Comune di Tivoli
Tivoli  Superficie : Kmq. 68,50
 Altitudine :  235 m.
 Abitanti  :  50.000 circa
 Prefisso Telefonico : 0774
 CAP : 00019
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Tivoli

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Stemma di TivoliLa città di Tivoli sorge alle pendici dei monti Tiburtini lungo il corso dell'Aniene in una posizione da cui si domina la pianura sottostante e fin dai tempi antichi l'abbondanza di acque e le condizioni climatiche ed ambientali favorirono l'insediamento umano. La valle dell'Aniene costituiva l'unica via di accesso alla campagna romana per chi proveniva dall'Abruzzo e dalla Marsica e fu abitata sin dal periodo neolitico. Inizialmente l'area fu interessata da un passaggio di "transumanza", cioè di transito dei pastori che dall'Abruzzo si spostavano verso i fertili pascoli dell'agro romano. In seguito, con la tendenza a creare insediamenti stabili, sorsero villaggi di capanne. Notizie certe sulla storia urbana della città iniziano ad aversi in epoca romana, per cui la storia precedente è basta su ipotesi e su notizie, a volte poco attendibili che ci hanno tramandato gli scrittori antichi.

Tibur

La nascita della città è avvolta dalla leggenda e dal mistero e varie sono le versioni riportate. L'origine di Tivoli, secondo la tradizione, risale al 1215 a.C. con la formazione del villaggio latino (Tibur) che occupava probabilmente il luogo dell'acropoli.
Secondo Catone il Censore, la fondazione della città avrebbe avuto origine da una colonia greca guidata da Catillo di Arcadia, figlio del glorioso Anfiarao, fuggito dalla Grecia durante i massacri di Tebe ed approdato in Italia. Successivamente, Caio Giulio Solino (III - IV sec.) ci dà maggiori dettagli, sostenendo che Catillo avrebbe avuto tre figli: Tiburto (Tiburtus), Corace (Coras) e Catillo (Catillus), che giunti nell'altopiano dell'Aniene avrebbero scacciato i Siculi, che lo popolavano, ed avrebbero fondato la città di Tibur, in onore a Tiburtus. Altra opinione, condivisa da vari studiosi, fa risalire il toponimo Tivoli (Tibur, forse in origine Teibur) alla parola sabina Teba, che secondo lo storico romano Varrone indicherebbe colle, considerando che la città era posta sopra un colle. Un'altra ipotesi su Tibur è legata alla cascata dell'Aniene, e Tibur significherebbe città presso la cascata e non città sul colle. Secondo un'altra fonte storica, Tibur era invece una colonia di Alba Longa.

Oggi il parere prevalente degli storici è che Tivoli sia stata una antica colonia sicula che cominciò a svilupparsi come agglomerato urbano durante l'età del ferro con il contributo di popolazioni latine, sabine e di altri gruppi provenienti dagli Appennini. Nel corso dei secoli il termine Tibur venne cambiato dal linguaggio popolare e si tramutò in Tiburi, Tibori, Tiboli ed infine Tivoli, i cui abitanti si chiamano però tiburtini.

Il periodo di urbanizzazione della città iniziò intorno all'VIII-VII secolo a.C. quando genti dei popoli Sabini, Etruschi, Ernici, Equi vi si insediarono e convissero pacificamente scegliendo le zone limitrofe alla cascata dell'Aniene. Qui vi era un territorio particolarmente adatto per la difesa in quanto circondato da precipizi e posto a controllo di un passaggio obbligato. La zona ebbe un certo sviluppo e fu sede di centri di culto importanti. Famosa rimane la Sibilla Tiburtina. Le Sibille erano donne con poteri divinatori e, secondo la leggenda, Albunea (la Sibilla Tiburtina) offrì in vendita a Tarquinio il Superbo, settimo re di Roma, i nove libri profetici della Sibilla. Al rifiuto di acquistarli, la Sibilla ne distrusse tre e offrì gli altri allo stesso prezzo, poi ne distrusse altri tre, finché il re comprò gli ultimi tre libri rimasti, che furono posti nel tempio di Giove a Roma e che andarono poi distrutti in un incendio. Albunea, sempre secondo la leggenda, profetizzò addirittura la nascita di Gesù Cristo. Altro centro di culto importante fu il Tempio di Ercole Vincitore, complesso monumentale, sorto nel periodo romano, che presenta forti analogie con il Tempio della Fortuna Primigenia a Palestrina.

