 circa | ||
| Prefisso Telefonico : 06 | ||
| CAP : 00030 | ||
| Sito Web del Comune | ||
| Agenzia Finanziaria NEOS più vicina - Tivoli - 30 Km. | ||
Paese montano arroccato sul punto più alto dei Monti Prenestini. Il primo agglomerato da cui ebbe origine Capranica Prenestina sorse presumibilmente sul finire del X secolo e si consolidò in forma organizzata quando papa Giovanni XIII concesse in enfiteusi alla sorella Stefania le regioni di Preneste, a patto che vi si introducessero miglioramenti e vi si erigessero fortificazioni contro gli Ungheri e i Saraceni. Cominciarono così a sorgere le prime torri e fortificazioni. Sotto il pontificato di Onorio II ( 1124 - 1130 ) divenne feudo della famiglia Colonna, subendo per lungo tempo le ripercussioni delle storiche contese fra la nobile casata e la Santa Sede.
La prima citazione storica del paese si riscontra in un documento del 1252, in un atto riguardante la divisione dei feudi tra i Colonna, secondo il quale Capranica veniva assegnata ad Oddone Colonna. Nel 1298 Papa Bonifacio VIII sconfisse i Colonna, privandoli dei loro beni ed ordinò la distruzione del paese e dei feudi limitrofi. Dopo la morte di Bonifacio VIII i Colonna risorsero ed addirittura un esponente della famiglia diventò Papa Martino V, che cominciò ad arricchire, abbellire ed ingrandire i feudi colonnesi, tra cui anche quello di Capranica. Nel 1492 Capranica passò sotto il dominio dei Borgia per poi ritornare ai Colonna durante il pontificato di Giulio II. Nel secolo successivo il feudo venne venduto ai Massimo che lo cedettero a loro volta ai Capranica, finchè nel 1654 ne divenne proprietario Carlo Barberini, fratello di papa Urbano VIII. Nel 1870 la famiglia Barberini rinunciò ai diritti feudali concedendoli in enfiteusi perpetua al Comune di Capranica Prenestina.
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Superficie : Kmq. 5,33 | |
| Altitudine : 475 m. | ||
| Abitanti : 800 circa | ||
| Prefisso Telefonico : 0774 | ||
| CAP : 00010 | ||
| Non dispone di Sito Web | ||
| Agenzia Finanziaria NEOS più vicina - Tivoli - 18 Km. | ||
La zona in cui sorge il comune di Casape era abitata fin dal tempo dei Romani. Sul suo territorio si ergeva un tempo la villa di Gneo Domizio Corbuolone, generale romano vissuto nel I secolo d.C. e cugino dell'imperatore Nerone. Successivamente, presso i ruderi della villa sorse un piccolo centro agricolo che prese il nome di Casa Corbuli. I primi documenti su Casa Corbuli risalgono al 992 in un atto di donazione. Il piccolo centro agricolo diventò poi un borgo fortificato con la costruzione di un castello. Fu a lungo feudo dei frati del Monastero di San Gregorio fino a quando il papato cedette il feudo alla famiglia Colonna, che in concorrenza con gli Orsini dominava in quel periodo il Lazio.
Parecchie famiglie nobili si avvicendarono nella proprietà di Casa Corbuli tra cui ricordiamo gli Orsini, i Borgia, i Leonini, i Santacroce, i Barberini, i principi Brancaccio ed altri. Fu venduta di nuovo nella seconda metà del XVII secolo ai Barberini, che dopo poco tempo la cedettero ai Pio di Savoia. Da allora Casa Corbuli fu chiamata Casa dei Pio da cui Casapio e poi Casape. Altri attribuiscono il nome di Casape allo stemma della famiglia Barberini raffigurante tre api, da cui Casa Api e Casape. Nel 1818 cessarono i diritti feudali e furono stabiliti gli Statuti del comune.
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Superficie : Kmq. 28,46 | |
| Altitudine : 428 m. | ||
| Abitanti : 6.700 circa | ||
| Prefisso Telefonico : 0774 | ||
| CAP : 00024 | ||
| Sito Web del Comune | ||
| Agenzia Finanziaria NEOS più vicina - Tivoli - 9 Km. | ||
Il paese sorge sulla riva sinistra dell'Aniene in posizione panoramica. Le origini dell'abitato sono molto antiche è la sua fondazione si deve a popolo degli Equi. In origine il centro si chiamava Emputum o Empolum. Con la sconfitta degli Equi e l'arrivo dei Romani, l'insediamento divenne proprietà delle famiglie romane degli Anici e poi dei Crescenzi. Successivamente fu donato ai Monaci benedettini che ne mantennero il possesso fino a quando i Tiburtini non lo distrussero nel corso della guerra tra Tivoli e l'Abate di Subiaco. I superstiti, si spostarono sul vicino colle, e vi fondarono una nuova comunità che chiamarono castrum Sancti Angeli.
Notizie certe sul luogo si cominciano ad avere verso la metà del Mille, data in cui risulta appartenere ai monaci sublacensi. Nel XIII secolo il territorio fu concesso da Papa Celestino II agli Orsini, che ne mantennero la proprietà fino al 1.520 quando fu ereditato dalla famiglia dei Medici. Nel 1.538 Margherita d'Austria, figlia dell'Imperatore Carlo V e vedova di Alessandro de' Medici, ereditò dal defunto marito il possesso del paese, che mutò il suo nome in Castrum Sancti Angeli et Madamae. Alla morte di Margherita d'Austria i suoi beni, incluso Castel Madama, passarono ai Farnese, poi nel 1.636 furono ceduti al Marchese Alessandro Pallavicino e successivamente al marchese Tiberi, parente dei Pallavicino. Nel 1.850 i castellani, supportati da Papa Gregorio XVI si ribellarono ai Tiberi, che furono costretti a rinunciare al feudo ed il comune di Castel Madama acquistò così la sua indipendenza.
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Superficie : Kmq. 11,77 | |
| Altitudine : 520 m. | ||
| Abitanti : 1.100 circa | ||
| Prefisso Telefonico : 0774 | ||
| CAP : 00020 | ||
| Sito Web del Comune | ||
| Agenzia Finanziaria NEOS più vicina - Tivoli - 21 Km. | ||
Cerreto Laziale è un paesino della valle del Giovenzano. Si erge su una collina alle pendici dei Monti Ruffi, tra campi, boschi, castagni e querce. Il territorio fu abitato fin dall'antichità come ci testimoniano le mura poligonali in contrada Fonte Farolfa e Arnale. Nel V secolo a.C. era territorio degli Equi e dopo la loro sconfitta divenne dominio romano fino alle invasioni barbariche. Nei secoli che seguirono i territori della valle di Giovenzano vennero accorpati in una Colonia chiamata Massa Giovenzana, amministrata prima da un Governatore e poi dal Monastero di Santa Scolastica. Intorno all'anno Mille, i monaci Benedettini eressero sulla collina di Cerreto un piccolo luogo fortificato attorno al quale si è poi sviluppato il paese. Nel 1.300 i Cerretani vi costruirono una vera e propria fortezza di cui restano numerose testimonianze. Fu proprio in questo castello che gli abitanti si rifugiarono nel 1592 per resistere all'assedio dei briganti di Marco Sciarra.
Secondo alcuni il nome del paese si riferisce al Monte Cerretum nei pressi del quale è situato il paese. Secondo altri deriva dal latino cerrus, ossia cerro (albero simile alla quercia) con l'aggiunta del suffisso collettivo -etum che indica abbondanza.
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Superficie : Kmq. 31,63 | |
| Altitudine : 1.053 m. | ||
| Abitanti : 500 circa | ||
| Prefisso Telefonico : 0774 | ||
| CAP : 00020 | ||
| Sito Web del Comune | ||
| Agenzia Finanziaria NEOS più vicina - Tivoli - 41 Km. | ||
Cervara è un piccolo borgo medioevale immerso nelle pendici dei monti Simbruini da cui si può ammirare la valle dell'Aniene. Non molto sappiamo del periodo preistorico di cui ci sono pervenuti solo pochi reperti databili all'età della pietra ed all'inizio dell'età del bronzo. Il territorio del comune di Cervara va storicamente inquadrato come tutti gli altri territori della Valle dell'Aniene. La zona fu inizialmente abitata dai Latini, soppiantati da Ernici, Volsci ed Equi. Questi ultimi erano i più bellicosi e si imposero più degli altri. Queste popolazioni, pur se coalizzate dovettero però soccombere alla potenza di Roma, che nel 296 a.C. inviò la Tribus Aniensis per popolare e colonizzare la zona. Di questo periodo è la realizzazione della via Tiburtina Valeria e di ben quattro acquedotti che portavano acqua a Roma. Nella valle si diffuse poi il monachesimo dei benedettini che governarono a lungo nella zona.
La località faceva parte delle terre che nel IX secolo il duca e console Cesario donò al monastero di Santa Scolastica a Subiaco, tra cui era compreso anche un monte menzionato come Mons Cervaria, nome dovuto probabilmente ai cervi che vi pascolavano. Fra il 1115 e il 1121 i benedettini vi costruirono una rocca per difendersi dalle scorribande dei Saraceni. In questa rocca si rifugiò il monaco scismatico Pelagio da Jenne che, dopo la fuga del legittimo abate Enrico, si appropriò della rocca nominandosi abate e tiranneggiando la valle. Pelagio assalì perfino il monastero di Santa Scolastica facendo prigionieri vari monaci. Nella rocca riuscì a resistere quattro anni, poi nel 1276, dopo due mesi di assedio, fu sopraffatto dall'esercito pontificio. La rocca fu riedificata nel 1508 per opera di Pompeo Colonna, abate di Subiaco e vescovo di Rieti, che vi si era ritirato a vivere.
I secoli successivi non registrano avvenimenti particolari, se non la progressiva decadenza e perdita di importanza della fortezza. Tra i vari proprietari, passò nelle mani Guglielmo di Borgogna, dei Tìburtini, dell'abate francese Ademaro, di Tommaso da Celano. Va anche menzionato che nel 1.592 Cervara fu assalita dal brigante Marco Sciarra. Nel 1.753, per volontà di Papa Benedetto XIV, passò alla Congregazione del Buon Governo e con l'Unità d'Italia divenne comune autonomo.
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Superficie : Kmq. 19,03 | |
| Altitudine : 619 m. | ||
| Abitanti : 1.200 circa | ||
| Prefisso Telefonico : 0774 | ||
| CAP : 00020 | ||
| Sito Web del Comune | ||
| Agenzia Finanziaria NEOS più vicina - Tivoli - 16 Km. | ||
Ciciliano è situato su un colle tra il Guadagnolo e il Serrone di Saracinesco, dal quale domina ben tre valli ai piedi dei monti Tiburtini e Prenestini. La zona era popolata fin dai tempi preistorici per la presenza di corsi d'acqua e di selvaggina, in particolare di cervi. Le genti Appenniniche nei loro percorsi di transumanza ne fecero un luogo di sosta e vi sorse il piccolo centro di Trebula ( chiamato poi Trebula Suffenas per distinguerla da altre Trebule ), che diventò un crocevia per le rotte della transumanza e per i collegamenti con i centri vicini ( Tibur e Praeneste in primo luogo ). I Suffenates, una popolazione degli Equi, occuparono tutto il territorio ad est di Tivoli. Durante la guerra tra Equi e Romani Trebula divenne un caposaldo romano e con la vittoria dei Romani fu eletta a 'municipio romano' ed aveva sotto di se un vasto territorio ( ager Trebulanus ). Trebula si arricchì notevolmente e divenne un centro importante; nel suo foro furono erette statue per magistrati benemeriti e imperatori.
Quando nel V sec. iniziarono le invasioni barbariche, i Trebulani furono costretti a fortificarsi e salirono sul vicino colle detto Caecilianum perché possesso dei Caecilii. Sull'origine del toponimo Ciciliano gli studiosi sono discordi in quanto esiste anche l'ipotesi che il nome derivi da un oppidum che si trovava sul colle c hiamato Sicilon o Siciletum, ostruito dall'antica gente dei siculi.
Nel IX secolo la zona subì numerosi e continui saccheggi da parte dei Saraceni fino alla distruzione del centro di cui si salvarono solo le mura poligonali. A causa della sua posizione strategica Ciciliano fu conteso fra l'abbazia di Subiaco e di Tivoli ed alla fine prevalsero i monaci benedettini del monastero sublacense che prontamente la ricostruirono nel X s ecolo posizionando il nuovo paese più in basso. Dopo il predominio dell'Abbazia di Subiaco, il feudo di Ciciliano passò alla potente famiglia dei Colonna, che la governò per 190 anni, fino al 1563, quando fu acquistato dai Massimo. Va citato che nel 1541 papa Paolo III fece abbattere le mura di Ciciliano perché gli abitanti non avevano pagato la gabella su sale e focatico. Nel 1.572 i Massimo rivendettero il feudo a Mons. Girolamo Theodoli per 30.000 scudi romani. La famiglia Theodoli, che ancora è proprietaria del castello, mantenne i diritti feudali fino al 1.816. Ai Theodoli si deve la trasformazione del fortilizio originario nel castello attuale.
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Superficie : Kmq. 10,54 | |
| Altitudine : 519 m. | ||
| Abitanti : 650 circa | ||
| Prefisso Telefonico : 0774 | ||
| CAP : 00020 | ||
| Sito Web del Comune | ||
| Agenzia Finanziaria NEOS più vicina - Tivoli - 24 Km. | ||
Cineto è un piccolo paese situato tra le vallate dell'Aniene e del suo affluente Ferrata. L'abitato si compone della parte antica del paese, tutta arroccata intorno al Castello degli Orsini e da una parte nuova e residenziale. I primi abitanti di questi territori furono gli Equi, che resistettero per circa due secoli alle mire espansionistiche dei Romani. La sua primitiva denominazione fu Lamne o Ferrata, ciò è comprovato dalle antiche mappe e dalla Tabula Peutingeriana, che al XXXIII° miglio della Via Tiburtina Valeria riportava una stazione chiamata appunto Statio ad Lamnas o Ferrata, così detta per una fonte ferruginosa. Lo stesso nome degli Equi deriverebbe da aquae per l'abbondanza delle acque nel loro territorio.
Con l'occupazione romana della zona, Ferrata diventò centro di passaggio e di commercio sulla Via Valeria, grazie anche ai traffici dovuti alla costruzione degli acquedotti. Nel 332 a.C., Roma istituì sul colle Peschiero la tribù di Scaptia, città secondaria ed antica di cui si hanno poche memorie.
Con la caduta dell'impero e le invasioni barbariche, la zona passò con il ducato romano s otto i Longobardi e nel secolo VIII divenne patrimonio di San Pietro. Nel X sec. per difendersi dagli a ttacchi di Ungari e Saraceni si iniziarono a costruire fortificazioni e nel secolo successivo la nobiltà stessa per difendere meglio i propri possedimenti edificò tre castelli. Di due di loro sono rimaste solo rovine, il terzo, chiamato Scarpa Feudale, fu voluto dal conte Giovanni de Marso della gens romana Marcia. Il nome Scarpa, che diventò anche il nome di una famiglia potrebbe derivare dall'antica tribù Scaptia. Il castello Scarpa fu ceduto nel XIII secolo agli Orsini e nel XVII secolo passò ai Borghese. In epoca tardo medievale intorno al castello si formò un borgo che assunse lo stesso nome del castello. Solo in epoca recente il nome è stato cambiato in Cineto Romano ispirandosi alla figura dei due cani che comparivano sullo stemma del territorio durante il periodo fascista.
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Superficie : Kmq. 10,09 | |
| Altitudine : 502 m. | ||
| Abitanti : 1.200 circa | ||
| Prefisso Telefonico : 0774 | ||
| CAP : 00025 | ||
| Sito Web del Comune | ||
| Agenzia Finanziaria NEOS più vicina - Tivoli - 22 Km. | ||
Il paese si estende su un colle tufaceo prospiciente alla pianura percorsa dal fiume Giovenzano, affluente dell'Aniene. L'origine storica di Gerano s'intreccia con quella più antica della valle del Giovenzano, terra abitata dai Latini, dagli Equi ed in parte dai Sabini. Come già descritto nella storia di Ciciliano, che si trova vicino al comune di Gerano, nella zona sorse, intorno al III secolo a.C., il centro di Trebuba Suffenas ( i Suffenates erano una popolazione degli Equi ), che diventò un importante crocevia per le rotte della transumanza e per i collegamenti con i centri vicini di Tibur e Praeneste. Dopo la vittoria dei Romani sugli Equi, Trebula diventò 'municipio romano' con giurisdizione su un vasto territorio (ager Trebulanus) e prosperò fino al IV secolo d.C.
Nel V secolo, con l'inizio delle scorribande barbariche e la decadenza dell'impero romano, il paese di Trebula entrò in decadenza e fu abbandonato. Parte della popolazione si trasferì nel Vico Trellanum e tra il IX e il X sempre alla scelta di luoghi più protetti e meno accessibili si insediò sul vicino monte Geranum. Nel posto fu costruito un castello, che fu ben presto conteso tra il Vescovo di Tivoli, l'Abate di Subiaco e i monaci di San Cosimato. I geranesi seppero abilmente sfruttare queste rivalità, ottenendo la loro emancipazione e libera conduzione dei terreni già nel 978. Gerano continuerà anche nei secoli successivi ad essere contesa dai feudatari tiburtini e dagli abati sublacensi, fino a quando affermerà finalmente la sua autonomia come comune indipendente.
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Superficie : Kmq. 79,06 | |
| Altitudine : 105 m. | ||
| Abitanti : 71.500 circa | ||
| Prefisso Telefonico : 0774 | ||
| CAP : 00012 | ||
| Sito Web del Comune | ||
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Guidonia-Montecelio è un comune nato nel 1937 dalla fusione delle due cittadine di Guidonia e Montecelio, situate a 5 km di distanza. Guidonia nacque nel 1935 per dare alloggio al personale del vicino aeroporto militare e prese il nome da Alessandro Guidoni, generale dell'Aeronautica, perito tragicamente il 27 aprile 1928 precipitando durante una prova di lancio con il paracadute. Montecelio in origine si chiamava Monticelli ed il suo nome derivava molto probabilmente da Mons Celii, in onore della gens Caelia che, secondo storici locali, possedeva una villa nella zona. Dopo l'unità d'Italia, a causa dell'omonimia con altre località, fu scelto il nuovo nome di Montecelio. Il territorio di Montecelio è tradizionalmente indicato in quello dove sorgeva l'antica città latina di Corniculum.
La sua storia è legata ai miti dell'antica storia di Roma. La città di Corniculum venne conquistata e distrutta da Tarquinio Prisco, uno dei sette re di Roma. Un certa Ocrisia fu catturata e fatta schiava in questa occasione e condotta a Roma. Ocrisia visse a corte e secondo la leggenda fu messa incinta da un dio e generò Servio Tullio, che diventò il successivo re di Roma.
Durante l'età romana sulle pendici dei colli sorsero varie ville rustiche e sulla vetta più elevata venne edificato un tempietto. Nel 973 Monticelli fece parte dei possedimenti dell'Abbazia di Tivoli ed è intorno a quella data che si fa risalire la costruzione della Rocca da parte dei Crescenzi. Le invasioni dei Normanni costrinsero la popolazione a rifugiarsi presso la rocca, intorno alle cui mura di cinta furono costruite le prime abitazioni. Nacque così Castrum Monticellorum, che per la sua posizione strategica, a difesa di Roma verso l'Abruzzo, fu conteso da varie famiglie nobili. Nei secoli successivi il feudo passò sotto il dominio dei Capocci, degli Orsini, degli Anguillara, per divenire nel 1445 presidio della Chiesa sotto i Cardinali Governatori. Nel 1550 Monticelli fu acquistato dai Cesi e nel secolo seguente dai Borghese.
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Superficie : Kmq. 31,52 | |
| Altitudine : 834 m. | ||
| Abitanti : 500 circa | ||
| Prefisso Telefonico : 0774 | ||
| CAP : 00020 | ||
| Sito Web del Comune | ||
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Il piccolo centro è situato sulle pendici del Monte Pratiglio, sede nel Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini. Il nome Jenne ( detto anche Gheanna e Ghenne ) deriva, secondo alcuni, da 'inferno' tanto che ancora oggi si può ricondurre al nome delle belle grotte dell'Inferniglio. Data la mancanza di reperti archeologici, per Jenne non si può parlare di insediamento pre-romano, ma solo di un centro d'interesse per attività di caccia e la pesca. Le origini di Jenne si pensa possano risalire al periodo dell'incastellamento della Valle dell'Aniene. Le prime notizie certe si hanno nel 1052 quando Jenne o meglio il castrum Jennarorum è menzionato tra le proprietà dell'Abbazia di Subiaco.
Il castello di Jenne, posto a dominio di tutta la valle dell'Alto Aniene, fu oggetto di contesa fra esponenti della famiglia Conti di Tuscolo ed il monastero di Santa Scolastica. Jenne fu conquistata nel 1079 circa da Ildemondo della famiglia dei Conti di Tuscolo insieme ad Arcinazzo e Affile. L'Abate Giovanni riconquistò Jenne per concederla in feudo nel 1113 al Vescovo di Alatri che a sua volta la diede agli "Nomines di Trevi", per passare di nuovo di proprietà dell'Abbazia. Nel 1176 Filippo di Marano diventò il primo signore di Jenne; dalla sua famiglia emerse Rinaldo II, che diventò Papa Alessandro IV.