Sia per la presenza di questi luoghi di culto, sia per le cave di tufo e travertino presenti nella zona, si sviluppò molto presto una strada che collegava Tibur a Roma, la via Tiburtina. Non è escluso che la zona di Tivoli, prima della romanizzazione fosse caduta nella mani degli Equi. Questo popolo guerriero, popolando le valli dell'Aniene, è probabile che per qualche tempo abbia occupato anche Tibur. Gli Equi furono a lungo avversari dei Romani, ma con la loro definitiva sottomissione nel 304 a.C. Roma iniziò una massiccia azione di colonizzazione dei loro territori. La valle dell'Imele (Salto) fu assegnata alla tribù Fabia, la Valle dell'Aniene alla tribù Aniensis, le Valle del Turano alla tribù Claudia. Per facilitare i collegamenti con i nuovi territori la via Tiburtina fu migliorata e prolungata dando vita alla via Tiburtina Valeria, che contribuì ulteriormente allo sviluppo della zona.

Periodo Romano

Villa AdrianaNel periodo dei Re di Roma, Tibur entrò a far parte della Lega Latina. La Lega Latina era una alleanza di carattere politico-religioso che riuniva tra loro varie comunità latine presenti nel Lazio. Verso la fine del VI secolo a.C., la Lega entrò in contrasto con i re Tarquini che governavano Roma e nel 506 a.C. si scontrò anche con i vicini Etruschi. Entrata in aspro conflitto contro Roma, la Lega fu sconfitta in un epico scontro presso il Lago Regillo nell'anno 497 o 496 a. C.. Roma non sottomise gli sconfitti Latini, ma, nel 493 a.C., firmò un trattato di pace che si chiamò Foedus Cassianum. Il trattato federativo, firmato anche da Tibur, sanciva una parità di diritti e di doveri fra Romani e Latini e l'obbligo del reciproco aiuto in caso di aggressioni dall'esterno.

Nel 361 a.C. i  Tiburtini  ruppero  la  pace con Roma alleandosi con i Galli, che erano scesi di nuovo in Italia per far guerra a Roma. I Romani inflissero varie sconfitte sia ai Galli che ai Tiburtini,  che nel  354  si  arresero.  Non contenti di essere sottoposti  ai Romani,  i  Tiburtini  si  unirono  di  nuovo  alle  altre  città  latine,  che cercavano di arginare l'egemonia romana. Nel 338 a.C. con la definitiva vittoria di Roma, la Lega Latina fu sciolta e le città che vi aderivano furono punite.  I  Tiburtini  ebbero  una  punizione  lieve  in  quanto  persero  solo  parte del territorio,  che diventò ager publicus romano. Da questo momento Tibur divenne città romana e la bellezza del suo territorio attirò, specie nell'età imperiale, personaggi ricchi e famosi che vi costruirono le loro ville. Ricordiamo la villa di Augusto, di Mecenate, di orazio,  di Quintilio Varo, di Catullo,  di Sallustio.  Il  culmine  di  tale periodo coincide con la costruzione di Villa Adriana,  da parte dell'imperatore Adriano (117-138); la più grande e suntuosa villa,  di  cui  rimangono ampie testimonianze. Nel 273 d.C.  Tivoli ospitò l'esilio di Zenobia, regina del regno di Palmira, sconfitta e fatta prigioniera dall'imperatore Aureliano.

Anfiteatro di BlesoLa città prosperò in età  imperiale e vi sorsero numerosi tempi tra cui ricordiamo  il  tempio  di  Ercole  Vincitore,  il  tempio  della  Tosse,  il tempio di Vesta, il Tempio alla dea Giunone  ed il tempio di Diana.  A Tivoli sorse perfino un anfiteatro,  detto  anfiteatro di  Bleso,  scoperto nel 1948.  L'anfiteatro  ospitava i giochi dei gladiatori e  le venationes, che erano combattimenti tra uomini e animali feroci.  Nel IV° sec. d.C. ebbe inizio il declino di Roma, e Tivoli seguì la stessa sorte. Oltre alle guerre,  le   pestilenze   peggiorarono   la   situazione   causando  una flessione demografica. Dopo la caduta dell'impero romano si verificò un  decadimento  urbanistico,  causato  anche  dall'abbandono  delle costruzioni.