Alla morte di Papa Alessandro IV, le proprietà di Jenne passarono in eredità a Rinaldo III, i cui figli le cedettero al Cardinale Francesco Caetani, finché nel 1639 Papa Umberto VIII Barberini concesse "in perpetuo" la proprietà del paese all' Abbazia di Santa Scolastica. Sotto il pontificato di Benedetto XIV il governo del luogo fu assunto direttamente dalla Sacra Congregazione del Buon Governo con sede a Roma.
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Superficie : Kmq. 17,66 | |
| Altitudine : 475 m. | ||
| Abitanti : 950 circa | ||
| Prefisso Telefonico : 0774 | ||
| CAP : 00026 | ||
| Sito Web del Comune | ||
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Licenza è situata nel Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili. In età romana si chiamava Digentia dal nome del fiume che le scorreva ai piedi; e per corruzione di linguaggio fu chiamata successivamente Licenza. Mecenate vi fece costruire una villa per il poeta Quinto Orazio Flacco, di cui rimangono ancora le rovine. Nel 1191 fu donata da Papa Celestino III agli Orsini e subì nel Pontificato di Alessandro VI le vicende dei feudi degli Orsini. Nel 1632, Carlo e Ettore Orsini vendettero due terzi di Licenza al principe M. Antonio Borghese. Nel 1687 Giulio Orsini, possessore del terzo rimanente fu autorizzato a riprenderne un terzo dai Borghese dando loro un terzo di Roccagiovine. Nel 1761 Roberto Orsini possessore di due terzi di Licenza li vendette al principe Camillo Borghese possessore dell'altro terzo, che ne rimase così unico proprietario.
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Superficie : Kmq. 13,26 | |
| Altitudine : 487 m. | ||
| Abitanti : 800 circa | ||
| Prefisso Telefonico : 0774 | ||
| CAP : 00020 | ||
| Non dispone di Sito Web | ||
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Situata su un poggio tra il torrente Licenza e il fiume Arrone, in epoca romana venne citata da Orazio come Pagus Mandela. Nell'area circostante Mandela sono state rinvenute testimonianze di insediamenti umani dell'Età del Bronzo. In una lapide risalente al I secolo, dedicata a Valeria Massima, Mandela compare col nome di Massa Mendelana. Nelle epoche successive il toponimo cambiò diverse volte, prima in Bordella, poi in Bardella: nel 1601, dopo un lungo periodo riguardo al quale non ci sono pervenuti documenti, il feudo è chiamato Podium del Burdella e figura come proprietà della famiglia Orsini. In seguito alla decadenza economica di questa casata, il feudo fu acquistato da Cesare Palazzolo, poi passò al neo-marchese Francesco Nunez. Nel XIX secolo ne furono proprietari i Prosperi e poi i Del Gallo di Roccagiovine. Nel frattempo il paese aveva ancora mutato nome in Cantalupo Bardella, poi, nel 1870 assunse definitivamente l'appellativo di Mandela.
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Superficie : Kmq. 7,65 | |
| Altitudine : 450 m. | ||
| Abitanti : 800 circa | ||
| Prefisso Telefonico : 0774 | ||
| CAP : 00020 | ||
| Sito Web | ||
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L'origine del nome è controversa. Tra le differenti teorie è da preferirsi quella che fa derivare il nome Marano dalla collina su cui sorge, anticamente indicata come 'Mons Marana', per la presenza di abbondanti acque. Secondo un'altra ipotesi il nome deriverebbe da Marius a cui si aggiunge il suffisso -anus con il successivo passaggio da Marianus distorto poi in Maranus. In origine si chiamava Marano di Subiaco poi Marano di Comarca, dal 1870 Marano degli Equi ed infine Marano Equo. Il paese è situato su un colle della verdeggiante Valle dell'Aniene, in tempi remoti abitato dalla popolazione guerriera degli Equi poi divenuto colonia romana intorno al 400 a.C. I Romani valorizzarono il territorio conquistato con importanti opere pubbliche, tra cui l'acquedotto dell'Acqua Marcia ed anche altri acquedotti, che portavano l'acqua alla capitale. Dopo la caduta dell'Impero Romano, tali acquedotti, già vetusti, non resistettero alla furia dei Barbari ed all'abbandono.
Verso la fine del X sec. Marano divenne "castrum", cioè castello fortificato, ad opera degli abitanti di Subiaco e gradualmente intorno al castello crebbe il centro abitato. Nell'XI secolo Marano divenne feudo della famiglia Crescenzi. Tra i vari proprietari di Marano vanno ricordati i Borgia, i Colonna, i Caffarelli, i Borghesi ed i Barberini.
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Superficie : Kmq. 15,27 | |
| Altitudine : 285 m. | ||
| Abitanti : 5.700 circa | ||
| Prefisso Telefonico : 0774 | ||
| CAP : 00010 | ||
| Sito Web del Comune | ||
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Marcellina è situata sulle pendici del Monte Morra e del Monte Gennaro, sul versante sud-orientale dei Monti Lucretili, zone dove le tracce di frequentazione più antiche risalgono al Paleolitico medio (dai 100.000-80.000 ai 35.000 anni fa). Nella fase precedente alla dominazione romana il territorio era abitato dai Sabini, popolo che concorse insieme ai Latini ed agli Etruschi alla fondazione di Roma. Numerosi sono i resti d'insediamenti pre-romani che si ritrovano presso le pendici del Monte Gennaro. I Romani popolarono la zona grazie anche alla vicinanza di strade consolari quali la Salaria, la Tiburtina e la Nomentana. Tra i resti di epoca romana va menzionato un grande complesso di ville a terrazze.
Con la caduta dell'impero romano, la Sabina, come tutto il territorio dell'impero, fu percorso dalle invasioni barbariche. I Saraceni si insediarono stabilmente nella zona a sud-est dell'odierna Marcellina dove fondarono il Castrum Saracinischi (o Castellaccio). Verso il 1.000 si verificò il cosiddetto fenomeno dell'incastellamento e sulle alture sorsero vari "castra" dove le gente trovava protezione. Tra i castra della zona ricordiamo il Castrum Marcellini ("Castelluccio"), da cui Marcellina originò il suo nome, oggi quasi completamente distrutto, il Castrum di Torrita (ruderi 2 km. S-O), il Castrum Monti Viridis ed il già menzionato Castrum Saracinischi.
Il Castrum Marcellini era possedimento di un tal Gregorio de Marcellinnis e la zona fu feudo dei Marcellini per almeno tre secoli. Nel 1218 Papa Gregorio VII ne trasferì il possesso all'abbazia di San Paolo fuori le mura. Alla fine del XIV secolo divenne possesso degli Orsini che nel 1558 lo cedettero ai Cesi. Nel 1678 ai Cesi subentrò il Principe Giovan Battista Borghese. Nel 1827 Marcellina diventò una frazione di S.Polo dei Cavalieri e solo nel 1909 il paese trovò la sua piena indipendenza con l'elezione a Comune autonomo.
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Superficie : Kmq. 17,20 | |
| Altitudine : 800 m. | ||
| Abitanti : 1.400 circa | ||
| Prefisso Telefonico : 0774 | ||
| CAP : 00010 | ||
| Sito Web del Comune | ||
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Il comune montano di Monteflavio si colloca nel cuore del Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili, e costituisce una porta di accesso al Monte Pellecchia. Il vecchio nucleo abitato, il Castrum Montis Falconis (castello di Montefalco) risale all'incirca al IX - X secolo d.C. e con molta probabilità doveva trattarsi di una struttura difensiva. L'imponente complesso, di cui è ben visibile la cinta difensiva, fu per qualche motivo abbandonato e nel 1422 risultava nella lista delle terre disabitate.
La zona cominciò a ripopolarsi nel 1570 quando il Cardinale Flavio Orsini accettò di ospitarvi i residenti di Marcetelli, tra la valle del Turano e la valle del Salto, oppressi per le tasse troppo alte dovute alla famiglia Mareri, proprietaria del feudo. Il cardinale stipulò con gli abitanti di Mercetelli un vero e proprio contratto, di cui rimane ancora traccia, che descriveva quanto avrebbero dovuto pagare i nuovi abitanti, che si impegnavano tra l'altro anche a costruire una chiesa. Inizialmente sorse un borgo di capanne che in seguito vennero trasformate in case. Il nuovo centro, in onore del cardinale Orsini fu chiamato Monteflavio.
Nel 1644, il feudo fu ceduto dagli Orsini alla famiglia Barberini. In questo periodo si verificò una seconda emigrazione da Marcetelli e le terre del nuovo feudo si arricchirono di nuova forza-lavoro che incrementò la pastorizia e l'artigianato del legno. Successivamente il feudo passò alla famiglia Colonna. Dal 1650 al 1850, il commercio della neve diventò una delle principali attività del paese di Monteflavio. La neve veniva conservata nelle fresche grotte del circondario e trasportata a Roma, dove veniva impiegata per conservare le cibarie e per la produzione di sorbetti. Forse è per questo motivo che la strada che tuttora collega Palombara Sabina con la via Salaria e che probabilmente faceva parte del vecchio percorso, viene chiamata 'Strada della Neve'.
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Superficie : Kmq. 23,03 | |
| Altitudine : 575 m. | ||
| Abitanti : 1.900 circa | ||
| Prefisso Telefonico : 0774 | ||
| CAP : 00010 | ||
| Non dispone di Sito Web | ||
| Agenzia Finanziaria NEOS più vicina - Monterotondp - 30 Km. | ||
Montorio Romano è situato su un verdeggiante colle dei monti Sabini posto fra il Tevere e il Turano da cui domina a sud la valle Tiberina e a nord la vallata che giunge fino al monte Terminillo. Il suo nome deriva da Montem Aureum, antico nome della località, dovuto probabilmente alla tonalità giallo oro della terra dove venne edificato il nucleo originario del borgo. La citazione 'Fundum Montem Aureum' è riportato in un documento dell'anno 857 quando risultava possesso dell'Abbazia di Farfa. Con la denominazione di fundum si indica solitamente una piccola porzione di territorio dove si sono stabiliti gruppi di coloni. Nel corso dell'XI secolo, come accadde in molti altri piccoli centri della Sabina, per difendersi dalle incursioni nemiche, la popolazione fu costretta a rifugiarsi sui monti creando un piccolo borgo fortificato. Montorio Romano rimase sotto la giurisdizione dell'Abbazia di Farfa, assumendo lentamente l'attuale fisionomia fino al XIV secolo, quando venne acquistato dalla famiglia Savelli. Nel XV secolo il papato sequestrò il fondo ai Savelli e successivamente fu ceduto ai Cesarini, quindi agli Orsini (1569) ed infine ai Berberni (1664).
| Superficie : Kmq. 20,14 | ||
| Altitudine : 296 m. | ||
| Abitanti : 2.450 circa | ||
| Prefisso Telefonico : 0774 | ||
| CAP : 00010 | ||
| Sito Web del Comune | ||
| Agenzia Finanziaria NEOS più vicina - Monterotondo - 24 Km. | ||
Moricone è situato nel Parco Regionale Naturale dei Monti Lucretili, alle pendici di Monte Gennaro. L'insediamento umano del territorio è documentato fin dall'età preistorica da resti di antiche mura e di tombe. Le sue origini sono controverse, ma la teoria più accreditata identifica Moricone con l'antica Regillum, patria della Gens Claudia, che con Cures ed Eretum era una delle tre città sabine più importanti del periodo pre-romano. La leggenda vuole che proprio in queste zone, Romolo, il mitico fondatore di Roma, organizzò il famoso ratto delle Sabine. Dopo la caduta dell'impero romano, l'invasione dei barbari non risparmiò la Sabina segnando nel 595 la definitiva scomparsa di Regillum e della vicina Cures.
Un Mons Moresco viene citato come possesso dell' Abbazia di Farfa già nel XII sec., mentre sembra verosimile che il Castello di Moricone sia stato fondato successivamente. Da un documento del 1272 risulta che i Conti di Palombara possedevano un fortilizio sul monte Morecone, sulla cui cima venne edificato il primo nucleo del castello e da cui derivò il nome del paese. Successivamente Moricone passò ai Savelli che furono per lungo tempo signori incontrastati del territorio, con una breve interruzione nel 1501 in cui subentrò Giulio Orsini. Nel 1619 i Savelli cedettero il feudo ai Borghese, a cui succedettero i Torlonia dopo il matrimonio tra Giulio Borghese e Anna Maria Torlonia. I Torlonia amministrarono i beni di Moricone fino a pochi decenni fa, quando per eredità, i possedimenti, passarono agli Sforza Cesarini.
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Superficie : Kmq. 18,64 | |
| Altitudine : 452 m. | ||
| Abitanti : 1.450 circa | ||
| Prefisso Telefonico : 0774 | ||
| CAP : 00017 | ||
| Sito Web del Comune | ||
| Agenzia Finanziaria NEOS più vicina - Monterotondo - 27 Km. | ||
Nerola è un piccolo borgo medievale situato sui monti Lucretili, nel Lazio settentrionale, quasi al confine fra la provincia di Roma e quella di Rieti. Alcuni ritengono che l'origine etimologica del nome Nerola si debba far risalire all'Imperatore Nerone per una iscrizione posta sulla fontana in Piazza del Municipio. Altra tesi prevalente sostiene invece che il nome Nerola deriva dalla voce sabina 'nero' che significava forte, valoroso. L'importanza che ebbe Nerola, per la sua posizione di controllo del fondovalle nel corso dei secoli, è attestata da una benefica istituzione detta Ospedale dei Pellegrini, che assisteva tutti coloro che transitavano per la via Salaria diretti a Roma.
Nel 972 la zona di Nerola fu concessa in feudo al conte Benedetto Crescenzi con l'obbligo che vi costruisse un castello fortificato per difesa contro saraceni. Il "Castrum Nerulae" sorse su un antico insediamento sabino ed intorno ad esso sorse anche un primitivo agglomerato di case di legno sostituito, più tardi, da costruzioni in sassi e malta. Il castello di Nerola è ricordato sin dalla prima metà del 1000 nel regesto farfense.
Dopo numerosi scontri tra la famiglia Crescenzi e la Santa Sede, passò sotto il dominio della Santa Sede. Nel 1235 entrò a far parte del patrimonio della Camera apostolica ed i suoi abitanti furono autorizzati a reggersi in libero comune, ma per breve durata poiché il castello venne dato in feudo ai Montenigro, antica casata di origine genovese, legata da vincoli di parentela ai Savelli. All'inizio del XIV secolo papa Bonifacio VIII concesse Nerola a Francesco Orsini come premio per la fedeltà mostrata alla Chiesa Romana. Gli Orsini rafforzarono la struttura del castello innalzando quattro torri a pianta quadrangolare e cingendo di mura il borgo sottostante. Gli Orsini ne mantennero la proprietà fino al 1644, quando il feudo venne venduto ai Barberini insieme ai possedimenti di Montelibretti. Estinta la discendenza diretta dei Barberini, nel 1728 subentrò la famiglia Colonna Sciarra in seguito al matrimonio celebrato fra Cornelia Barberini e Giulio Cesare Colonna. Seguirono poi come proprietari i Lante della Rovere, i Sacchetti e nel 1939 i Marchesi Ferrari Frey. Recentemente il castello è stato rilevato da una società che ha provveduto al suo restauro.
Per la sua posizione a ridosso della via Salaria, si presume che il castello di Nerola facesse parte del sistema di vedette, dette semaforiche, che, dalla torri di avvistamento situate lungo il litorale tirrenico, trasmettevano nell'entroterra eventuali segnali di pericolo. Di notte la trasmissione veniva effettuata mediante la disposizione di fiaccole accese, di giorno con fumate di varie colore e sbandieramenti.
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Superficie : Kmq. 26,12 | |
| Altitudine : 571 m. | ||
| Abitanti : 6.500 circa | ||
| Prefisso Telefonico : 06 | ||
| CAP : 00035 | ||
| Sito Web del Comune | ||
| Agenzia Finanziaria NEOS più vicina - Tivoli - 38 Km. | ||
Olevano Romano è ubicato sul Monte Celeste da cui domina un paesaggio molto suggestivo che ha ispirato molti artisti del periodo del romanticismo. Il territorio era sicuramente abitato al tempo dell'espansione romana nell'Italia centrale come testimoniano le 'Mura Poligonali' attribuite agli Equi. Fu probabilmente uno di quei trentuno oppida (centri fortificati) che sferrarono numerosi attacchi ai Romani per esserne poi sconfitti e conquistati. Dopo la sconfitta degli Equi, i Romani consolidarono le loro conquiste con la fondazione di colonie e la costituzione della Tribus Aniensis. Integrato nello stato romano, raggiunse nella tarda età imperiale un ruolo di una certa importanza di cui rimangono ancora tracce visibili di ville patrizie. Vi sono varie teorie sul nome Olevano, la più credibile ricollega il nome all'olivo, data anche la vocazione del territorio. Altra teoria ricollega il nome del paese al greco 'olibanos' che vuol dire incenso: dal latino medievale dare ad incensum oppure dare in censum che si riferisce al denaro pagato quale censo.
Il primo documento medioevale che parla di Olevano è una bolla di Papa Giovanni XII nel 958, con la quale si riconfermavano tutti i beni al Monastero Benedettino di Subiaco. Tra alterne vicende il paese fu dapprima sotto il dominio dei Frangipane, poi dei Colonna, degli Orsini, ancora dei Colonna e alla fine dei Borghese. L'ultimo signore di Olevano fu il principe Camillo Borghese marito di Paolina Bonaparte, sorella di Napoleone.
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Superficie : Kmq. 75,19 | |
| Altitudine : 372 m. | ||
| Abitanti : 11.000 circa | ||
| Prefisso Telefonico : 0774 | ||
| CAP : 00018 | ||
| Sito Web del Comune | ||
| Agenzia Finanziaria NEOS più vicina - Tivoli - 17 Km. | ||
Palombara Sabina è posta su un colle ai piedi di Monte Gennaro, dominato dal Castello dei Savelli-Torlonia. Il paese fin dall'VIII sec. era chiamato già Palumba o anche Palumbus ( vocabolo etimologicamente derivato dai numerosi colombai presenti nel territorio). Questo centro della Sabina ha origini remote, sembra infatti si possa identificare con l'antica Cameria, città Latina, occupata da Tarquinio Prisco. La crescita urbanistica iniziò intorno all'anno mille nel momento in cui le pressioni delle popolazioni barbariche spinsero gli abitanti verso punti più protetti e sicuri. L'esistenza di un Castrum Palombarum, sorto molto probabilmente verso la fine del X sec., è documentata dal Registro Sublacense del 1064. In quel periodo il castrum era di proprietà dell'Abbazia di Farfa, amica della città di Tivoli e rivale dell'abbazia sublacense.
Nel secolo XI, un ramo della famiglia Crescenzi si fregiò del titolo di Conti di Palombara. Fu poi proprietà degli Ottaviani, a cui succedettero i Savelli, che si insediarono nella roccaforte rendendola inattaccabile ed abbellendola. I Savelli riuscirono ad accrescere i loro possedimenti nella regione e ne divennero nel secolo successivo feudatari esclusivi e con brevi interruzioni vi governarono per lungo tempo.
I Savelli, aiutati dai Colonna, combatterono a lungo contro gli Orsini per mantenere il possesso del territorio ed addirittura nel 1498 preferirono dar fuoco all'abitato piuttosto che farlo cadere in mani nemiche. Papa Alessandro VI, infine, confiscò i possedimenti dei Savelli per assegnarli a Giulio Orsini. Ma già nel 1504, con il crollo della potenza dei Borgia, i Savelli tornarono in possesso dei loro beni. I Savelli persero di nuovo i loro possedimenti nel 1593, quando furono confiscati dal papato perché il signore del feudo Troilio Savelli si era distinto per una serie di assassini e violenze. Ma la confisca dei beni dei Savelli fu revocata dopo soli cinque anni, nel 1598. I Savelli entrarono in una progressiva crisi economica finché nel 1637 vendettero il castello di Palombara al principe Marcantonio Borghese, ma non il titolo di duca che conservarono fino al 1728. Nel 1870 Palombara si costituì poi in libero comune.
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Superficie : Kmq. 17,62 | |
| Altitudine : 575 m. | ||
| Abitanti : 250 circa | ||
| Prefisso Telefonico : 0774 | ||
| CAP : 00020 | ||
| Sito Web del Comune | ||
| Agenzia Finanziaria NEOS più vicina - Tivoli - 26 Km. | ||
Percile è un grazioso borgo dell'alta valle dell'Aniene situato sopra una collinetta calcarea e completamente immerso nel Parco regionale naturale dei Monti Lucretili. Alcuni storici ne fanno derivare il nome dalla famiglia romana Porcia e dell'epoca romana è rimasta traccia di alcuni ceppi sepolcrali rinvenuti nella zona ed anche di altri reperti archeologici che sono stati in parte trafugati. Le prime notizie del borgo risalgono all'epoca di San Silvestro I, pontefice dal 314 al 335. Anastasio il bibliotecario (antipapa nell'anno 855) nomina il Fundum Percilianum in territorio Sabinensi. A partire dal secolo X i nobili locali favorirono la costruzione di centri fortificati sulle alture tra cui anche Percile. Nel 1110 il castello di Percile venne donato dal nobilis vir Beraldo figlio del conte Crescenzio all'Abbazia di Farfa che nel 1262 la cedette agli Orsini. Gli Orsini a loro volta cedettero i loro possedimenti di Percile alla famiglia Degli Atti, che nel 1608 cede il feudo ai Borghese. Nel 1870, con l'annessione al Regno d'Italia di tutto lo Stato pontificio, terminarono i moti risorgimentali che si erano manifestati anche a Porcile e la popolazione iniziò ad abbandonare il paese in cerca di l avoro e di una vita più facile. Le guerre contribuirono poi ad una ulteriore decimazione della popolazione, ridotta oggi a poche centinaia di anime.