Periodo Medievale

Con la caduta dell'impero romano d'occidente e le invasioni barbariche che seguirono, le campagne si spopolarono e la gente cercò riparo nei centri arroccati sui monti, meno esposti agli attacchi e meglio difendibili. Ponti, acquedotti, ville romane e luoghi di culto vennero abbandonati a se stessi, come anche vennero abbandonate le zone abitate più esposte. Molti nobili preferirono consegnare i propri beni alla Chiesa Romana perché li difendesse. E' in questo periodo che si diffuse il fenomeno del monachesimo e sul territorio della valle dell'Aniene si insediarono una grande quantità di conventi e strutture monastiche. Le città vennero fortificate con la costruzione di rocche e castelli. A partire dal V secolo, i vescovi, essendo le uniche autorità rimaste sul territorio, iniziarono ad esercitare, oltre al potere spirituale, anche il potere temporale o civile. Tivoli, città di una certa importanza fu sede del vescovato e diventò un centro di potere, annoverando fra i propri vescovi perfino un Papa: il tiburtino Simplicio (468-483).

Con l'invasione dei Longobardi che assediarono Roma nel 579, il papato, utilizzando i beni della chiesa, organizzò la milizia cittadina. Anche il Vescovo di Tivoli, Anastasio, si organizzò in tal senso per la difesa della città, in altre parole la chiesa si era militarizzata, dotandosi di un proprio esercito.

Tempio di Vesta e SibillaNel X secolo Tivoli fu testimone e partecipe delle lotte tra le famiglie nobili romane ed il papato fu sostenuto dagli Ottoni, imperatori sassoni del Sacro Romano Impero. Ottone III scese in Italia in supporto di Papa Giovanni XV e cacciò da Roma la potente famiglia dei Crescenzi. Tivoli in quel periodo era governata dalla famiglia Conti che l'amministrava per conto degli Ottoni, perseguendo una politica di spoliazione dei beni tiburtini a favore del monastero sublacense. Tivoli insorse contro l'inviato di Ottone III che col suo esercito assediò la città nell'anno 1000. I Tiburtini intimoriti fecero atto di sottomissione scegliendo di essere Ghibellini, appoggiando quindi la politica dell'imperatore del Sacro Romano Impero. Ii Guelfi erano invece quelli che appoggiavano il Papato, opponendosi all'autorità dell'imperatore. I Tiburtini mantennero questa scelta per tre secoli e vennero in conflitto più volte con l'Abbazia di Subiaco, che era schierata con il Papa.

In varie occasioni Tivoli manifestò la sua ostilità al papato, sia ospitando degli antipapa, sia combattendo contro l'esercito pontificio, pagandone però le conseguenze, tra cui anche una occupazione da parte dei Normanni. Nel XII secolo si riaccesero le ostilità con il monastero di Subiaco, retto allora dall'abate Pietro IV. Tivoli intervenne con l'esercito cittadino a cui naturalmente l'abate di Subiaco rispose con le proprie milizie. I rapporti tra Tivoli e Roma diventarono sempre più tesi. Papa Innocenzo II nel 1139 scomunicò i Tiburtini per essersi appropriati dei castelli di S.Polo, di S.Angelo e di S.Cosimato e, alleatosi con i Romani, interessati al controllo delle vie di comunicazione, nel maggio 1442 marciò su Tivoli. I Tiburtini vinsero la battaglia, ma l'anno successivo subirono una sconfitta e salvarono la città dalla distruzione solo per l'intervento di Papa Innocenzo II (che voleva così ingraziarsi i Tiburtini per controbilanciare la potenziale ostilità dei Romani).

Quando nel 1239 Federico II, nipote del grande Federico Barbarossa, fu scomunicato da Papa Gregorio IX, marciò con il suo esercito verso Roma e si accampò nei dintorni della città, in attesa che fosse eletto un nuovo papa, in quanto Gregorio XI era nel frattempo morto. In attesa dell'elezione del Papa, Federico II soggiornò per qualche tempo a Tivoli, schierata dalla sua parte, e poi in Sicilia. Matteo Orsini, senatore romano, approfittando dell'assenza di Federico II, attaccò le truppe imperiali respingendole. Anche Tivoli ne subì le conseguenze, con attacchi e devastazioni ed infine fu costretta a fare atto di sottomissione al senato romano. I Tiburtini dovettero pagare un tributo annuo e furono governati da un Conte, designato dal senato di Roma.