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Superficie : Kmq. 13,20 | |
| Altitudine : 532 m. | ||
| Abitanti : 750 circa | ||
| Prefisso Telefonico : 06 | ||
| CAP : 00020 | ||
| Sito Web del Comune | ||
| Agenzia Finanziaria NEOS più vicina - Tivoli - 22 Km. | ||
Pisoniano è un piccolo comune della Valle dell'Aniene, posto sul versante orientale dei monti Prenestini, alle falde del monte Guadagnolo. Il nome del paese deriva dalla famiglia romana Pisonia, che vi possedeva una villa, i cui resti sono ancora visibili nei dintorni della Valle del Giovenzano. Da quella famiglia proveniva quel Caio Calpurnio Pisone che fu tra coloro che congiurarono contro Nerone. Attorno ai resti della villa sorse il primo nucleo del paese che si chiamò 'Vicus Pisonis', che nel tempo si trasformò in Castrum Pisciani, poi in Piscanum, quindi in Pisciano, e nel 1871 assunse definitivamente l'attuale nome di Pisoniano.
La sua storia si riallaccia ad un fondo donato ancora prima dell'anno mille dal Papa ai monaci sublacensi. Fu dunque per alcuni secoli dei Benedettini finchè nel XIV secolo il suo possesso, inizialmente dei Colonna fu conteso con gli Orsini ed i Borgia, che lo ebbero per brevi periodi per volere del Papa. Dopo varie e molteplici vicissitudini, Pisoniano, insieme ad altri feudi, fu ceduto dal contestabile Marcantonio Colonna alla famiglia dei Massimo, che si gloriavano di discendere nientemeno che dal console Fabio Massimo il Temporeggiatore. Dopo soli dieci anni, nel 1575 i principi Massimo rivendettero il possedimento al nobile prelato di Camera Apostolica Girolamo Theodoli.
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Superficie : Kmq. 21,39 | |
| Altitudine : 435 m. | ||
| Abitanti : 2.200 circa | ||
| Prefisso Telefonico : 06 | ||
| CAP : 00010 | ||
| Sito Web | ||
| Agenzia Finanziaria NEOS più vicina - Tivoli - 24 Km. | ||
La città di Poli è situata su un'altura dei monti Prenestini. L'antico borgo è attraversato da una sola via centrale dalla quale si dipartono numerosi vicoli a spina di pesce, pittoreschi e caratteristici. Poli sorse sui vastissimi domini della gens Anicia ( famiglia patrizia romana ). Il paese si formò davanti alla primitiva Rocca del IX o forse X secolo, appartenente al Monastero benedettino del Clivio di Scauro di Roma. Conosciuto come Castrum Sancti Pauli, prese successivamente il nome di Poli. Fu poi di Stefano Stefaneschi e nel 992 di nuovo del Monastero, che lo concesse per tre generazioni a tal Conte Giovanni, forse appartenente alla famiglia dei Conti di Tuscolo. Successivamente entrò in possesso del Monastero San Paolo di Roma da cui deriverebbe la denominazione di Castrum Sancti Pauli.
Alla fine del secolo XI un certo Oddone, figlio di Gregorio, forse dei Conti di Tuscolo, occupò Poli, assumendo il nome di Oddone da Poli. Gli succedette un altro Oddone, suo nipote, che dopo aver avuto problemi con i propri possedimenti per essere stato scomunicato, ne tornò nuovamente in possesso fortificando l'antica rocca, come ci ricorda una lapide posta nel castello. Il suo successore Oddone III perse i suoi averi per saldare un debito nei confronti di Riccardo Conti, fratello del pontefice Innocenzo III. I Conti rimasero proprietari dei feudi di Poli e Guadagnolo fino al 1808. Con l'estinzione della famiglia Conti diventò proprietà degli Sforza Cesarini, quindi venduto ai Torlonia, che tuttora mantengono il titolo di Duca di Poli e Guadagnolo.
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Superficie : Kmq. 12,46 | |
| Altitudine : 705 m. | ||
| Abitanti : 800 circa | ||
| Prefisso Telefonico : 0774 | ||
| CAP : 00020 | ||
| Sito Web del Comune | ||
| Agenzia Finanziaria NEOS più vicina - Tivoli - 34 Km. | ||
Il paese di Riofreddo, attraversato da un antico tracciato della Via Valeria, sorge, tra il Lazio e l'Abruzzo ed ha segnato per lungo tempo la frontiera tra lo Stato Pontificio e il Regno di Napoli. Dai resti archeologici, i primi abitanti della zona risultano essere gli antichi Equi, che avevano nella vicina Carseoli uno dei loro centri principali. Il nome di Riofreddo (Rivus Frigidus), deriva da un gelido ruscello, il torrente Bagnatore, che scorre nei pressi del paese. Il primitivo abitato si andò formando intorno al castello, sorto probabilmente nell'XI secolo, con l'apporto di gruppi di diversa provenienza. La prima citazione scritta risale al 1157 e riporta il nome del paese e quello del suo signore Berardus de Rigofrigido, probabilmente un soldato che si era autonominato barone.
Nel 1301 fu feudo degli Orsini, poi nel secolo successivo passò ai Colonna e a metà del XVI secolo ai Del Drago, che divennero marchesi nel 1622 e principi nel 1832. Riofreddo godette di un periodo di una certa importanza nel 1799, durante la prima Repubblica Romana, quando fu nominato capoluogo del 6° Cantone del Dipartimento del Tevere, che comprendeva un certo numero di comuni. Il periodo di notorietà si rinnovò con la venuta nel 1893 di Ricciotti Garibaldi, secondogenito di Giuseppe e Anita, il quale vi eresse un secondo castello, oggi chiamato Villa Garibaldi.
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Superficie : Kmq. 15,79 | |
| Altitudine : 745 m. | ||
| Abitanti : 250 circa | ||
| Prefisso Telefonico : 0774 | ||
| CAP : 00020 | ||
| Sito Web del Comune | ||
| Agenzia Finanziaria NEOS più vicina - Tivoli - 29 Km. | ||
Rocca Canterano è un paesino posto su una altura dei monti Ruffi. Il toponimo sembrerebbe derivare dalla rocca che fu costruita nel X secolo come baluardo per la difesa di Canterano, il paese sottostante che da tempo era oggetto di ripetuti assalti da parte di Landone, signorotto di Bellegra e Cerreto. Secondo un'altra ipotesi, sembrerebbe che il nome originario fosse Montepietra e che il successivo Rocca di Canterano fosse derivato dalla necessità di indicare il paese più vicino al Castello.
Nonostante ritrovamenti archeologici dell'epoca romana, gli storici fanno risalire le origini di Rocca Canterano al 1084, ad opera dell'Abate di Subiaco Giovanni V, che costruì sul monte Pietra una inespugnabile fortezza per difendersi da Landone, antico avversario del monastero di Santa Scolastica. Intorno alla fortezza sorsero poi le prime abitazioni che ospitavano le famiglie dei soldati. Nel 1320 fu conquistata dai principi di Antiochia e verso il 1500 divenne insediamento di bande di briganti, sconfitti, alla fine dello stesso secolo, da Papa Sisto V. Nel 1700 Rocca Canterano apparteneva come feudo ducale alla famiglia Colonna di Roma mentre Rocca di Mezzo, sua frazione, ai Colonna di Paliano. Nel censimento del 1890 aveva 1.800 abitanti, ridotti ora a nemmeno trecento.
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Superficie : Kmq. 8.82 | |
| Altitudine : 520 m. | ||
| Abitanti : 300 circa | ||
| Prefisso Telefonico : 0774 | ||
| CAP : 00020 | ||
| Non dispone di Sito Web | ||
| Agenzia Finanziaria NEOS più vicina - Tivoli - 20 Km. | ||
Il territorio in cui sorge il paese, situato su uno sperone roccioso, fa parte del Parco Regionale dei Monti Lucretili. L'origine del nome deriva, secondo alcuni storici, dalla denominazione medioevale di Arx Junonis, rocca di Giunione. Delle sue origini sappiamo solo che il Monastero di San Cosimato di Vicovaro era proprietario del fundus sul quale sarebbe stato costituito un castellum. Appartenuto dapprima a comunità religiose,nel 1191 fu acquistata da Giovanni Orsini, nipote del Papa e verso la metà del XIV secolo la famiglia Orsini acquistò gradualmente tutti i fondi di quest'area, rimanendone, alla fine, unica proprietaria.
Nel 1315 il primo signore, Giovanni Orsini, dettò gli statuti e il feudo restò sotto gli Orsini fino al 1632 quando un terzo di esso fu venduto a Marcantonio Borghese. Nel 1655 la peste sterminò l'intera popolazione del paese, fatta eccezione per le due sole famiglie Cocchieri e Troiani che trovarono rifugio dal contagio nella chiesa di S. Maria delle Case. Il paese venne ricolonizzato ed il castello acquistato dai Nunez Sanchez che lo cedettero nel 1824 al marchese Luigi Del Gallo,i cui discendenti sono tuttora gli attuali proprietari del Castello.
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Superficie : Kmq. 9,71 | |
| Altitudine : 664 m. | ||
| Abitanti : 1.000 circa | ||
| Prefisso Telefonico : 06 | ||
| CAP : 00030 | ||
| Sito Web del Comune | ||
| Agenzia Finanziaria NEOS più vicina - Tivoli - 29 Km. | ||
Rocca Santo Stefano è un piccolo paese arroccato su uno sperone di roccia calcarea in mezzo a boschi di castagni. Intorno all'VIII secolo si ha notizia in questi luoghi di un piccolo insediamento chiamato Rocca d'Equi sviluppatosi intorno ad una chiesa dedicata a Santo Stefano. Dopo la caduta dell'impero romano, le ripetute invasioni barbariche costrinsero gli abitanti a cercare rifugio sulla vicina altura di Colle Lungo, dove è oggi il paese. A partire dal 1096 Rocca s. Stefano venne acquisita, permutandola con Pisoniano, dal monastero sublacense che la tenne fino al secolo successivo.
Il dominio dei monaci non durò a lungo in quanto nel 1167, l'abate Simone fu costretto a cedere il paese ad alcuni romani, in cambio della propria liberazione. Sulle travagliate vicende politiche del paese, non si sa molto: dopo vari passaggi di proprietà, nel 1630, Rocca S. Stefano divenne possedimento della famiglia Colonna. Fu poi associato al comune di Bellegra, da cui si distaccò nel 1946 divenendo comune autonomo.
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Superficie : Kmq. 10,38 | |
| Altitudine : 697 m. | ||
| Abitanti : 800 circa | ||
| Prefisso Telefonico : 06 | ||
| CAP : 00030 | ||
| Non dispone di Sito Web | ||
| Agenzia Finanziaria NEOS più vicina - Tivoli - 40 Km. | ||
Roiate è un paesino montano situato a cavallo tra la valle del Sacco e la valle dell'Aniene. Le sue origini si perdono nel tempo e le mura ciclopiche sparse sul suo territorio ne sono una testimonianza. Il nome deriva dalla 'Fontana Roja', che forniva l'acqua alle antiche popolazioni del luogo. Secondo altri Roiate deriverebbe dal latino rubia, (robbia), nome di una pianta dalle cui radici si estrae un colorante rosso. Le origini di Roiate risalgono al IV secolo a.C. quando gli Equi sottomessi dai Romani furono costretti ad insediarsi sull'alto colle tufaceo. Poi, sull'antichissimo Castrum, scese il buio più fitto, che si diradò molto più tardi, quando, a cristianesimo ormai diffuso, Roiate entrò a far parte della diocesi di Palestrina, dalla quale dipendeva per gli affari ecclesiastici, mentre per i diritti feudali dipendeva all'Abbazia di Subiaco.
Nel 962 fu eletto libero comune, in seguito ai servizi resi all'imperatore Ottone I°. In un documento del gennaio 967 gran parte delle terre di Roiate furono confermate come beni dei monaci di Subiaco e Roiate vi appare come "domus culta" e casale sotto il nome di Luroiate, poiché tutta la contrada era denominata "Roia". Nel 1174 Landolfo Raone, di un ramo dei Conti Longobardi di Ceccano, occupò Roiate e Roccasecca e l'Abate sublacense Simone, dovette rivolgersi al papa Alessandro III, il quale scomunicò Raone, costringendolo con le armi a restituire i castelli, che furono donati in feudo ai Monaci sublacensi.
Furono i Monaci benedettini, nel 1270, a dare al borgo uno statuto che gli riconosceva libertà civili. Il monastero di Subiaco ne mantenne l'amministrazione per molti anni, seppure con alterne vicende e scontri con le famiglie nobili dell'epoca. Nel 1302 papa Bonifacio VIII concesse agli Angleri il feudo, che nel 1350 rientrò fra le proprietà della Chiesa. Per un certo periodo entrò in possesso dei Barberini, che lo cedettero poi al conte Ovidio Bovi, la cui famiglia lo tenne fino alla sua estinzione a metà del XIX secolo, quando passò sotto la diretta giurisdizione dello Stato Pontificio.
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Superficie : Kmq. 8,38 | |
| Altitudine : 523 m. | ||
| Abitanti : 1.400 circa | ||
| Prefisso Telefonico : 0774 | ||
| CAP : 00027 | ||
| Sito Web del Comune | ||
| Agenzia Finanziaria NEOS più vicina - Tivoli - 27 Km. | ||
Roviano è' posto a sentinella dell'Alta Valle dell'Aniene, sopra un piccolo colle calcareo. Sull'origine del nome del paese ci sono due teorie: secondo alcuni deriverebbe dagli alti rovi che vi crescevano; secondo lo storico Nibby risalirebbe invece alla famiglia romana dei Rubrii, insediatisi nella zona dopo la sottomissione degli Equi avvenuta nel 304 a.C.. A questo popolo italico sembrerebbero risalire le bellissime mura poligonali da qualche anno messe in luce, insieme ad altre strutture d'epoca romana. La zona, sicuramente abitata già nel periodo neolitico, dopo l'occupazione romana fu abitata anche dai numerosi schiavi e operai utilizzati per la costruzione degli acquedotti romani, dei quali rimangono i resti in tutta la valle.
Le prime notizie del borgo dell'antica Rubianum e di un castello le ritroviamo in alcuni documenti risalenti al IX secolo. Nel 967, l'imperatore Ottone I assegnò il Castello e il Monte all'Abbazia di Subiaco, provocando però conflitti e controversie con l'abate del Monastero di San Cosimato a Vicovaro, che ne rivendicava il possesso. Nel 983 papa Benedetto III cercò di mediare nella controversia, favorendo l'Abbazia sublacense, suscitando però il risentimento dei feudatari del luogo. Sappiamo comunque, da un'iscrizione nella Chiesa di Santa Scolastica a Subiaco, che nel 1051 Ruvianum apparteneva ai benedettini. Per ancora due secoli Roviano fu aspramente conteso da signori locali, tra i quali Riccardo d'Arsoli che nel 1183 se ne impadronì con la forza, provocando la reazione del pontefice.
Nel 1227 il feudo passò ai Colonna di Riofreddo e successivamente fu diviso tra i vari rami della famiglia, a cui rimase per centinaia di anni, tranne brevi periodi in cui fu possesso degli Orsini ( affittuari nel 1458 ) ed i Barberini ( 1625-1630 ). Il castello e i numerosi possedimenti baronali vennero acquistati dai Massimo (1872), poi dai Brancaccio ( 1902 ) ed, infine, dal Comune nel 1979) sono entrati a far parte delle proprietà del comune di Roviano.
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Superficie : Kmq. 8,23 | |
| Altitudine : 434 m. | ||
| Abitanti : 900 circa | ||
| Prefisso Telefonico : 0774 | ||
| CAP : 00020 | ||
| Sito Web del Comune | ||
| Agenzia Finanziaria NEOS più vicina - Tivoli - 18 Km. | ||
IIl paese è situato tra i Monti Tiburtini e i Ruffi, al fondo della valle attraversata dal torrente Fiumicino. Il nome deriva dalla presenza nel territorio di piante di sambuco, che un tempo cresceva in abbondanza e veniva e viene sfruttato sia per le sue qualità curative che per aromatizzare i liquori. L'affermarsi dell'ordine benedettino nella zona di Subiaco diede impulso all'insediamento abitativo di Sambuci. La prima notizia documentata di un insediamento nella zona è un atto con cui Papa Nicolò I (858-867) confermava all'abate Leone di Subiaco tutti i beni del monastero e tra questi anche Sambuci. Tra il XII e il XIII secolo la Valle dell'Aniene diventò un'area turbolenta, segnata da numerose incursioni dei Tiburtini, dei Campani, delle truppe di Federico Barbarossa e di Corrado d'Antiochia, tutti impegnati in guerre contro lo Stato Pontificio. Per scopi difensivi gli antichi edifici di Sambuci furono fortificati ed il feudo passò sotto la dominazione della casa d'Antiochia, che ne mantenne la proprietà fino al XVI secolo. .
Con il benestare pontificio, dal XVI secolo in poi Sambuci fu sotto il governo di varie famiglie nobili laziali a cominciare dai Conti Mereri, eredi di Maria di Antiochia. Al termine del XVI sec. la Sacra Rota decise di far passare il feudo ed il castello sotto il controllo degli Zambeccari, signori di Arsoli. Successivamente lo Stato Pontificio affidò le proprietà, all'inizio del XVII sec., agli Astalli. Con l'estinzione della linea diretta degli Astalli, Sambuci e castello passarono prima a Giuseppe Compagnoni Marefoschi e poi ai Picccolomini. Verso la fine del XIX secolo le proprietà passarono alla famiglia Theodoli, che già possedeva San Vito Romano e Ciciliano. Nel 1960 una società ha comprato dai Theodoli le proprietà di Sambuci, che sono state infine rilevate nel 1991 dallo stesso comune di Sambuci.
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Superficie : Kmq. 35,25 | |
| Altitudine : 420 m. | ||
| Abitanti : 1.500 circa | ||
| Prefisso Telefonico : 0774 | ||
| CAP : 00010 | ||
| Sito Web del Comune | ||
| Agenzia Finanziaria NEOS più vicina - Tivoli - 15 Km. | ||
Il paese sorge su uno sperone tufaceo tra i Monti Tiburtini e il versante occidentale di quelli Prenestini. Il nome deriva da san Gregorio Magno, discendente dalla gens Anicia, che possedeva tutto il territorio. Prima dell'unificazione dell'Italia si chiamava solo S.Gregorio a cui fu aggiunto Sassola probabilmente p erché nella zona sorgeva Saxula, città degli antichi Equi, anche se uno s tudioso ha recentemente escluso t ale ipotesi. E' certo invece che qui si sviluppò l'antica città di Aefula, colonia di Albalonga. Efula, da cui prende il nome il Monte Eflano, fu poi conquistata dagli Equi e successivamente, con la sottomissione degli Equi da parte dei Romani (304 a.C.) entrò nell'orbita romana e nel 247 a.C. fu dichiarata colonia romana.
La fine di Efula fu dovuta alla guerra civile tra Mario e Silla. Silla punì severamente molte città che avevano sostenuto Mario distruggendole. Nel suo territorio sorsero numerose ville romane. Dalla organizzazione romana si passò poi all'unità fondiaria tipica del periodo medioevale. In un documento del 587 si fa riferimento al nome di Gregorio degli Anici che era proprietario del fondo. Tale gens Anicia, originaria di Palestrina, era diventata molto potente grazie a matrimoni con altre famiglie importanti. Gregorio degli Anici, divenuto poi pontefice con il nome di S.Gregorio Magno, donò il fondo al monastero romano di S.Andrea al Celio, fondato da lui stesso quindici anni prima. Il territorio, che prima della donazione si chiamava Ancesano prese il nome di S.Gregorio e fu concesso in enfiteusi dai monaci proprietari. Nel 594 S.Gregorio Magno regalò al Monastero di Subiaco una vasta parte dei suoi possedimenti, tra cui anche le terre di S. Gregorio. Nel 1249 il Monastero di Subiaco risultava proprietario del castrum Sancti Gregorii. Nel 1392 il paese divenne feudo dei Colonna e, successivamente papa Alessandro VI, che lo aveva conquistato sconfiggendo i Colonna, lo donò agli Orsini. Nel 1567 fu ceduto al cardinale Prospero Publicola Santacroce. Passò poi al Duca di Poli Lotario II Conti e nel 1631 a Taddeo Barberini. Fu quindi acquistato dal Cardinale Pio di Savoia nel 1655. Dopo una serie di eredità nella famiglia Savoia, il feudo abbandonato a se stesso, nel 1850 diventò proprietà dei duchi di Ulceda; nel 1889 il castello di San Gregorio fu venduto ai principi Salvatore ed Elisabetta Brancaccio. Nel 1981 i principi Brancaccio hanno venduto al Comune la villa Brancaccio (divenuta oggi un parco pubblico) e nel 1989 il castello.
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Superficie : Kmq. 42,73 | |
| Altitudine : 651 m. | ||
| Abitanti : 2.450 circa | ||
| Prefisso Telefonico : 0774 | ||
| CAP : 00010 | ||
| Sito Web del Comune | ||
| Agenzia Finanziaria NEOS più vicina - Tivoli - 12 Km. | ||
Il paese è situato sulle pendici dei Monti Lucretili, di fronte a Castel Madama, sopra la Valle dell'Aniene. I documenti riguardanti le origini di San Polo sono molto scarsi ma si sa che già anteriormente al 200 a.C. esisteva nella zona un agglomerato etnico e la zona era popolata fin dall'eta del bronzo.