Nel XIV secolo Tivoli venne di nuovo coinvolta nelle lotte di potere, questa volta però la troviamo schierata con il Papato. Nel 1370, la città guerreggiò, perdendo il conflitto, contro il Conte Corrado di Antiochia, che si era ribellato all'autorità di Tivoli, non volendo più pagare il tributo per il feudo di Articoli. Nel 1378 Tivoli sostenne Papa Urbano VI negli scontri contro la famiglia Orsini, questa volta però l'esercito tiburtino ne uscì vittorioso e Tivoli riuscì ad assoggettare il feudo di Articoli, sconfiggendo Corrado di Antiochia e ad estendere i suoi poteri anche sulla città di Saracinesco, sbaragliando le truppe degli Orsini. Nel secolo successivo, come molti altri centri, Tivoli fu coinvolta nelle intricate vicende e lotte tra la famiglia Orsini e la famiglia Colonna, che avevano nella città i propri sostenitori e che con fasi alterne vedevano prevalere l'una o l'altra famiglia.

Dal Rinascimento al XX Secolo

Nel XVI secolo, dopo un riacutizzarsi dei dissidi tra Tivoli e Roma, si giunse infine alla pacificazione tra le due città. Papa Adriano V sancì l'indipendenza della città dal Senato Romano, e contemporaneamente sancì anche la sua subordinazione alla Santa Sede. Nel settembre 1550 si insediò a Tivoli, come nuovo Governatore, il Cardinale Ippolito d'Este, che, innamorato del luogo, fece iniziare la costruzione della suntuosa Villa d'Este, terminata successivamente da suo nipote, il cardinale Luigi d'Este.

Villa d'EsteNel corso degli anni e dei secoli che seguirono, si avvicendarono al governo della città una serie di cardinali, molto spesso indisciplinati ed invadenti, che, con luci ed ombre, caratterizzarono  il corso storico della città. Vari furono i periodi difficili e di recessione, sia per guerre, che per pestilenza, che per alluvioni e spesso anche per eccessiva tassazione imposta per finanziare guerre ed opere pubbliche.

Durante il periodo napoleonico Tivoli dette uno scarso contributo alle guerre napoleoniche ed adottò un comportamento ostruzionista, se non addirittura ostile, nei confronti dei francesi e molti suoi cittadini auspicavano il ritorno del deposto Pontefice. Con la caduta di Napoleone, lo Stato della Chiesa tornò a riappropriarsi dei poteri e dei territori che erano sotto la sua giurisdizione prima dell'avvento dell'imperatore corso e Tivoli emanò un apposito regolamento negli 1817 e 1818. Allora la città contava circa 5.500 abitanti di cui un terzo si occupava di agricoltura, un altro terzo era dedito ad attività produttive ed il resto era impegnato in altre attività tra cui il commercio. In questo periodo sia Villa Adriana che Villa d'Este diventarono un ambita meta turistica e contribuirono ad esportare il nome di Tivoli all'estero.

Nel 1826 una ondata di piena dell'Aniene provocò una disastrosa alluvione e ciò indusse Papa Gregorio XVI a prendere provvedimenti, dando il via ai lavori per deviare il corso del fiume, che dopo una galleria formò una grande cascata. Sfruttando il vecchio letto del fiume e l'ambiente circostante, fu poi realizzata una splendida passeggiata nella natura con la creazione di un parco che prese il nome di Villa Gregoriana.

Nel 1870 la popolazione di Tivoli si espresse per l'annessione all'Italia, anche se con qualche incertezza dovuta alla propaganda dei clericali. Nel 1879 venne inaugurata la linea tranviaria Roma-Tivoli, sostituita da un servizio di autobus nel 1932 e nel 1884 entrò in funzione il tronco ferroviario TivoliMandela. Nello stesso periodo, nel 1886, sfruttando le acque dell'Aniene, fu inaugurato il primo impianto di illuminazione elettrica, che fornì di energia elettrica anche Roma.

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