Il nome deriva dal fatto che il paese fu fondato dai monaci di San Polo ed il luogo appartenne all'Abbazia di San Paolo fino al XV secolo, quando Papa Bonifacio IX lo cedette alla famiglia Orsini come ricompensa per i servigi resi alla chiesa. Nell' XI secolo è accertato che si chiamasse Castrum Sancti Pauli in Jana, nome che rinvia, con ogni probabilità, anche al culto della dea Diana. Solo dopo il 1532 fu aggiunto 'dei Cavalieri' che, secondo alcuni evocherebbe l'appartenenza del posto ai Templari, ma secondo altri andrebbe semplicemente ricondotto a Giovanna, madre di Mario Orsini, che apparteneva alla famiglia dei Cavalieri.
Fu feudo degli Orsini, che nel 1558 lo cedettero al cardinale Piero Donato Cesi. Alcuni anni dopo Federico Cesi lo elesse a sede dell'Accademia dei Lincei, da lui fondata nel 1603, e alla quale aderì anche Galileo Galilei. Il castello fu completamente restaurato e ospitò molti membri della Curia che amavano trascorrere a San Polo la loro villeggiatura. La terribile peste del 1656 decimò la popolazione ed i Cesi, per ripopolare il paese, chiamarono a stabilirsi a San Polo famiglie dei paesi vicini. Nel 1678 il Castello fu ceduto alla famiglia Borghese. Il feudo passò poi ad essere amministrato dallo Stato pontificio e soltanto nel 1870 divenne comune autonomo.
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Superficie : Kmq. 12,72 | |
| Altitudine : 655 m. | ||
| Abitanti : 3.300 circa | ||
| Prefisso Telefonico : 06 | ||
| CAP : 00030 | ||
| Sito Web del Comune | ||
| Agenzia Finanziaria NEOS più vicina - Tivoli - 27 Km. | ||
San Vito Romano si estende sulle propaggini orientali della catena dei Monti Prenestini, in posizione dominante sulla valle del Sacco. La zona fin dal X secolo a.C. fu abitata dagli Equi, un popolo guerriero che fronteggiò i Romani nelle loro mire espansionistiche fino al 456 a.C., anno in cui fu sottomesso e le sue terre furono attribuite dai Romani ai propri veterani e ai reduci. In epoca romana San Vito fu forse la città di Vitellia, dal nome della gens Vitellia che la difese contro gli Equi. Riguardo all'origine del nome odierno, è citato un Castrum Sancti Viti in un documento della Curia Prenestina. La denominazione fu senz'altro scelta dai monaci benedettini, che vollero dedicare il paese a San Vito e, nello stesso tempo, conservare forse la radice del nome dell'antica Vitellia. I Romani abitarono questi luoghi per molti secoli e vi costruirono sontuose ville. Subì poi le invasioni barbariche e, alla fine del VI secolo, la dominazione longobarda.
Nel IX secolo subì le terribili scorrerie dei Saraceni e gli abitanti si rifugiarono sulla rupe, dove gli scampati ricostruirono un nuovo centro. I primi abitanti molto probabilmente furono gli Schiavoni, arrivati dall'Adriatico sul finire del 963. Secondo un'altra ipotesi, l'abitato trarrebbe origine dai normanni, in particolare da Boemondo d'Altavilla. Sulla sommità della rupe fu eretta una fortezza intorno alla quale si formò l'abitato di San Vito, che fu feudo dei monaci fino all'anno 1180 quando subentrarono i Colonna, chiamati dalla popolazione per farsi proteggere. Questi fortificarono il castello e ne rimasero signori, con alterne vicende, fino al 1565, quando un suo celebre discendente, Marcantonio Colonna, cedette parte della proprietà ai Massimo, che dopo soli dieci anni la rivendettero ai Theodoli. Sotto il dominio di questi ultimi la struttura del castello cambiò radicalmente come anche il paese, che fu abbellito architettonicamente e dove nel 1649 venne realizzato il cosiddetto Borgo Mario Theodoli. Il castello, in cui sarebbe nato nel 1365 Oddone Colonna, il futuro papa Martino V, è ancora di proprietà della famiglia Theodoli.
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Superficie : Kmq. 21,45 | |
| Altitudine : 400 m. | ||
| Abitanti : 3.350 circa | ||
| Prefisso Telefonico : 0774 | ||
| CAP : 00010 | ||
| Sito Web del Comune | ||
| Agenzia Finanziaria NEOS più vicina - Tivoli - 17 Km. | ||
Il Il paese sorge sulla cima di uno dei tre colli che costituiscono i Monti Cornicolani, il Monte Patulo, in una posizione da cui domina tutta la pianura sottostante. Il centro abitato sorge, secondo le ipotesi più accreditate, sul sito dove si trovava l'antica città sabina di Medullia, conquistata dai Latini e sottomessa poi dai Romani. La città fu fondata da Latino Silvio, terzo re di Albalonga e pronipote (secondo la leggenda) di Enea. Sul Monte Patulo era originariamente presente una fortezza romana e sui suoi resti venne eretta un'Abbazia, che i monaci di San Paolo fortificarono con una rocca, dove trovavano rifugio le popolazioni del luogo. Il borgo venne a concretizzarsi intorno al 900 d.C. prendendo il nome di castrum Sancti Angeli Montis Patule. Nel corso del X secolo, venne consacrato a San Michele Arcangelo e prese così il nome di Sant'Angelo.
Nel 1200 apparteneva alla famiglia Capocci, che vi fece costruire un castrum e da allora il borgo seguì le sorti del castello e prese il nome di Sant'Angelo in Capoccia. Nel 1370 i possedimenti di Sant'Angelo entrarono a far parte dei beni della famiglia Orsini, ma dopo un secolo circa, furono confiscati dalla Santa Sede e rientrarono in possesso degli Orsini solo nel 1522. Da questi, nel 1594, furono ceduti al cardinale Federico Cesi la cui famiglia ne mantenne la proprietà fino al 1678, anno in cui furono venduti al Principe Borghese. Da questo momento iniziò il periodo di decadenza che portò ad un inesorabile declino ed abbandono della struttura; il castello fu addirittura usato come deposito di grano. Sant'Angelo si costituì in comune nel 1874 e nel 1886 assunse l'attuale denominazione di Sant'Angelo Romano e nel recente 1989 l'Amministrazione Comunale ha acquistato il castello, che ospita un museo preistorico e protostorico.
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Superficie : Kmq. 11,01 | |
| Altitudine : 908 m. | ||
| Abitanti : 200 circa | ||
| Prefisso Telefonico : 0774 | ||
| CAP : 00020 | ||
| Non dispone di Sito Web | ||
| Agenzia Finanziaria NEOS più vicina - Tivoli - 23 Km. | ||
Saracinesco sorge su un colle della catena dei Monti Ruffi a 908 m. sul livello del mare ed è circondato da uno splendido paesaggio naturale intatto ed incontaminato. Il nome stesso del paese sta a rammentare le scorrerie dei Saraceni che nell'876 devastarono gran parte di quel territorio. Un manipolo di invasori, forse stanco di guerre, si rifugiò sull'altura, sotto la quale confluiscono i fiumi Licenza e Aniene, e diede vita al paese. I Saraceni, la cui base principale era sulla foce del Garigliano, rimasero nella zona per un trentennio, fino a quando, nel 926 furono sconfitti dalle truppe alleate del pontefice Giovanni X, del Duca di Gaeta, del duca di Napoli e del Duca di Spoleto. Tuttavia, alcuni dei Saraceni si erano ormai radicati nel territorio di Saracinesco e vi continuarono a vivere, lasciando una loro impronta somatica negli abitanti del luogo.
Nell'XI sec. Saracinesco era diventata proprietà dll'Abbazia di Subiaco, ma già nel XII secolo la ritroviamo come proprietà dei signori di Poli. Il castello di Saracinesco, di cui rimangono pochi resti, fu fatto costruire intorno al 1250 dal Cardinale Giovanni Boccamazza; secondo altre fonti fu costruito dagli stessi saraceni. Nel 1381 passò al comune di Tivoli, che estese i suoi poteri sul territorio. Quando nel 1391 il castello fu venduto a Giacomo e Antonio Coccanari era già abbandonato e nel 1416 figurava nella lista delle terre disabitate. Nel 1536 la famiglia Orsini comprò il feudo ed il castello di Saracinesco.
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Superficie : Kmq. 63,44 | |
| Altitudine : 408 m. | ||
| Abitanti : 9.200 circa | ||
| Prefisso Telefonico : 0774 | ||
| CAP : 00028 | ||
| Sito Web del Comune | ||
| Agenzia Finanziaria NEOS più vicina - Tivoli - 38 Km. | ||
Subiaco, immersa nel Parco Naturale dei Monti Simbruini, è il centro più conosciuto ed importante della Valle dell'Aniene. E' anche la culla della stampa italiana perché qui sorse nel 1465 la prima tipografia italiana. La zona era anticamente abitata dal popolo degli Equi, che vennero sconfitti dai Romani nel IV secolo a.C.. A partire dal 272 a.C. i Romani vi costruirono ben quattro acquedotti, tra cui quello dell'Acqua Marcia e dell'Acqua Clodia. Subiaco trae il suo nome da Sublacueum o Sublaquem che vuol dire sotto i laghi, definizione attribuita alla Villa di Nerone ( oggi quasi completamente scomparsa ), che era abbellita da tre laghetti artificiali ottenuti sbarrando l'Aniene. Fu proprio Nerone che determinò lo sviluppo della Regione Sublacense con la costruzione nel I d.C. di una sontuosa villa e della via Sublacense, costruita appositamente per raggiungere la sua villa.
Verso la fine del V secolo vi si ritirò Benedetto da Norcia, che, dopo tre anni di vita eremitica condotta in un antro presso l'antica villa di Nerone, fondò nella zone ben tredici monasteri per dare ospitalità ai suoi discepoli. Da quel momento la storia di Subiaco è legata a quella dell'Abbazia, che si espanse sempre di più, con un feudo che annoverava castelli, borghi e rocche. Dei tredici monasteri fondati da San Benedetto è rimasto solo l'attuale monastero di Santa Scolastica, sorella gemella di San Benedetto, inizialmente dedicato a San Silvestro e quello costruito successivamente, chiamato Sacro Speco. Gli altri monasteri furono distrutti dai Saraceni o furono abbandonati. Per un lungo periodo della storia di Subiaco non sono rimaste tracce, poi la città ebbe di nuovo splendore nel X-XI secolo quando per la sua potenza economica divenne un feudo molto ambito, che si estendeva per un vasto raggio nel Lazio.
Con la Bolla del 2 agosto 937 il papa Leone VII cedeva i possedimenti di Subiaco con le terre vicine ai monasteri all'Abate di Subiaco ed i monaci esercitarono da allora sia il potere spirituale che il potere temporale. La Rocca dell'Abbazia fu costruita nell'XI secolo dall'Abate Giovanni V, che la rese un munitissimo castello feudale che controllava la valle e l'abitato di Subiaco. Il governo rigido, severo e dispotico di alcuni abati costrinse i Papato a dare in Commenda l'Abbazia ed il primo commendatario fu il cardinale Torquemada, zio del famoso inquisitore, che il 2 5 luglio del 1456 promulgò il nuovo Statuto. A Torquemada successe il cardinale Rodrigo Borgia, che dopo la sua elezione a Papa con il nome di Alessandro VI, trasmise la Commenda al cardinale Giovanni Colonna. La Commenda passò poi ai Borghese e successivamente ai Barberini. Le continue lotte delle famiglie feudali Colonna, Borghese e Barberini, portarono però ad un periodo di decadenza, dal quale Subiaco risorse solo nel 1753 quando papa Benedetto XIV separò il potere temporale della Commenda ( trasferito alla Sacra Consulta ) da quello spirituale. L'Abbazia entrò così a far parte, come entità politica e come proprietà dello Stato Pontificio. Nel 1915 infine la carica della Commenda venne soppressa per volere di Benedetto XV e d allora l'Abbazia è rimasta agli Abati di Santa Scolastica.
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Superficie : Kmq. 51,73 | |
| Altitudine : 825 m. | ||
| Abitanti : 400 circa | ||
| Prefisso Telefonico : 0774 | ||
| CAP : 00020 | ||
| Sito Web del Comune | ||
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Il paese, che sorge su uno sperone di roccia nel cuore del Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini, ospita il santuario della Santissima Trinità, probabile insediamento rupestre neolitico, luogo di antico culto collegato agli insediamenti benedettini di Subiaco, ancor oggi mèta di pellegrinaggi. Sulle sue origini non si hanno notizie certe. Il luogo potrebbe aver ospitato gli schiavi che avevano partecipato alla costruzione della villa di Nerone a Subiaco che vi avevano trovato rifugio e vi si erano insediati. Un'altra ipotesi è invece che il centro sia sorto intorno al VI secolo, dando rifugio a chi cercava di trovare scampo al conflitto tra Goti e Bizantini. Già nel IX secolo il Regesto Sublacense indicava come 'Vallis Petrae' un ramo del lago artificiale, fatto costruire dall'Imperatore Nerone per abbellire la sua Villa nei pressi di Subiaco. Originariamente possesso dei monaci sublacensi, il nome di Vallepietra compare per la prima volta in un atto con il quale il Papa Nicolò II (1059-1061) soppresse la diocesi di Trevi ed associò vari paesi, tra cui Vallepietra alla diocesi di Anagni.
Dal 1061 la storia di Vallepietra è strettamente collegata a quella di Anagni e a quella delle famiglie nobili che governarono a lungo nel paese. La prima famiglia fu quella dei Conti di Anagni che ebbe tra i suoi rappresentanti papa Alessandro IV. Fu proprio questo papa che nel 1257 donò Vallepietra a suo nipote Rinaldo di Jenne. Quaranta anni dopo, nel 1297, il feudo di Vallepietra passò alla famiglia Caetani, insieme ai feudi di Filettino e Trevi. I Caetani governarono Vallepietra dal 1297 al 1670, con una breve interruzione dal 1481 al 1503, quando tornò all'Abbazia di Subiaco. Furono i Caetani a far costruire il palazzo baronale, di cui rimangono ancora alcune vestigia. Nel 1670, con la morte di Orazio Caetani i possedimenti furono ereditati da suo nipote Tiberio Astalli, signore di Sambuci.
Nel 1758, per onorare dei debiti, gli Astalli cedettero Vallepietra a Pietro Testa Piccolomini. Si avvicendarono poi vari proprietari: nel 1767 fu acquistato dal Conte Campagnoli Marefoschi, nel 1808 da Settimio Bischi Bulgarini, nel 1820 sa Camillo Torriglioni, nel 1842 da Girolamo Riccini, nel 1865 da Niccolò Quattrofrate ed infine nel 1869 da Antonio Troili. Poi, dopo la proclamazione della Repubblica Romana a poco a poco vennero a cessare i diritti feudali degli ultimi nobili proprietari.
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Superficie : Kmq. 16,82 | |
| Altitudine : 874 m. | ||
| Abitanti : 300 circa | ||
| Prefisso Telefonico : 0774 | ||
| CAP : 00020 | ||
| Sito Web del Comune | ||
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Il piccolo paese si estende sulle pendici del Monte Croce con una suggestiva veduta sulla Piana del Cavaliere, il Monte Velino e il Terminillo. Adagiato su una pianura circondata da monti, il paese si chiamava Valle Frigidae o Vallis Frigida, forse per i rigori invernali della zona. Nonostante la scarsità di documenti che la riguardano, si pensa che Vallinfreda abbia avuto le sue origini prima come posto di osservazione militare, poi, nel IV sec. d.C., come centro agricolo, preesistendo all'epoca di S. Benedetto (vissuto tra il 480 e il 547) al quale alcuni nobili marsicani l'affidarono in signoria. Da allora e per oltre 800 anni il feudo rimase costantemente iscritto tra i beni dell'Abbazia di Subiaco, come riportato ne Regesto Sublacense.
Nel 1328 ritroviamo Vallinfreda inserita nell'elenco delle proprietà degli Orsini, ma data in pegno a Odone di Palombara. Passerà poi in mano a diversi proprietari e nel 1401 la ritroviamo come proprietà dei Colonna di Riofreddo, che ne rimasero in possesso fino al 1473 quando Giovanna Colonna la vendette a Giacomo Piccolomini. Nel 1500, Papa Alessandro VI la donò insieme ad altri possedimenti all'abbazia di Subiaco, ma solo dopo dieci anni tornò ad essere proprietà di un ramo collaterale dei Colonna di Riofreddo. Nel 1551 diventò proprietà di Pompeo Zambeccari, vescovo di Sulmona, passò poi ai Brancaleoni, quindi ai Cendi, poi fu venduta alla famiglia Muti e nel 1592 diventò proprietà dei Theodoli.
Nel 1630 Urbano VIII autorizzò monsignor Theodoli a vendere Vallinfreda al principe Marco Antonio Borghese. La famiglia Borghese ne mantenne la proprietà fino al 1927 quando passò al comune di Vallinfreda, con tutte le relative servitù.
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Superficie : Kmq. 36,12 | |
| Altitudine : 300 m. | ||
| Abitanti : 3.950 circa | ||
| Prefisso Telefonico : 0774 | ||
| CAP : 00029 | ||
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Vicovaro sorge sulla Tiburtina Valeria, a destra del fiume Aniene, accanto al Parco Naturale dei Monti Lucretili. L'odierno centro abitato è l'erede dell'antichissima Varia, città romana avamposto difensivo contro la popolazione italica degli Equi, da cui avrebbe origine anche il nome Vicus Varius. L'esistenza del municipium di Varia è confermata dalla iscrizione ritrovata nel secolo XVIII presso la fontana pubblica di fronte al Palazzo Cenci-Bolognetti ove è conservata. Nella zona c'era la villa rurale del poeta Orazio, donatagli da Mecenate e molte rimangono le testimonianze archeologiche del passato romano. Nel periodo tardo-romano, Varia decadde, con il conseguente spopolamento del centro abitato, che si ridusse ad un semplice vicus, mentre le popolazioni si raccolsero intorno alle ville residenziali e rurali.
La zona fu colpita dalle devastazioni barbariche, prima degli Ostrogoti e dei Longobardi, nel VI secolo, e poi quelle più temibili dei Saraceni nel IX-X secolo, che contribuirono all'ulteriore spopolamento dalla zona fino a quando nel X secolo i Saraceni furono sconfitti definitivamente. L'incastellamento di Vicovaro dovrebbe risalire al secolo XI ad opera dei Crescenzi-Ottaviani, che avevano occupato lo spazio politico appartenuto alla decaduta abbazia vicovarese dei SS. Cosma e Damiano. L'agglomerato urbano della città medievale si sviluppò intorno all'ex chiesa di S. Silvestro. Ed è nel 1140 che per la prima volta troviamo riportato in un documento il toponimo odierno di Vicovaro.
Alla fine del XII secolo Papa Celestino III (Giacinto Pietro di Bobone) concesse in feudo le terre della città, insieme ad altri feudi, ai pronipoti, figli di Orso Bobone che, abbandonato il cognome di Bobone, divennero dapprima Ursini, ed in seguito Orsini. A metà del XVI secolo ebbe iniziò il decadimento dell'abitato sia per motivi militari, che per pestilenza e carestie. Nel 1690 per porre rimedio ai debiti degli Orsini, perseguitati dai creditori, la Reverenda Camera Apostolica pose all'asta alcuni beni degli Orsini, tra cui anche Vicovaro. Nel 1692 Vicovaro divenne quindi proprietà del conte Paolo Bolognetti. Oggi, il Castello è proprietà di un ramo dei Cenci-Bolognetti, famiglia succeduta ai Bolognetti nel 1775 nel possesso del feudo. Parte dei beni del feudo sono passati al comune di Vicovaro.
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Superficie : Kmq. 12,50 | |
| Altitudine : 756 m. | ||
| Abitanti : 250 circa | ||
| Prefisso Telefonico : 0774 | ||
| CAP : 00020 | ||
| Non dispone di Sito Web | ||
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Il paese sorge su una propaggine rocciosa al centro della Sabina, nella valle del Turano. La zona faceva inizialmente parte del territorio degli Equi, antichi nemici dei Romani, che sfruttavano le sorgenti locali per rifornire di acqua Carsoli. Dopo la sottomissione degli Equi, i Romani, nel 229 a.C., vi fondarono una colonia dedita all'allevamento di animali destinati all'alimentazione e al sacrificio, chiamata per questo motivo Vivarum ( vivaio ). Durante le invasioni barbariche, tra il VI e l'VIII secolo, il territorio fece parte del ducato longobardo di Spoleto. Successivamente tra il IX e l'XI secolo subì il processo di incastellamento e nel 1084 il conte longobardo Trasmondo lo donò all'Abbazia di Farfa.
Verso la fine del XIII secolo il paese fu coinvolto nelle lotte tra la famiglia Colonna e Papa Bonifacio VIII e nel 1298, dopo la sconfitta dei Colonna, oltre a subire pesanti ritorsioni, fu dato in feudo alla famiglia Orsini, come premio per aver sostenuto il Papa.
Dopo vari passaggi di proprietà, il Castello fu acquistato, nel 1609, da Giovanni Battista Borghese, fratello di papa Paolo V (Camillo Borghese), che istituì il Principato di Vivaro assegnandolo ad un suo nipote. Nel corso degli avvenimenti legati alla prima Repubblica Romana (1798), Vivaro fu attaccato dalle truppe francesi, avversarie del Papa, che dopo due mesi riuscirono ad entrare in paese e a distruggere l'antico castello. Nel XIX secolo Vivaro passò stabilmente al Regno della Chiesa, fino al 1870, quando con l'annessione di Roma al Regno d'Italia il papato perse i suoi possedimenti.